VIAGGIO-STUDIO IN CANADA
       CON IL COLLEGIO IPASVI DI ROMA

31 MAGGIO-07 GIUGNO 2004

 


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Un viaggio “maaaraviglioso”, parafrasando l’idioma italiano di Marcel, la nostra guida olandese, che ci ha accompagnato per gran parte di questo tour che infermieristicamente e paesaggisticamente parlando è stato eccezionale!!!!!!!!!!!!

         Anche questa volta abbiamo portato a casa tanti ricordi: la natura meravigliosa, l’enorme superficie geografica (il Canada è secondo per estensione solo alla Russia, alcuni suoi punti si trovano alla stessa latitudine dell’Italia centrale mentre altri distano solo 800 Km dal polo nord), il benessere sociale e la qualità della vita di cui godono i suoi 30 milioni di abitanti ma, soprattutto, il ricordo di un paese avanzato per la sanità, il servizio sanitario è sostenuto dalla contribuzione pubblica e alcuni ospedali si avvalgono per il 20% anche di donazioni e lotterie; un paese evoluto anche per l’infermieristica, dove le facoltà di nursing esistono ormai da decenni e si respira un’aria di profondo rispetto per la nostra nobile professione.

         Il nostro viaggio ci ha portato a toccare Toronto, nella Provincia dell’Ontario, la capitale finanziaria, commerciale e culturale del paese (non quella amministrativa che è Ottawa), la quarta città nord americana per estensione e Vancouver, nella provincia della British Columbia, la metropoli più occidentale del Canada, adagiata tra il mare e le montagne, collocata in posizione climaticamente felicissima lungo le coste del Pacifico.

Il nostro itinerario scientifico è cominciato nel migliore dei modi nell’Università di Toronto, dove la splendida preside della facoltà di nursing, Dyanne Affonso, insieme alle sue colleghe Diane Doran ed Edith Hillan, ci ha accolto in modo calorosissimo, nel club dell’Università, tenendo delle relazioni molto interessanti sui contenuti teorico pratici della formazione infermieristica che “educa dei grandi professionisti con un grande cuore”, parafrasando una frase di Dyanne Affonso.

Foto 1: Ingresso della facoltà di nursing all’università di Toronto

 

Di norma, in tutte le università canadesi, il baccalaureato in nursing (in altre parole la nostra Laurea in Infermieristica) si ottiene con 3-4 anni di studio, un percorso che presenta, però, un drop out elevato; tra i motivi dell’abbandono, si è evidenziata la possibilità di trovare facilmente lavoro, in settori alternativi, meno coinvolgenti dal punto di vista emotivo.

Il metodo che l’Università di Toronto ha messo in atto, per tentare di risolvere il drop out, consiste in un’abbreviazione di corso (circa due anni), per studenti universitari che abbiano già una laurea o abbiano fatto almeno due anni di formazione in altri corsi di laurea affini (Medicina, Odontoiatria, Fisioterapia, Sociologia, etc.), oppure che abbiano già il titolo di Registered Nurses ma che vogliono intraprendere percorsi di carriera; tale abbreviazione è pensata anche per quegli studenti che hanno un basso livello di outcome occupazionale nel loro primo campo d’interesse, infatti, anche per questo, sta avendo un’attenzione crescente, con un drop out al di sotto del 5%.      

Il programma iniziato con circa 30 studenti nel 1997, nel 2001 ha accolto, più o meno, 60 studenti, nel 2003 intorno ai 130, ed ora, nel 2004, 158; una scelta dell’Università di Toronto, quindi,  che permette di recuperare laureati sottoccupati nel mercato del lavoro. Questa scelta, ha il vantaggio di includere nella categoria infermieristica, persone che hanno una cultura di base elevata, sulla quale innestare i saperi infermieristici; ciò va a tutto vantaggio sia della performance degli infermieri, sia del successo delle strutture sanitarie, che in Canada offrono un servizio pubblico, nonché della considerazione sociale che in questo paese è attribuita alla professione.

Altri corsi offerti, sono i master in:  nursing administration,  nursing clinico con conseguenti specializzazioni in nursing di comunità, psichiatria, salute delle donne e assistenza alle cronicità degli anziani (geriatria) e in nursing practitioner.

Il nurse practitioner, è un infermiere esperto che acquisisce una formazione specifica, ha competenza nel promuovere stili di vita sani, quindi, nella prevenzione delle malattie ma anche nell’assistenza degli esiti cronici delle patologie. Lavora con tutti gli operatori sanitari in team per promuovere la salute dell’individuo, sia in ospedale sia nel territorio. La vastità del territorio canadese e la distribuzione della popolazione, collocata a distanze notevoli dai centri urbani, così come la recente carenza del personale medico, ha reso l’istituzione di questa figura indispensabile e ora il suo ruolo funge da “collante” non solo nell’assistenza a domicilio ma anche negli ospedali, dove ha la funzione di care manager e di leader nei confronti di altri infermieri non specializzati e del personale di supporto. Come nei paesi europei, anche il Canada soffre della carenza infermieristica, ed i motivi non sono certo economici. Tra le sue funzioni, il nurse practitioner, specialmente nelle realtà rurali e montane, prescrive alcuni test diagnostici e farmaci, secondo protocolli prestabiliti.         Nei casi in cui i medici non sono concordi sulle prescrizioni farmacologiche effettuate dal nurse practitioner, la decisione del medico prevale, in quanto ricade su di lui la responsabilità finale della scelta terapeutica. È da sottolineare che ciò non pone l’infermiere in condizioni di subalternità poiché, a detta della stesse infermiere, prevale lo spirito del lavoro di èquipe.

Nell’Ontario, il nurse practitioner, quindi, opera principalmente in ambienti urbani e rurali, in residenze assistenziali per anziani, per la salute delle donne ma trova il suo spazio anche in cardiologia, in oncologia, in neurologia, in nefrologia, in ortopedia, in terapia intensiva pediatrica,  in geriatria, nella gestione di ferite e ulcere da pressione, nell’assistenza al dolore acuto e cronico, nella salute mentale, etc. e ha una forte autonomia decisionale. Il programma formativo per nurse practitioner di quest’ateneo è focalizzato soprattutto sull’acute care, differenziandosi sotto questo aspetto dall’università della British Columbia che abbiamo visitato in seguito.

Questa figura che è diffusa anche nei paesi anglosassoni, è in sostanza sconosciuta in Italia, dove è difficile prevedere un’evoluzione simile, perché il nostro, è l’unico paese al mondo dove il numero dei medici è superiore a quello degli infermieri, sebbene le persone abbiano molto bisogno d’assistenza infermieristica qualificata e diretta, soprattutto se pensiamo al trend demografico che vede l’incremento esponenziale della popolazione anziana.

Sicuramente, un punto di forza della professione infermieristica canadese, è la formazione dei professionisti nelle facoltà di nursing che sono indipendenti da quelle di medicina.

Altro corso di formazione, offerto dall’università di Toronto, è il PhD in nursing, vale a dire il dottorato di ricerca, che dura 4 anni, richiede la frequenza a tempo pieno e l’elaborazione di una proposta di ricerca infermieristica, per la tesi finale, a circa 18 mesi dall’inizio del corso.

Dopo l’Università di Toronto abbiamo visitato la RNAO (Registered Nurses Association of Ontario), l’equivalente del nostro Collegio Professionale, dove la Presidente dell’Ordine degli infermieri, Doris Grinspun, ci ha illustrato il sistema sanitario canadese, parlandoci del nursing in Canada, delle sue sfide, della realtà politica e delle strategie che supportano lo sviluppo della professione infermieristica.

Merita attenzione l’esame di stato che in Ontario si fa presso la RNAO dopo aver superato quello finale all’Università mentre in Italia le due modalità, almeno per l’infermieristica, sono congiunte.

 

 

 

 

Foto 2: Incontro alla RNAO tra il Presidente del Collegio Ipasvi di Roma e  la presidente Doris Grinspun.

 

La RNAO con i suoi 22.000 infermieri è l’ordine provinciale più grande facente parte della CNA (Canadian Nurses Association) che rappresenta tutti gli infermieri di tutte le provincie canadesi.

Particolari iniziative della RNAO sono lo sviluppo di linee guida infermieristiche, utilizzate in tutto il Canada, di programmi di orientamento alla professione infermieristica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, di programmi di consulenza legale.

Il nostro percorso nell’infermieristica canadese, è proseguito fino a raggiungere uno dei migliori ospedali pediatrici del mondo: il Sick Children Hospital (HSC). Per noi tutti è stato come fare un salto nel futuro ma anche tornare un po’ bambini per l’atmosfera così “poco ospedaliera” e molto “famigliare”. Il bambino e la sua famiglia sono posti al centro delle attenzioni infermieristiche e mediche, nel rispetto manifesto della sfera emotiva, per cercare di alleviare il più possibile le sofferenze, garantendo la migliore assistenza. Abbiamo potuto incontrare colleghi esperti, approfondire i modelli organizzativi dell’assistenza infermieristica utilizzati in Canada, confrontando le nostre esperienze italiane…. e comprare gadget infermieristici nei vari negozi presenti all’interno dell’ospedale!

Il Sick Children Hospital e’ uno dei più grandi centri pediatrici al mondo con i suoi  325 posti letto, 45.000 accessi/anno in pronto soccorso e 27.000 ricoveri/anno; conta al suo interno 4750 dipendenti di cui ben 1400 infermieri e circa 580 medici, che assistono una popolazione di oltre 300 bambini diversi per origine, cultura, estrazione sociale, i quali presentano severi problemi di salute per le cause più disparate. La ricerca, a tutti i livelli,  occupa un posto di privilegio, se si pensa che 1500 persone vi sono a vario titolo coinvolte.

Assistere questi bambini e i loro genitori richiede grande esperienza tecnica e relazionale, capacità di giudizio clinico, coraggio e integrità morale. Le “nurses” dell’HSC coltivano queste qualità, grazie ad ambiziosi programmi di ricerca, aggiornamento e  miglioramento professionale continui.  

L’HSC, come ospedale pediatrico, nasce nel lontano 1875, grazie all’iniziativa di un gruppo di donne di Toronto guidate da Elizabeth Mc Master che affittano 11  stanze per l’accettazione di “bambini malati”; nel 1876  in seguito all’aumento della domanda di servizi, l’ospedale si trasferisce in un edificio piu’grande. Nel 1918 nasce all’interno dell’HSC il primo Laboratorio di Ricerca Nutrizionale e negli anni 60 viene attivata una delle prime unità di terapia intensiva del Nord America dedicata esclusivamente all’assistenza di neonati  e prematuri critici. Nel gennaio del 1993 nasce l’ultima versione dell’HSC con l’apertura dell’Atrium, nuova ala, progettata dall’associazione Eberhard Zeider di Robert Zeidler.

Ritenendo che la luce fosse importante per il benessere psico-fisico della persona, Zeidler ha progettato l’edificio dividendolo in nove piani,  perimetrati da pareti di vetro per far entrare tanta luce naturale.

L’ospedale e’ stato costruito e si mantiene grazie, in parte ai fondi pubblici, in parte ai fondi  dei contribuenti, della Fondazione HSC e di altri donatori.

La maggior parte dei pazienti ha la propria stanza, con servizi igienici comprensivi di servizio di lavanderia, un locale deposito e un letto per il genitore che permane in stanza durante la notte.

In questa veste assai confortevole ed accogliente per i piccoli pazienti, l’ospedale è anche una sorta di grande centro commerciale, dove il ricavato delle vendite, grazie all’opera dei volontari,  diviene occasione per ampliare le entrate  a favore della struttura integrando quelle pubbliche.

Nel corso del  “tour hospital” e’ stata organizzata una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di alcune “nurse executives” (corrispondenti ai nostri Responsabili dei Servizi infermieristici e delle diverse aree dipartimentali in Italia) tra cui Miss Mary Jo Haddad. Mary Jo che ci ha illustrato la “mission” dell’HSC che e’ quella di: fornire un’assistenza “family-centered”, condurre programmi di miglioramento scientifico e clinico, e preparare le prossime future generazioni di infermieri specializzate nel  nursing pediatrico (education).

Il Nursing “family-centered” si caratterizza per un’alta attenzione e sensibilità alle necessità fisiche, spirituali ed emotive della comunità multiculturale; leadership e responsabilità professionale rappresentano i cardini individuali alla mission dell’HSC.

Con la ricerca invece si vuole costruire  un programma culturale ricco di scoperte e di progressi che fornisca  gli strumenti  per sostenere gli individui e le diverse  équipe nel raggiungimento dei loro obiettivi.

I programmi educativi e formativi sono realizzati grazie alla stretta collaborazione con le Università e soprattutto con la facoltà di Nursing in Toronto ed altre associazioni; l’obiettivo e’ quello di condividere con altri lo sviluppo della  ricerca e dei programmi d’istruzione oltre l’HSC.

Aggiungeva ancora Mary Jo : “Un uso efficiente delle risorse e l’autonomia economica sono essenziali nella realizzazione della nostra mission; schieriamo le nostre risorse efficacemente ed efficientemente a tutti i livelli nell’organizzazione”.

Ecco alcuni dati interessanti sulla struttura e sulla popolazione infermieristica forniti:

·        L’Ospedale ha 3 grossi Dipartimenti o aree con ben 19 specializzazioni al loro interno;

·        Vi sono anche ben 18 camere operatorie che eseguono circa 18.000 interventi chirurgici/anno, 2 servizi di emodinamica, 3 tac;

·        Nell’Ospedale vi sono circa 1400 infermieri, di cui 1000 a tempo pieno, con un’età media di 37 anni (la media nazionale è di 27 anni);

·        Attualmente vi è un 8% di turnover di personale contro anche il 15% del passato e contro il 20% degli USA;

·        Vi sono circa 60 infermieri distribuiti nei vari reparti e servizi dell’Ospedale che hanno seguito il percorso complementare di “nurse practitioner” di durata biennale e rappresentano gli infermieri “esperti clinici”;

·        Il 68,9% delle spese per i salari dei dipendenti sono assegnate agli infermieri;

Gli infermieri hanno a disposizione il “Nursing practice council” vale a dire un monte ore previsto e programmato all’interno dell’orario di servizio in cui tutti gli infermieri, a rotazione,  sono coinvolti in gruppi di lavoro sulla pratica clinica e sullo sviluppo dell’EBN;

Ogni anno, grazie ad appositi fondi, viene messo a concorso 1 posto per la ricerca infermieristica nel settore pediatrico;

Alcuni infermieri, circa una trentina, impegnati attivamente nella formazione di base e complementare, alternano periodi di pratica clinica a periodi di attività in ambito educativo e formativo, allo scopo di mantenere uno stretto legame con la pratica clinica stessa e non perdere le manualità acquisite e l’importante contatto con l’assistenza diretta ai bambini

Foto 3: Simpatiche figure allietano il soggiorno nell’atrium del Sick Children Hospital.

 

Foto 4: Un alce colorata e giocosa presidia l’entrata del Sick Children Hospital

 

Dopo una visita interessantissima al Mount Sinai Hospital, dove ci hanno presentato un programma on-line per la gestione delle cure palliative infermieristiche a domicilio, tramite il Centre for global e-health innovation, la città di Toronto si è mostrata in tutta la sua bellezza dalla CN Tower, l’edificio più alto del mondo (533 metri).

Dopo un ultimo saluto alla splendida città, adagiata sul Lago Ontario, siamo partiti per Vancouver, una città vivace, distesa su una penisola abbellita da ben 144 parchi, che ci ha accolto con tutta la sua magnificenza esaltata da un clima piacevole, decisamente inaspettato.

Anche l’Università della British Columbia non ha deluso le nostre aspettative. All’interno della facoltà di nursing abbiamo ricevuto una serie di lezioni veramente illuminanti.

 

Foto 5: Gadgets e libri che testimoniano la lunga tradizione della scuola di nursing presso la University of British Columbia.

Dopo il saluto della Dean della facoltà di nursing, Sally Thorne, che ci ha illustrato gli 85 anni della scuola di nursing alla University of British Columbia, ci è stato presentato, anche qui, il nuovo programma master per nurses practitioner, che però in questa università è più incentrato sulla primary care della durata di due anni, a tempo pieno, che può essere scelto da infermieri con baccalaureato, con esperienza clinica di almeno due anni; il corso formativo  è offerto nel campus con tirocinio pratico in setting assistenziali differenziati.

Marion Clauson e da Ann Hilton, due colleghe infermiere che lavorano come coordinatrici nel corso di laurea in infermieristica, ci hanno illustrato approfonditamente i programmi del baccalaureato e del master in nursing science.

Tra gli obiettivi dichiarati di questo master abbiamo:

1.     Promuovere lo sviluppo e la gestione dell’assistenza di comunità per un target di popolazione specifico.

2.     Sintetizzare la conoscenza dalle altre discipline sanitarie per migliorare la qualità dell’assistenza.

3.     Applicare la conoscenza derivata dalla ricerca e dall’evidence based nursing.

4.     Interpretare i risultati della ricerca infermieristica per l’avanzamento della scienza del nursing.

5.     Dimostrare abilità per comunicare idee assistenziali chiaramente e logicamente.

6.     Sviluppare, promuovere e valutare schemi di pratica professionale per rispondere alla sempre dinamica domanda assistenziale.

7.     Esaminare criticamente le implicazioni sociali nell’esperire il nursing.

8.     Dimostrare leadership e competenza professionale nei ruoli organizzativo decisionali nel nursing.

 

La giornata è proseguita con un tour nella facoltà di nursing seguita da una esaustiva relazione, tenuta dalla Dr.ssa Joy Johnson (nurse con PhD advisor) che ci ha illustrato il programma di dottorato di ricerca nella UBC.

Il philosophy doctor fu iniziato 10 anni orsono e i vari campi di ricerca in cui ci si può specializzare sono:

·        La gestione assistenziale delle patologie croniche.

·        La comunicazione assistenziale tra team sanitario e paziente.

·        La promozione della salute e la prevenzione delle malattie, ad esempio sviluppando interventi per la prevenzione del tabagismo nella popolazione o stressando l’importanza del nursing nelle donne in gravidanza, nella famiglia e nella comunità estesa.

·        Il nursing transculturale, con particolare attenzione alla diversità culturale di cui è ricchissima la società canadese.

·        Il nursing management.

·        La storia del nursing nel mondo.

 

l periodo di formazione per ottenere il dottorato di ricerca a tempo pieno dura  circa 4 anni ma la media di completamento del corso è di 5 anni. Ogni anno vengono ammessi al corso tra i 4 e i 5 studenti ed è completamente gratuito, giacché lo Stato canadese finanzia i progetti di ricerca nei campi sopraelencati.

Alla fine della giornata, ci ha illustrato le iniziative politiche per favorire la crescita della professione infermieristica, la Direttrice del Collegio provinciale della British Columbia (RNABC) Jo Wearing. Con simpatia ci ha spiegato che l’esame di certificazione per esercitare la professione dei 30.000 infermieri nella British Columbia, come in tutta la nazione, avviene ogni anno. Inoltre, ha sviscerato in profondità l’annoso fenomeno della mancanza infermieristica che si sta cercando di arginare con varie politiche tra cui quella dell’inserimento d’infermieri provenienti da vari contesti internazionali (Usa, Filippine, Australia, etc.).

         Dopo una breve visita alla fornitissima biblioteca dell’università ci siamo diretti verso la nostra ultima tappa il General Hospital di Vancouver dove la dirigente infermieristica dell’ospedale ci ha illustrato il funzionamento del dipartimento infermieristico, la gestione del personale, il sistema di qualità infermieristico e l’organizzazione dell’assistenza. Non poteva mancare un corposo tour all’interno delle varie unità operative del nosocomio, tutte dotate di supporti tecnologici avanzati come si può evincere dalle seguenti foto:

Foto 6: Splendida vista della città e dell’eliporto del Vancouver General Hospital dalle unità operative del nosocomio.

 

Foto 7: Presidi d’emergenza (Ambu) sono presenti in tutti gli spazi comuni dell’ospedale.

           

            Dopo una visita alla Grouse Mountain che domina la città di Vancouver e allo Stanley Park con i suoi inconfondibili totem, retaggio di un passato ancora vivo nelle tradizioni autoctone, siamo tornati con un po’ di rimpianto ma contenti al nostro lavoro quotidiano, consapevoli che lo sforzo comune di tutti gli infermieri verso una maggiore qualità dell’assistenza possa portare a risultati ragguardevoli come quelli raggiunti nella terra il cui simbolo è la foglia d’acero (maple leaf).

           

 

                                                                                             Gaetano Romigi

Laura Sabatino,

Alessandro Stievano

 

 

 


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