Documentazione

Neurologia

Del: 06/01/2015 - Di: Jama Neurology - Titolo: studio smentisce relazione tra vaccini e sclerosi multipla o malattie correlate (Pillole dal mondo AIFA)

studio smentisce relazione tra vaccini e sclerosi multipla o malattie correlate
(Pillole dal mondo AIFA)

JAMA Neurology: studio smentisce relazione tra vaccini e sclerosi multipla o malattie correlate

Pillole dal Mondo n. 679

29/12/2014

Dal momento che le vaccinazioni sono interventi di salute pubblica comuni, anche un piccolo aumento del rischio di insorgenza della sclerosi multipla (SM) di o altre sindromi demielinizzanti acquisite del sistema nervoso centrale (SNC ADS) potrebbe avere un effetto significativo sulla salute pubblica.

Per determinare se i vaccini, in particolare quelli per l'epatite B (HepB) e il papillomavirus umano (HPV), aumentano il rischio di SM o altri ADS SNC, un gruppo di studiosi americani ha condotto uno studio caso-controllo, pubblicato recentemente su JAMA Neurology.

Gli studiosi hanno utilizzato i dati ottenuti dalle cartelle cliniche elettroniche complete degli assistiti di un gruppo assicurativo della California del Sud, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011.

Il team guidato da Annette Langer-Gould ha analizzato i dati di 780 pazienti affetti da sclerosi multipla o patologie correlate e ha confrontato i loro record vaccinali con quelli di più di 3.800 pazienti sani.

A ciascun caso sono stati appaiati 5 casi “controllo”, per caratteristiche come sesso, età e area di residenza. L’identificazione del sotto-cluster che aveva effettuato la vaccinazione contro il virus HPV è stata possibile grazie ad una ulteriore ricerca in base ai parametri di età e sesso (“femmine” da 9 a 26 anni) che ha restituito 92 casi, a cui sono stati affiancati 459 soggetti per il controllo.

I ricercatori non hanno trovato alcun collegamento tra qualsiasi vaccino - anche per l'epatite B e HPV - e un aumento del rischio di Sclerosi Multipla o malattie correlate per un massimo di tre anni dopo la vaccinazione.

Non c'erano associazioni fra HepB vaccinazioni (odds ratio [OR], 1,12; 95% CI, 0,72-1,73), la vaccinazione HPV (OR, 1.05; 95% CI, 0,62-1,78), o qualsiasi vaccinazione (OR, 1.03; 95 % CI, 0,86-1,22) e il rischio di SNC ADS fino ai 3 anni successivi.

Tra i pazienti di età inferiore ai 50, i ricercatori hanno riscontrato un aumento del rischio di insorgenza di sclerosi multipla e malattie correlate nei primi 30 giorni dopo la vaccinazione, ma tale associazione scompare dopo 30 giorni, hanno riferito i ricercatori. Ciò suggerisce che la vaccinazione con ogni probabilità potrebbe accelerare la comparsa dei sintomi in persone che sono già affette da sclerosi multipla o altre sindromi (SNC ADS) , ma nelle quali i sintomi non si sono ancora manifestati.

“I nostri dati” hanno scritto gli autori “non indicano alcun nesso di causalità tra i vaccini attuali e il rischio di SM o malattie correlate. Pertanto i risultati del nostro studio non autorizzano alcun cambiamento nelle politiche vaccinali.

FONTE: AIFA Agenzia italiana del Farmaco

http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/jama-neurology-studio-smentisce-relazione-tra-vaccini-e-sclerosi-multipla-o-malattie-correla


 
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Del: 09/09/2014 - Di: Qaseem A, Dallas P, Owens DK, Starkey M, Holty JE, Shekelle P - Titolo: Apnee ostruttive del sonno: (Linee Guida ACP)

Apnee ostruttive del sonno:
(Linee Guida ACP)

 Diagnosi delle apnee ostruttive del sonno: linee guida dell’Acp

Per la diagnosi delle apnee ostruttive del sonno, l’American college of physicians (Acp) ha sviluppato delle linee guida, pubblicate su Annals of internal medicine per presentare le nuove prove e fornire le raccomandazioni cliniche per la diagnosi, con due raccomandazioni rispetto allo studio del sonno nei pazienti. «Lo scopo di questa linea guida dell’Acp è affrontare lo screening e la diagnosi delle apnee ostruttive del sonno presentando un confronto dell''efficacia dei metodi diagnostici disponibili. Il pubblico di riferimento cui si rivolge questa linea guida include tutti i medici e come popolazione di pazienti comprende tutti gli adulti con sospette apnee ostruttive del sonno» scrive Amir Qaseem, dell’Acp di Philadelphia, primo firmatario dell’articolo. I membri dell’Acp hanno basato le linee guida sulla letteratura in lingua inglese identificata da Medline (1966-maggio 2013), Cochrane central register e Cochrane database of systematic reviews. Come risultati clinici sono state incluse tutte le cause di mortalità, mortalità cardiovascolare, malattia cardiovascolare non fatale, ictus, ipertensione, diabete di tipo 2, esiti postchirurgici e qualità di vita. Altri esiti dei test diagnostici considerati sono stati sensibilità, specificità e probabilità. Il lavoro ha portato a due raccomandazioni. Innanzitutto l’Acp raccomanda uno studio del sonno per pazienti con sonnolenza diurna non spiegata (grado: raccomandazione debole, prove bassa qualità). Inoltre, gli esperti statunitensi raccomandano la polisonnografia per test diagnostici in pazienti con sospetta apnea ostruttiva del sonno e monitor del sonno portatili in pazienti senza gravi comorbilità come alternativa alla polisonnografia quando la polisonnografia non è disponibile per test diagnostici (grado: debole raccomandazione, evidenze di qualità moderata).

Diagnosis of obstructive sleep apnea in adults: a clinical practice guideline from the american college of physicians.

AUTORS: Qaseem A, Dallas P, Owens DK, Starkey M, Holty JE, Shekelle P;

(Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians)

Abstract

DESCRIPTION:

The American College of Physicians (ACP) developed this guideline to present the evidence and provide clinical recommendations on the diagnosis of obstructive sleep apnea in adults.

METHODS:

This guideline is based on published literature on this topic that was identified by using MEDLINE (1966 through May 2013), the Cochrane Central Register of Controlled Trials, and the Cochrane Database of Systematic Reviews. Searches were limited to English-language publications. The clinical outcomes evaluated for this guideline included all-cause mortality, cardiovascular mortality, nonfatal cardiovascular disease, stroke, hypertension, type 2 diabetes, postsurgical outcomes, and quality of life. Sensitivities, specificities, and likelihood ratios were also assessed as outcomes of diagnostic tests. This guideline grades the evidence and recommendations by using ACP's clinical practice guidelines grading system.

RECOMMENDATION 1:

ACP recommends a sleep study for patients with unexplained daytime sleepiness. (Grade: weak recommendation, low-quality evidence).

RECOMMENDATION 2:

ACP recommends polysomnography for diagnostic testing in patients suspected of obstructive sleep apnea. ACP recommends portable sleep monitors in patients without serious comorbidities as an alternative to polysomnography when polysomnography is not available for diagnostic testing. (Grade: weak recommendation, moderate-quality evidence).

PMID: 25089864

FONTE WEB:http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25089864

 


 
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Del: 16/02/2014 - Di: 0.999503968253968 - Titolo: fWiFVSjaiqXUHHNW (QjRRfsAtjIgxc)

fWiFVSjaiqXUHHNW
(QjRRfsAtjIgxc)
qXmBQg ebhdxbfqgbvz, [url=http://nvbxqyseytuf.com/]nvbxqyseytuf[/url], [link=http://kiriqrwphzht.com/]kiriqrwphzht[/link], http://hsxkqktoszqb.com/
 
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Del: 27/10/2013 - Di: Michele Farina - Titolo: Antonio, l’Alzheimer e i troppi sedativi: la famiglia ha qualche colpa? (Ha delle colpe la famiglia di Antonio, 73 anni, che adesso cammina cammina (e mangia mangia) al nucleo Alzheimer di Mirandola? )

Antonio, l’Alzheimer e i troppi sedativi: la famiglia ha qualche colpa?
(Ha delle colpe la famiglia di Antonio, 73 anni, che adesso cammina cammina (e mangia mangia) al nucleo Alzheimer di Mirandola? )

Antonio, l’Alzheimer e i troppi sedativi: la famiglia ha qualche colpa?

di Michele Farina

27 OTTOBRE 2013

Ha delle colpe la famiglia di Antonio, 73 anni, che adesso cammina cammina (e mangia mangia) al nucleo Alzheimer di Mirandola ? Quando è arrivato, non deambulava più e doveva essere imboccato. A casa, il figlio e la nuora lo tenevano sempre a letto con dosi massicce di psicofarmaci. E gli davano da mangiare gli omogeneizzati dei nipotini. Antonio in quel periodo frequentava un centro diurno. Se stava assente per un po’, quando tornava era “scompensato”. Per tenerlo buono la famiglia esagerava con i sedativi. Una volta ricoverato al nucleo di Mirandola, ha ritrovato un suo fragilissimo equilibrio che ogni giorno è messo in discussione e ogni giorno deve essere ricalibrato. Hanno delle colpe il figlio e la nuora per lo stato in cui era ridotto?

La domanda viene spontanea, quando ti raccontano questa storia. Facile puntare il dito. Quando si deve affrontare la gestione di una persona ingestibile, il discorso cambia. Che lezione trarre allora dalla storia di Antonio?

Le famiglie, lasciate sole, rischiano di affondare. E a volte di affondare i propri cari, cacciandoli ancora più in profondità nella loro notte, costringendoli a letto prima che lo faccia il decorso inesorabile dell’Alzheimer. Accanto alle storie eroiche di tante famiglie che si sacrificano, che riescono a trovare una luce per valorizzare “quel che resta del giorno”, ci sono storie di famiglie incapaci o impossibilitate a farsi carico di un peso comunque enorme. I sedativi e gli omogeneizzati per Antonio erano la scorciatoia più comoda. Anche le case possono diventare un piccolo inferno, non solo certe Rsa dove si legano i pazienti al letto.

Nella solidale Svezia la dottoressa Laura Fratiglioni mi raccontava che per l’opinione comune deve essere lo Stato a farsi carico delle persone con demenza, non i familiari. Dobbiamo per questo considerare i figli svedesi come dei senza cuore? All’opposto, in Cina, hanno addirittura emanato una legge che “obbliga” i figli a prendersi cura dei genitori anziani In difficolta’.

In Italia è opinione comune considerare la famiglia la rete di salvezza dei singoli rispetto alle carenze dello Stato. E’ giusto valorizzare il nostro senso della famiglia (ma è ancora così forte come una volta o servirebbe una legge modello Cina?), ma questo non deve diventare un alibi per il sistema pubblico se non fornisce servizi. O per certi parenti che a causa di ignoranza o malafede non si prendono cura dei propri anziani nel modo giusto (magari incamerandosi nel frattempo la loro misera pensione). Gli anziani non sono di nessuno. Sono persone che hanno il diritto di essere trattate con rispetto e dignità. Anche a casa dei figli e delle nuore.

mf       

FONTE:http://invisibili.corriere.it/2013/10/27/antonio-lalzheimer-e-i-troppi-sedativi-la-famiglia-ha-qualche-colpa/


 
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Del: 08/09/2013 - Di: Federica Evangelista - Titolo: Rehabilitation nurse una realtà americana ora percorribile anche in Italia (pubblichiamo volentieri l'annuncio della collega dell'Istituto Neuromed di Pozzilli (IS) )

Rehabilitation nurse una realtà americana ora percorribile anche in Italia
(pubblichiamo volentieri l'annuncio della collega dell'Istituto Neuromed di Pozzilli (IS) )

Cari colleghi,  sono un infermiera e lavoro da circa 10 anni nel settore della neuroriabilitazione precisamente presso l'Istituto Neurologico Mediterraneo IRCCS-NEUROMED di Pozzilli (IS). Vorrei mettere in evidenza che si è costituita nell ambito del congresso SIRN (Società Italiana Riabilitazione Neurologica) tenutosi a Bari dal 18 al 20 Aprile 2013, la sezione infermieristica con l’obiettivo di far emergere gli Infermieri che operano in neuroriabilitazione e quindi invito tutti i colleghi ad interagire scambiandoci informazioni, disagi e necessità che riguardano il mondo infermieristico della neuroriabilitazione in Italia che è ancora agli albori rispetto ad altre nazioni come ad esempio negli Stati Uniti d'America dove esiste da anni il cosiddetto "rehabilitation nurse".

 

Tra gli scopi della sessione infermieristica è quello di evidenziare il ruolo e il contributo dell infermiere nel contesto del team riabilitativo.

Il lavoro svolto con la presa in carico infermieristica e'poco "visibile"e spesso assente se consideriamo che Virginia Henderson definisce gli infermieri come... i riabilitatori per eccellenza.

L'infermieristica riabilitativa occupa una vasta area specialistica il cui scopo è sostenere gli individui con disabilità e malattia cronica nel percorso di recupero.
Per cui nasce la necessità di rafforzare e accrescere il profilo di competenze dell infermiere di neuroriabilitazione definendo il suo "CORE CURRICULUM". 

Nel nostro istituto NEUROMED e'stato attuato il primo corso destinato alla formazione specialistica degli infermieri di neuroriabilitazione, ideato ed organizzato dal dott. Michelangelo Bartolo, Primario dell U.O. di Neuroriabilitazione.

 

Grazie un caro saluto a tutti.

Federica Evangelista


 
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Del: 07/09/2013 - Di: idwrtoloddw - Titolo: gkSMpgfIcaaxhYyNvxy (hMuoHSKytEybq)

gkSMpgfIcaaxhYyNvxy
(hMuoHSKytEybq)
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Del: 15/08/2013 - Di: Marta Buscema - Titolo: Validazione in una popolazione clinica italiana di scale per i disturbi del sonno (tesi di laurea specialistica in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa, 18-10-2011)

Validazione in una popolazione clinica italiana di scale per i disturbi del sonno
(tesi di laurea specialistica in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa, 18-10-2011)

Lo studio del sonno e la diagnosi dei suoi eventuali disturbi possono essere effettuati in diversi modi: il sonno può essere studiato attraverso metodiche strumentali come la registrazione polisonnografica o la videoregistrazione, oppure può essere riferito soggettivamente dal paziente mediante l’utilizzo di diari, scale o questionari. I dati ottenuti con questi diversi tipi di approcci diagnostici non sono perfettamente sovrapponibili tra loro, così come le informazioni che se ne ricavano. Un crescente dibattito si è sviluppato negli ultimi anni proprio sull’utilizzo di metodiche soggettive, il più possibile standardizzate, per la valutazione del sonno, dei suoi disturbi, della loro gravità e delle modificazioni in seguito al trattamento. Le scale ed i questionari sono strumenti molto pratici e di rapido utilizzo soprattutto per la quantificazione oggettiva di sintomi prevalentemente soggettivi, quali cattiva qualità del sonno notturno o eccessiva sonnolenza diurna.
Il presente lavoro di tesi si inserisce nell’ambito di uno studio osservazionale, prospettico e multicentrico svolto presso il Centro per i Disturbi del Sonno del Dipartimento di Neuroscienze di questa Università in collaborazione con il Centro di Medicina del Sonno dell’Ente Ospedaliero Cantonale di Lugano ed il Centro di Medicina del Sonno dell’Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele di Milano, che si pone l’obiettivo di validare in lingua italiana e determinare il cut-off patologico delle scale Chalder Fatigue Scale (FS), Fatigue Severity Scale (FSS) e Athens Insomnia Scale (AIS), somministrandole a soggetti sani ed a pazienti affetti da disturbi del sonno e di analizzare le modificazioni dei risultati di tali scale dopo il trattamento delle patologie.  Sono stati reclutati 387 soggetti, di cui 100 controlli sani e 287 pazienti consecutivi afferenti all’ambulatorio del sonno del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, ai quali è stato somministrato un questionario composto dalle 3 suddette scale da validare, cui sono state aggiunte altre 3 scale tra cui la Epworth Sleepiness Scale (ESS). Centosettantasei pazienti sono stati inoltre sottoposti a registrazione polisonnografica per sospetta sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS). Sulla base dell’indice di apnea/ipopnea per ora di sonno (RDI) i pazienti OSAS sono stati suddivisi in lievi e moderato-gravi. Dopo 2 mesi dall’inizio della terapia 100 pazienti hanno nuovamente compilato il questionario per valutare le modificazioni dei punteggi delle varie scale.
Per l’analisi statistica abbiamo confrontato i valori dei pazienti e dei controlli mediante analisi di varianza (ANOVA) per tutte le scale seguita da t-test; i valori dei pazienti suddivisi per diagnosi (OSAS; RLS; insonnia) tra di loro e con il gruppo dei controlli con la stessa metodologia per tutte le scale; i valori dei pazienti al follow-up (T1) rispetto ai valori basali (T0) con t-test per dati appaiati ed i valori T0 e T1 con il gruppo di controllo mediante ANOVA e t-test. Sulla base dei punteggi totalizzati nelle varie scale si è proceduto al confronto tra OSAS lievi e moderato-gravi mediante ANOVA e t-test. Tali punteggi sono stati inoltre correlati con i valori di  RDI e di SatO2 minima mediante analisi di Pearson, così come i valori delle singole scale sono stati correlati tra di loro. Dalle suddette analisi statistiche sono risultate esservi differenze statisticamente significative nei punteggi di tutte le scale (ad eccezione della Scala della Fatica di Chalder-FS) tra il gruppo dei controlli sani e quello dei pazienti, anche quando questi venivano suddivisi per patologia ed anche tra gli OSAS lievi ed i moderato-gravi. Comparando tra di loro i sottogruppi di pazienti affetti da diversi disturbi del sonno sono invece emerse differenze significative tra insonnia e OSAS e tra RLS e OSAS ma non tra RLS e insonnia. I pazienti sottoposti a follow-up hanno presentato punteggi significativamente diversi al T0 ed al T1, a conferma della sensibilità delle scale nel registrare il miglioramento dei disturbi del sonno dopo terapia. Nel confronto tra scale è emerso come la Fatigue Severity Scale (FSS) sia in grado di rilevare differenze statisticamente significative tra il gruppo dei controlli sani e quello dei pazienti affetti da disturbi del sonno, anche nel caso in cui i pazienti vengano suddivisi per patologia, differenze che non sono invece evidenziabili utilizzando la Chalder Fatigue Scale (FS). La FSS fa emergere significative differenze anche tra gli OSAS lievi ed i moderato-gravi e nei pazienti sottoposti a follow-up dopo terapia rispetto alla prima visita. Nella nostra popolazione clinica è stata poi rilevata solo una modesta correlazione tra i punteggi delle scale della sonnolenza (ESS) e della fatica (FSS). Ponendo a confronto i differenti gruppi di pazienti è risultato infatti come la fatica sia maggiormente rappresentata nei pazienti affetti da insonnia o RLS rispetto a quelli affetti da OSAS, dove invece è preminente la sonnolenza. Per quanto attiene invece la valutazione dell’insonnia, è emerso dall’elaborazione dei dati in nostro possesso che l’Athens Insomnia Scale (AIS) sia uno strumento utile per la valutazione e la diagnosi di insonnia, in quanto è sensibile nell’operare una distinzione tra i pazienti affetti da insonnia ed i controlli sani, ma anche nel differenziare questi ultimi dai pazienti affetti da altri disturbi del sonno, tranne che per i soggetti affetti da sindrome delle gambe senza riposo (RLS) e nel registrare il cambiamento dopo terapia. Concludendo, il nostro studio ha evidenziato che la Fatigue Severity Scale (FSS) e la Scala dell’Insonnia di Atene (AIS) sono in grado di distinguere i diversi sottogruppi dei pazienti con disturbi del sonno e si modificano per effetto della terapia, mentre la Scala della Fatica di Chalder (FS) appare meno efficace nel soddisfare questi scopi, pur essendo utile nell’uso combinato. Nel complesso quindi le scale somministrate possono essere ritenute un valido strumento per l’inquadramento diagnostico ed il follow-up dei pazienti affetti da disturbi del sonno.

FONTE WEB: http://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-09192011-185625/


 
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Del: 12/08/2013 - Di: Francesco Teatini - Titolo: Stress e sclerosi multipla (controversie in medicina)

Stress e sclerosi multipla
(controversie in medicina)

Stress e sclerosi multipla: controversie in medicina

di Francesco Teatini - iMed n.152 – 8 ago 2013

Nell’ambito della Neurologia segnaliamo questo articolo pubblicato sul n 152 dell’ 8 agosto 2013 del Periodico quindicinale scientifico iMed - Inside Medicine,  edito da CIC Edizioni Internazionali s.r.l. (Direttore Responsabile : Andrea Salvati).  Autore dell’articolo Francesco Teatini dell’Azienda ospedaliera dell’Alto Adige (comprensorio di Bolzano) e tema la correlazione tra stress e sclerosi multipla . Full text al seguente link: http://www.insidemedicine.it/ew/ew_newsletter/medgen/iMED_152.pdf


 
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Del: 01/02/2013 - Di: SanitàNews - Titolo: Dall'UE 1 Miliardo di euro per la ricerca sul cervello (servirà a realizzare un supercalcolatore nel progetto Human Brain Project )

Dall'UE 1 Miliardo di euro per la ricerca sul cervello
(servirà a realizzare un supercalcolatore nel progetto Human Brain Project )

DALL'UE 1 MILIARDO DI EURO PER LA RICERCA SUL CERVELLO

Roma, 31 gen. - Nei giorni scorsi è stato approvato lo Human Brain Project, un’iniziativa volta ad incrementare gli sforzi nella ricerca legata al cervello umano con l’obiettivo di realizzare un calcolatore in grado di replicarne il funzionamento. Human Brain Project è quindi un progetto di ampio respiro, come dimostrano i 54 milioni di euro messi sul piatto dall’UE per i prossimo 30 mesi. Trattasi insomma di un esborso economico superiore al miliardo di euro, il quale dovrà servire per stimolare la ricerca e fornire agli studiosi nuove risorse per migliorare la comprensione del cervello umano. I risultati si tradurranno poi in un supercomputer capace di pensare come una persona, con benefici che riguarderanno svariati settori, per certi versi anche slegati l’uno dall’altro. Il cervello artificiale consentirà infatti di sviluppare hardware neuromorfico, creando circuiti elettronici utilizzando componenti appositamente studiati per replicare il funzionamento delle sinapsi e del sistema nervoso umano. Ciò potrebbe quindi offrire nuove opportunità nel campo dei calcolatori elettronici, con nuovi paradigmi di elaborazioni che potrebbero rivoluzionare il settore. Comprendere con esattezza le modalità con le quali il cervello umano elabora ed archivia informazioni potrebbe infatti far scattare una scintilla nella mente degli ingegneri, i quali potrebbero così creare nuovi sistemi di elaborazione che replichino tali modalità per migliorare sensibilmente le prestazioni dei calcolatori. A beneficiare di una maggiore comprensione del cervello, poi, sarebbe con ogni probabilità anche il campo dell’intelligenza artificiale, nel quale i ricercatori cercano costantemente di replicare proprio il funzionamento delle reti neurali. Il tutto si tradurrebbe quindi in robot capaci di pensare come esseri umani, assistenti vocali sempre più intelligenti e nel complesso un’elettronica in grado di pensare autonomamente, di apprendere nuove informazioni e di migliorare il proprio livello di comprensione della realtà circostante. Ma non solo, perché avere a disposizione un cervello digitale sarebbe particolarmente utile anche nello studio di malattie degenerative, così come di altri aspetti quali la percezione delle immagini o la risposta a determinati stimoli esterni. Alan Evans del Montreal Neurological Institute ha sottolineato come «questo ambizioso progetto integrerà dati ad ogni scala, dalle molecole all’organizzazione del cervello nel suo complesso. Esso avrà importanti implicazioni per la nostra comprensione dello sviluppo del cervello nei bambini e delle normali funzioni cerebrali, cos come nel combattere deterioramenti cerebrali come il mordo di Alzheimer». Tanti settori, insomma, potrebbero trarre importanti giovamenti dallo sviluppo di questo progetto, il quale potrebbe trovare finalmente delle risposte alle tante domande che ancora impediscono ai ricercatori di compiere passi in avanti nello sviluppo di nuove soluzioni per la cura di malattie. Oltre 80 istituzioni a livello mondiale parteciperanno dunque a quello che ha tutta l’aria di essere uno dei progetti di maggiore portata nella storia della ricerca, cooperando affinché la scienza possa far luce su uno degli organi che da sempre ha attirato su di sé l’attenzione di medici e ricercatori ma che allo stesso tempo nasconde ancora un elevatissimo numero di segreti. (SanitàNews)

Fonte web: http://www.sanitanews.it/articolo.php?id=10244


 
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