Documentazione

Sicurezza, Rischio clinico e Medicina del lavoro

Del: 30/08/2014 - Di: Francesco Falli - Titolo: La somministrazione di terapie non deve essere interrotta (le conseguenze delle interruzioni subite dagli Infermieri durante le terapie e i possibili rimedi)

La somministrazione di terapie non deve essere interrotta
(le conseguenze delle interruzioni subite dagli Infermieri durante le terapie e i possibili rimedi)

La somministrazione di terapie NON deve essere interrotta

di Francesco Falli

Infermiere legale e forense e Presidente IPASVI La Spezia

Il problema, reale e concreto, del Demansionamento dei professionisti Infermieri in questo Paese riconosce molte cause, e passa per molti motivi. Quando il demansionamento, o la applicazione di piani di lavoro ''imperfetti'' o, ancora, le abitudini (le quali non sempre poggiano su evidenze scientifiche...) favoriscono situazioni critiche, o addirittura le propongono e le favoriscono, ecco che è fondamentale parlarne con serenità e fermezza. Siamo nel 2014, ma per molti l'Infermiere resta una sorta di factotum, che può e deve colmare le varie ''lacune'' che si verificano nella gestione, globale, delle attività. In mezzo a un mare di polemiche, spesso giustificate, talvolta no, e nel collettivo rito del tutti contro tutti che non è certo solo della nostra categoria, ma tipico di questo complesso momento storico, in Italia e non solo, forse può aiutare non tanto una mia riflessione, che assolutamente lascia il tempo che trova, ma la testimonianza di quale risultato può essere raggiunto dall'analisi della situazione, e soprattutto dalla volontà di superare, o almeno contenere il problema. Le interruzioni dell'attività dell'Infermiere mentre somministra la terapia causano, secondo un recente studio della Società Italiana di Infermieristica Pediatrica (SISIP), un aumento del 12% degli errori nella fase di somminsitrazione della terapia. L'articolo, corredato di analisi dei risultati e di ipotesi di contenimento, è leggibile qui  http://www.ipasvi.laspezia.net/pubblicazioni/terapia_chi_si_interrompe_rischia_grosso.pdf

La lettura e la conoscenza dei contenuti del nostro profilo professionale, che compie 20 anni fra pochi giorni, ci dimostra con una rara chiarezza che noi Infermieri siamo i ''responsabili della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostiche-terapeutiche'' (cfr DM 739 del 14 settembre 1994, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9.1.1995). Perciò se IO INFERMIERE sbaglio e confondo un farmaco, un dosaggio, un malato, una via di somministrazione, ne rispondo. E non vale a scusante od attenuante se mi ha interrotto (''aiutandomi'' a fare l'errore) il Medico di corsia, che voleva il recupero di una cartella clinica (ohibò! Ha perduto le mani dopo l'assunzione forse?) o la Coordinatrice, che pensa bene di mandarmi a dare una mano all'operatore di supporto (sembra succeda anche questo, stando alle testimonianze della Rete: ma non era il contrario, il mandato dell'Oss? Cioè, che deve supportare me Infermiere??). Se agisco in una struttura dove NON ho alcun sostegno al riguardo, dove NON ho strategie di contenimento dell'errore, dove il clima d'ambiente è di per se stesso una minaccia alla sicurezza delle procedure, devo almeno ricordarmi che, in caso di conseguenze di un mio errore, ne risponderò. Questo già dovrebbe rappresentare una forte motivazione, a mio modesto parere, per RESPINGERE richieste improprie. Devo naturalmente conoscere bene il mio ruolo e mie responsabilità. Poichè non di rado la interruzione non è solo ''istituzionale'', cioè derivante da chi opera in struttura, ma anche da chi è ''esterno'' alla struttura stessa (telefoni, fax, parenti, ecc) opporre ''resistenza'' ai tentativi di interruzione è opera complicata. Opera che può essere favorita dalla volontà della struttura, ovvero dei suoi responsabili (infermieristici inclusi, è ovvio) di contenere questo rischio, attraverso azioni concrete. Sono appassionato della materia da anni, ed ho cercato nel mio doppio ruolo di formatore presso il corso di Laurea e di Presidente di Collegio di favorire la consapevolezza del problema. Con grande soddisfazione posso testimoniare che qualche cosa è stato prodotto. Presso il nostro corso di Laurea in Infermieristica, dipendente dall'Ateneo genovese, la sensibilità dello staff tutto, e della responsabile del polo spezzino, dottoressa Stefania Sannazzaro, ha portato all'inserimento, nel programma, di alcuni ADE (attività didattiche elettive) dedicate a questi aspetti, e alla responsabilità legata al ruolo, alla importanza del sapere bene ''chi fa che cosa''. Vari esperti affrontano le questioni attuali e si parla anche del ''dopo'' percorso formativo, con orientamenti alle possibilità occupazionali in tempi difficili. Poi, si lavora sui colleghi, con corsi dedicati, a ogni livello. E' stato proprio con questo costante dialogo che abbiamo visto crescere non solo l'attenzione a un problema reale (il rischio di pagare per errori spesso dovuti a cattive abitudini o, nel nostro caso, a interruzioni prodotte da altri!) , ma anche le strategie di contenimento. Almeno due strutture complesse degenziali di ASL 5 Liguria hanno sperimentato sistemi di ''dissuasione'', come i giubbotti o altra cartellonistica da usarsi durante la somministrazione del farmaco; mentre probabilmente la massima ricaduta pratica si è avuta in una struttura privata convenzionata del nostro territorio dove il nostro Vice presidente, Gianluca Ottomanelli, in pieno e totale accordo con i vertici di struttura e soprattutto col personale sanitario infermieristico, ha spiegato a tutti i vantaggi dell'utilizzo dei giubbotti dissuasori. Che ovviamente non possono rappresentare la soluzione definitiva ma dimostrano: a) la volontà di affrontare il problema; b) un avvertimento per tutti, altre figure incluse, sulla necessità di RISPETTARE chi sta effettuando una attività delicata e potenzialmente pericolosa; c) un momento di... educazione ai familiari - e ai degenti - sulla delicatezza del ruolo ricoperto dagli Infermieri, in generale, e nel momento della somministrazione del farmaco in particolare; d) un cambiamento di impostazione delle abitudini rispetto a problemi e contesti nuovi, o comunque rivalutati rispetto al passato, per ciò che oggi significano davvero, come il bisogno di sicurezza per operatori tutti e assistiti. Che cosa ne hanno pensato i colleghi? In pratica tutti hanno apprezzato, qualcuno naturalmente con maggior entuasiasmo e altri meno; ovviamente c'è sempre, fra i familiari, chi pone domande anche in questo nuovo contesto ma la procedura, introdotta già alcuni mesia fa, è ormai consolidata ed è diventata prassi. Questa è solo una testimonianza che ha voluto citare più aspetti critici e alcune ipotesi - anche concrete - di soluzione del problema: aspetti spesso giustamente chiamati in causa da molti colleghi che hanno individuato infatti nel percorso di formazione di base, e nel clima di ambiente professionale, oltre che nel rispetto del nostro ruolo, leconcause del problema sicurezza in fase di somministrazione del prodotto farmaco.

- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4706/francesco-falli-la-somministrazione-di-terapie-non-deve-essere-interrotta/#sthash.8gGOpKZV.dpuf

BIBLIOGRAFIA Filippo Festini, Francesca Giusti, Daniele Ciofi, Quando gli Infermieri vengono interrotti: le conseguenze delle interruzioni subite dagli Infermieri durante le terapie e i possibili rimedi, Società italiana di Scienze infermieristiche pediatriche, Pistoia, Quaderni acp 2011;18(2);pp77-79 (per corrispondenza: Filippo Festini, e-mail: filippo.festini@unifi.it)


 
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Del: 25/06/2014 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Rischi da movimentazione carichi (Manuale di formazione e informazione)

Rischi da movimentazione carichi
(Manuale di formazione e informazione)

A proposito di movimentazione carichi e relativi rischi professionali da movimentazione carichi si segnala il MANUALE di informazione e formazione dei lavoratori nell'applicazione delle normative. Il manuale è stato realizzato in collaborazione con la Cattedra di Medicina del Lavoro dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" , con gli Istituti clinici di Perfezionamento UOOML CEMOC di MILANO ed infine con lo Spresal della ASL Roma E

Istruzioni per l'uso: il pacchetto può essere somministrato a singoli lavoratori oppure a più lavoratori contemporaneamente. Il pacchettoallegato prevede una somministrazione in quattro tempi:

1) somministrazione del questionario preformazione per individuare le carenze formative del singolo lavoratore;

2) distribuzione e breve illustrazione della dispensa da parte del formatore;

3) lettura della dispensa da parte del lavoratore e risposte singole o di gruppo ad eventuali domande sul contenuto;

4) somministrazione del questionario postformazione per verificare l’efficacia del momento formativo del singolo lavoratore ed eventuale ripetizione della formazione relativa agli argomenti rispetto ai quali si siano riscontrate delle carenze.

ISPESL - Dipartimento Documentazione Informazione Formazione - Via Alessandria, 220/e - 00198 Roma - Tel. 0644250648 - 0644251017 Fax 0644250972 - Sito: www.ispesl.it

Il materiale è scaricabile dal seguente link: http://www.ispesl.it/profili_di_rischio/sitopesca/pdf/carichi.pdf


 
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Del: 07/02/2014 - Di: Bradley - Titolo: ExtWjGKMCRpO (xLVNofUmaNsesZZNEO)

ExtWjGKMCRpO
(xLVNofUmaNsesZZNEO)
l4iuzK http://www.FyLitCl7Pf7kjQdDUOLQOuaxTXbj5iNG.com
 
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Del: 22/01/2014 - Di: Quotidianosanità - Titolo: Salute e sicurezza sul lavoro (ecco le linee di indirizzo all'esame dell'Unificata)

Salute e sicurezza sul lavoro
(ecco le linee di indirizzo all'esame dell'Unificata)

Salute e sicurezza sul lavoro. Ecco le linee d’indirizzo all'esame dell'Unificata

Arrivano in Conferenza Unificata le indicazioni per prevenire, nei luogi di lavoro, malattie e infortuni. Ed anche per mitigare i rischi legati alle differenze di genere, all’età, con la conseguente insorgenza di malattie muscolo-scheletriche, e alle esposizioni a cancerogeni.

L’intero documento scaricabile dal seguente link: http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=5429576.pdf

22 gennaio 2014

Interventi di vigilanza realmente efficaci per privilegiare la sicurezza e la salute nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e di tutti quelli comunque a rischio. Attività di vigilanza che devono rispondere ad una programmazione atta a prevenire malattie e infortuni mortali e gravi. Ed anche a mitigare i rischi legati alle differenze di genere, all’età, con la conseguente insorgenza di malattie muscolo-scheletriche, e alle esposizioni a cancerogeni. Sicurezza e tutela della salute dei lavoratori che passano attraverso l’attivazione di sistemi informativi per la realizzazione di una banca dati. Sono questi in estrema sintesi gli obiettivi a cui punta la bozza d’Intesa sugli “Indirizzi 2013 fissati dal Comitato ex art. 5 del D.lgs n 81 per la realizzazione nel 2014 di linee comuni delle politiche nazionali e per il coordinamento della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro” inviata alla Conferenza Unificata. Un provvedimento che mette nero su bianco le azioni a livello centrale e territoriale da sviluppare per “perseguire linee comuni delle politiche nazionali di prevenzione, assicurare un migliore coordinamento nella programmazione delle azioni di vigilanza, conseguire migliori conoscenze per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con una più funzionale individuazione di priorità di ricerca”. In particolare il provvedimento stabilisce che una quota non inferiore al 22% dei cantieri edili notificati in ciascuna Regione deve essere oggetto di controllo coordinato da parte degli organi di competenza; mentre per quanto riguarda l’agricoltura, Asl e direzioni territoriali del lavoro (Dtl) dovranno realizzare azoni congiunte nelle aziende dove siano presenti “ambienti confinati” (ad esempio autoclavi per la vinificazione nel settore vitivinicolo) “con particolare riguardo a quelli la cui manutenzione o pulizia sia affidata a terzi, in regime di appalto o simili”.

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=19302

 


 
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Del: 04/01/2014 - Di: di Marcello Difonzo, Maria Coppolecchia, Giuseppe Colagrande - Titolo: Gli errori da somministrazione dei farmaci (una survey per valutare le percezioni degli Infermieri)

Gli errori da somministrazione dei farmaci
(una survey per valutare le percezioni degli Infermieri)

Gli errori da somministrazione di farmaci:

una survey per valutare le percezioni degli infermieri.

di Marcello Difonzo, Maria Coppolecchia, Giuseppe Colagrande

Background

La prevenzione e la gestione degli eventi avversi da farmaci sono aspetti essenziali nelle organizzazioni sanitarie, oltre che argomento di ampio dibattito in letteratura (1). Il rapporto pubblicato nel 2000 dall’Institute Of Medicine (IOM) riportava che ogni anno, per errori commessi dai professionisti sanitari, muoiono tra 44.000 e 98.000 cittadini americani (2), un numero di decessi che rappresenta la settima causa di morte negli USA (3). Secondo la definizione dell’IOM (2) il rischio clinico è “la probabilità che un paziente subisca un qualsiasi danno o disagio imputabile, anche involontariamente, all’assistenza ospedaliera e che causa un prolungamento della degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte”. Un farmaco è un prodotto che contiene un componente con effetto biologico comprovato, oltre a uno o più eccipienti e, talvolta, anche contaminanti. Il principio attivo, solitamente, è un farmaco o un pro-farmaco, ma può anche essere costituito da una componente cellulare (4,5). Il rischio associato all’impiego dei farmaci può riguardare gli eventi intrinseci (reazioni avverse, effetti collaterali) e gli errori di terapia farmacologica che non sono direttamente correlati alla natura della molecola. Secondo il National Coordinating Council for Medication Error Reporting and Prevention l’errore di terapia può essere definito come “Ogni evento avverso, indesiderabile, non intenzionale, prevenibile che può portare a un uso inappropriato del farmaco o a un rischio per il paziente. Questo episodio può essere dovuto a errori di prescrizione, trasmissione della prescrizione, etichettatura, confezionamento o denominazione, allestimento, assegnazione, distribuzione, somministrazione, educazione, monitoraggio e uso (6)”. Gli errori di terapia possono essere di omissione (risultato di un’azione che doveva essere eseguita) e di commissione (risultato di un’azione che non doveva essere eseguita) (7,8). Aronson e Ferner (5,9) distinguono l’errore di terapia dagli eventi avversi e le reazioni avverse da farmaci. L’errore di terapia è l’insuccesso nel processo di trattamento che determina, o ha le potenzialità per produrre, un danno al paziente. L’evento avverso è definito come ogni segno anomalo, sintomo o test di laboratorio, o qualsiasi combinazione sindromica di queste anormalità, ogni manifestazione non prevista o non pianificata, o qualsiasi deterioramento inaspettato in una contemporanea malattia. Se l’evento avverso si verifica nel corso dell’assunzione di un farmaco, può essere una reazione avversa da farmaco – adverse drug reaction (ADR). Gli eventi avversi possono: 1. non essere una reazione a una medicina; 2. essere reazioni avverse da farmaco non provocate da errori; 3. essere reazioni avverse da farmaco provocate da errori di terapia (9). Aronson (5) riporta varie possibilità di errori di terapia: scelta del farmaco (irrazionale, inappropriata, prescrizione inefficace, prescrizione in eccesso o in difetto), scrittura della prescrizione (errori di prescrizione, inclusa l’illeggibilità), produzione della formula che sarà usata (lunghezza, formula, etichetta errate), dispensazione del farmaco (farmaco, formula, etichetta errati), somministrazione o assunzione del farmaco (dose, via, frequenza, durata errate), monitoraggio della terapia (mancanza nel modificare la terapia quando richiesto). Bejamin (1) ricorda le priorità per evitare l’errore: “Le cinque regole: giusto farmaco, giusta dose, giusta via, giusto tempo, giusto paziente”. Durante il processo terapeutico, l’errore di terapia può essere commesso dal medico, dal farmacista, dall’infermiere e dal paziente. In ospedale il processo di gestione della terapia farmacologica comprende diverse fasi (prescrizione, trascrizione, preparazione, dispensazione, somministrazione e monitoraggio della terapia (10-12)) in ognuna delle quali possono verificarsi errori di terapia.

Obiettivi

Gli errori di somministrazione dei farmaci – medication administration errors (MAEs) – si verificano durante la fase di somministrazione di un farmaco, generalmente effettuata dal personale infermieristico. I MAES, tra i più comuni errori di terapia (13), coinvolgono in genere un’azione infermieristica in cui il paziente riceve, o si suppone che riceva, un farmaco (14). Poiché il sistema di segnalazione degli errori è un aspetto fondamentale per migliorare la sicurezza del paziente e prevenire gli errori di terapia, è importante valutare le percezioni degli infermieri nella gestione dei MAEs. Il presente studio ha lo scopo di rilevare: le conoscenze degli infermieri sugli errori di somministrazione dei farmaci; se gli errori vengono segnalati ai medici; se in caso di errore viene attivato l’incident report.

Metodi

Nel febbraio 2012 è stata condotta una survey sugli infermieri dei reparti di area critica, chirurgica e medica di un ospedale dotato di 300 posti letto, affiliato all’Università, situato nell’area metropolitana di Bari. Lo strumento d’indagine è costituito da un questionario strutturato diviso in due sezioni: dati demografici dei partecipanti; sei scenari che presentano possibili incidenti nella somministrazione dei farmaci (tabella 1), con tre domande a risposta dicotomica sì/no e un quesito sugli errori di terapia segnalati al responsabile infermieristico. Gli item sono inclusi nel questionario di Gladstone modificato – utilizzato da Osborne et al. (15) – la cui accuratezza e affidabilità sono già state validate (5). Tabella 1. Scenari e tipi di errore È stato effettuato un campionamento di tipo casuale semplice, associando gli infermieri a una tabella di numeri random e distribuendo i questionari ai numeri dispari. Il consenso informato è stato ottenuto accettando la compilazione del questionario proposto, compilato in modo volontario e anonimo, con il metodo dell’auto-somministrazione. Le risposte ai questionari sono state inserite in un foglio elettronico realizzato con Microsoft Excel e verificate dai responsabili dello studio. I dati sono presentati con la frequenza assoluta e percentuale. Per il confronto tra gruppi, i valori sono stati analizzati con il test esatto di Fisher, usando il software MedCalc (versione 11.5.1.0). Per il test d’ipotesi, il rischio di errore di tipo I è fissato a 0.05 (a = 0.05).

Risultati

Sono stati completati e restituiti 75 dei 90 questionari distribuiti (tasso di risposta 83,3%). La tabella 2 riporta i dettagli anagrafici sulla composizione del campione rispondente, costituito da 37 uomini e 38 donne. La tabella 3 riassume le percentuali di risposte positive ai tre quesiti standardizzati per ciascuno dei sei scenari. Tabella 2. Età degli infermieri rispondenti alla survey Tabella 3. Percentuali di risposte positive ai tre quesiti standardizzati per ciascuno dei sei scenari Nel primo e nel secondo scenario, rispettivamente un omission error e un wrong time error, la maggior parte degli intervistati ritiene di segnalare l’errore ai medici (rispettivamente 72% e 77,3%) e di attivare l’incident report (66,7% e 68%), ma non riconosce l’accaduto come errore di terapia (29,33% e 45,33%). Nel terzo scenario, che riporta un errore di dosaggio rispetto alla prescrizione (wrong form error), la maggior parte degli infermieri rileva l’errore di terapia (73,3%), la necessità di informare i medici (64%) e di segnalare l’evento con l’incident report (60%). Così accade anche per il quarto scenario (mancata somministrazione del farmaco perché il paziente dorme), dove la maggioranza riconosce l’errore di terapia (60%), la necessità di informare i medici (66,7%) e di attivare l’incident report (60%). Nel quinto scenario l’errore di sovradosaggio (extra dose error) è riconosciuto (50,7%) e segnalato ai medici (84%). Tuttavia, la maggioranza (56%) non ritiene necessario attivare l’incident report. Nel sesto scenario, in cui un farmaco non è somministrato in attesa del risultato degli esami di laboratorio, solo il 22,7% degli infermieri riconosce l’evento come errore di terapia, il 46,7% la necessità dell’incident report, anche se l’81,3% ritiene di informare i medici. Ad eccezione di un quesito relativo allo scenario 6, non sono state rilevate differenze statistiche significative nelle risposte degli infermieri appartenenti alle diverse aree, critica, chirurgica e medica. La percentuale di errori segnalati al responsabile infermieristico è del 41,4% in area critica, del 44% in area chirurgica e del 36% in area medica.

Discussione

Gli infermieri hanno un ruolo rilevante nelle procedure di somministrazione dei farmaci e, di conseguenza, la responsabilità di riconoscere e segnalare gli errori di terapia (16). Come osserva Patrician: “La segnalazione degli errori di terapia è cruciale, ma tradizionalmente punitiva; se la segnalazione è inadeguata, è impossibile identificare il problema (17)”. Gli errori di somministrazione dei farmaci sono frequenti. Nel 1995, Bates et al. (18) valutano 4031 pazienti adulti in 11 unità mediche e chirurgiche, in due ospedali di III livello, per un periodo di sei mesi. Vengono identificati 247 eventi avversi da farmaci e 194 potenziali eventi avversi. Tra gli eventi avversi, 1% è fatale (non preventivabile), il 12% mette in pericolo la vita, il 30% è severo, il 57% è significativo. Ventotto sono giudicati preventivabili. Gli errori da eventi avversi preventivabili sono errori di prescrizione (56%), di somministrazione (38%), di trascrizione (6%) e di dispensazione (4%). Leape et al. (19), nel 1995, individuano gli errori di prescrizione nel 39% dei casi, di trascrizione/interpretazione nell’11%, di dispensazione nel 12% e di somministrazione nel 38% dei casi. Nel 2007 Krahenbuhl-Melcher et al. riportano una media del 5,7% di errori di terapia rispetto a tutti gli episodi di somministrazione di farmaci (20). La maggior parte degli errori accadono durante la fase di somministrazione (53%), seguiti da quelli di prescrizione (17%), preparazione (14%) e trascrizione (11%). Nella review di Keers et al (21) del 2013, i più comuni errori di somministrazione sono l’errore per tempo sbagliato, l’omissione e il dosaggio errato. Il tasso medio di errore è il 19,6% (8,6-28,3%) di tutte le opportunità di errore, includendo l’errore per tempo sbagliato, considerando la dose somministrata corretta o non corretta, e l’8% (5,1-10,9%) escludendo l’errore per tempo sbagliato. Gli scenari sulla valutazione degli errori di terapia proposti in questo studio evidenziano risultati controversi. Nel primo e nel sesto scenario (omission error), così come nel secondo (wrong time error) la maggior parte dei partecipanti non riconosce l’errore di terapia. Secondo Wakefield et al. (22) sono quattro i fattori che determinano la mancata segnalazione degli errori di terapia da parte degli infermieri: paura, disaccordo se un errore si sia verificato, risposte amministrative a errori di terapia, sforzi richiesti per segnalare gli errori di somministrazione di farmaci. Vincent et al. (23), nel 1999, rilevano le ragioni di una bassa incidena dell’incident report: la paura dello staff più giovane di essere responsabile di una colpa o sbaglio (36%), la non necessità di segnalazione (31%), l’incremento del carico di lavoro (29%), il timore di contenziosi (23%). Nel 2005, Wakefield et al. (24) pubblicano uno studio che valuta perché accadono gli errori di somministrazione, le ragioni per cui gli errori non sono riportati, la percentuale di errori segnalati. Le motivazioni degli errori di somministrazione sono molteplici, riguardano la comunicazione con i medici, la confezione delle medicine, motivi legati alla trascrizione, al processo di dispensazione dalla farmacia, motivi riguardanti lo staff d’infermieri. Nel quinto (extra dose error) e nel sesto scenario (omission error) gli infermieri, nella maggioranza dei casi, non riconoscono la necessità dell’incident reporting, strumento fondamentale del risk management, che si basa sulla segnalazione spontanea e volontaria degli eventi avversi e dei problemi organizzativi. Nello studio di Mayo et al. gli infermieri ritengono che solo il 25% di tutti gli errori di terapia siano segnalati con l’incident report (25). Lin et al. esplorano la prevalenza degli errori di somministrazione e la disponibilità degli infermieri nel segnalarli (14). Il 66,9% degli intervistati ha fatto errori di somministrazione nel corso della propria esperienza lavorativa e l’87,7% dimostra disponibilità a segnalare gli errori, se non ci sono conseguenze. Gli autori concludono che la segnalazione degli errori di somministrazione dovrebbe essere anonima, senza conseguenze negative, per monitorizzare e guidare il miglioramento nel sistema ospedaliero di cure. Fitzgerald et al. (26) presentano i risultati di uno studio condotto in Irlanda, paese dove dal 2004 esiste lo STARSweb, sistema nazionale pubblico d’incident reporting clinico. Il 90% degli infermieri ha segnalato almeno un evento clinico, il 12% ha ricevuto un feedback, il 30% ha ricevuto un training appropriato, in precedenza. Inoltre, si evidenzia la mancanza di una definizione chiara di cosa i partecipanti intendono per clinical incident. Limiti Il campione, pur rappresentativo di diverse aree ospedaliere, è modesto; inoltre, i risultati sono poco generalizzabili in quanto le UU.OO incluse appartengono a un solo ospedale di III livello, affiliato all’Università.

Conclusioni

Lo studio valuta le percezioni degli infermieri in sei frequenti scenari clinici che evidenziano i più frequenti errori di somministrazione dei farmaci. Le percezioni degli infermieri sono controverse e non soddisfano i criteri di sicurezza nella gestione del rischio clinico. In tre scenari, la maggior parte dei professionisti non riconosce un errore di terapia farmacologica, e in due circostanze gli infermieri non ritengono necessario attivare l’incident report. La percentuale di errori di terapia segnalati al responsabile infermieristico è in linea con quanto documentato in letteratura (25). Al fine di migliorare la sicurezza dei pazienti è indispensabile avviare programmi educazionali per promuovere adeguate conoscenze relative agli errori di terapia e agli strumenti di prevenzione.

FONTE: Evidence, open acces journal pubblished by the GIMBE Fondation; Evidence 2013;5(9): e1000057 doi: 10.4470/E1000057 Ricevuto: 8 luglio 2013 Accettato: 3 settembre 2013 Pubblicato: 27 settembre 2013

Link: http://www.evidence.it/articolodettaglio/209/it/408/gli-errori-da-somministrazione-di-farmaci-una-survey-per-valuta/articolo 
 


 
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Del: 27/12/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Raccomandazione n.15 del MdS del 2013 (Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso )

Raccomandazione n.15 del MdS del 2013
(Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso )

Raccomandazione n.15 del febbraio 2013

Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso

Il triage, secondo quanto riportato nell'Atto di Intesa Stato Regioni del 17/5/96), è “ il primo momento di accoglienza e valutazione di pazienti in base a criteri definiti che consentano di stabilire la priorità di intervento”. I pazienti a cui è stato assegnato, da parte del personale addetto all’attività di triage, un codice di priorità di accesso sottostimato rispetto alla condizione clinica e al rischio evolutivo, possono andare incontro a morte o subire un danno severo a causa del mancato o ritardato intervento medico ovvero dell’invio del paziente ad un percorso diagnostico-terapeutico inappropriato. La presente Raccomandazione vuole incoraggiare l'adozione di appropriate misure organizzative, formative e assistenziali per prevenire l'insorgenza di eventi avversi o minimizzare gli effetti conseguenti a una non corretta identificazione del grado di criticità e complessità dell’evento segnalato alla Centrale Operativa 118 e ad una non corretta attribuzione del codice triage da parte dall’équipe di soccorso 118 e/o in Pronto Soccorso.

Link del Ministero da cui scaricare l’intero documento: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1934_allegato.pdf


 
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Del: 27/12/2013 - Di: quotidianosanità.it - Titolo: Arrivano le regole e le sanzioni per prevenire ferite da taglio e da punta in Ospedale (dalla Conferenza Stato Regioni)

Arrivano le regole e le sanzioni per prevenire ferite da taglio e da punta in Ospedale
(dalla Conferenza Stato Regioni)

Conferenza Stato Regioni.

Arrivano le regole e le sanzioni per prevenire ferite da taglio e da punta in ospedale

E' quanto stabilisce il decreto legislativo che recepisce la direttiva 2010/32/Ue. Oltre i due terzi degli operatori sanitari esposti alle ferite sono infermieri (in maggioranza donne) seguiti dai medici e da altre categorie professionali. Previste per i datori di lavoro sanzioni fino a 7mila euro.

L’intero documento scaricabile dal seguente link: http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=4642344.pdf

27 DIC - Regole ferree per l’utilizzo in sicurezza di dispositivi medici taglienti e di rifiuti contaminati con sangue e materiali biologici a rischio. Eliminazione dell’uso di oggetti taglienti o acuminati quando il loro utilizzo non sia strettamente necessario. E ancora, adozione di dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e di sicurezza, divieto immediato della pratica del reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi di protezione e sicurezza per le punture e formazione degli operatori. Sono queste alcune delle novità contenute nello Schema definitivo di Decreto legislativo, all’esame dei tecnici della Stato Regioni, che recepisce la Direttiva 2010/32/Ue che renderà operativo l’accordo quadro, concluso da HOSPEEM (Associazione europea datori di lavoro del settore ospedaliero e sanitario) e FSESP (Federazione sindacale europea dei servizi pubblici), in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario. Un provvedimento urgente (era stato esaminato in prima lettura dal Cdm agli inizi di novembre) visto che il timing è scaduto il 4 dicembre scorso, che integra il Decreto legislativo del 9 aprile 2008 n 81 e che non comporterà, come recita la legge, nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Obiettivo: garantire la massima sicurezza possibile dell’ambiente di lavoro attraverso la prevenzione delle ferite provocate da tutti i tipi di dispositivi medici taglienti (punture di aghi incluse) e la protezione dei lavoratori a rischio nelle strutture o servizi sanitari del settore pubblico e privato, in cui si svolgono attività e servizi sanitari sottoposti alla responsabilità organizzativa e decisionale del datore di lavoro. Per questo il provvedimento fissa regole ferree e sanzioni pesanti proprio per i datori di lavoro. È infatti previsto l’arresto da tre a sei mesi o un’ammenda da 2.740 euro a 7mila euro per chi viola le misure necessarie a prevenire, eliminare o diminuire i rischi professionali che comportano ferite da punta o da taglio con dispositivi medici potenzialmente contaminati da sangue o altro veicolo di infezione. In Italia sono oltre 100mila esposizioni per cutanee. In Europa si stimano siano circa 1 milione le ferite per punture o tagli accidentali a cui si espone il personale sanitario in servizio nei reparti di degenza acuta. In Italia sono otre 130mila gli infortuni che comportano un’esposizione al sangue o ad altre sostanze biologiche potenzialmente infette. Di questi il 75% sono determinati da esposizioni percutanee che si verificano quando l’operatore si ferisce con un tagliente contaminato, ad esempio con aghi, lancette, aghi di sutura, lame. Delle 100mil espozioni percutaneee attese ogni anno il 63% sono determinate dalla puntira di aghi, il 33% da altri dispositivi come lancette e aghi di sutura, il 4% da altri dispositivi. E le punture accidentali con aghi utilizzati, rappresentano la modalità di esposizione più frequente e pericolosa: sono, infatti, oltre quaranta gli agenti patogeni trasmissibili attraverso il sangue nel corso di una puntura accidentale, tra i quali il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il virus dell’epatite B (HBV) ed il virus dell’epatite C (HCV). Oltre i due terzi degli operatori sanitari esposti sono infermieri (in larga maggioranza donne) seguiti dai medici e da altre categorie professionali. Tra le misure di prevenzione previste si ricorda il divieto della pratica del rincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi di protezione e di sicurezza per le punture; l’uso di dispositivi medici dotati di meccanismi di sicurezza ad hoc, l’individuazione di misure di profilassi da attuare in caso di ferite nonché la fissazione di procedure da adottare per assicurare la corretta notifica dell’infortunio e i successivi monitoraggi. Ma vediamole nel dettaglio: a) definizione e attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza di dispositivi medici taglienti e di rifiuti contaminati con sangue e materiali biologici a rischio, garantendo l’installazione di contenitori debitamente segnalati e tecnicamente sicuri per la manipolazione e lo smaltimento di dispositivi medici taglienti e di materiale da iniezione usa e getta, posti quanto più vicino possibile alle zone in cui sono utilizzati o depositati oggetti taglienti o acuminati; le procedure devono essere periodicamente sottoposte a processo di valutazione per testarne l’efficacia e costituiscono parte integrante dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori; b) eliminazione dell’uso di oggetti taglienti o acuminati quando tale utilizzo non sia strettamente necessario; c) adozione di dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e di sicurezza; d) divieto immediato della pratica del reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi di protezione e sicurezza per le punture; e) sorveglianza sanitaria; f) effettuazione di formazione in ordine a: 1) uso corretto di dispositivi medici taglienti dotati di meccanismi di protezione e sicurezza; 2) procedure da attuare per la notifica, la risposta ed il monitoraggio post–esposizione; 3) profilassi da attuare in caso di ferite o punture, sulla base della valutazione della capacità di infettare della fonte di rischio. g) informazione per mezzo di specifiche attività di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni sindacali di categoria o con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, attraverso la diffusione di materiale promozionale riguardante: programmi di sostegno da porre in essere a seguito di infortuni, differenti rischi associati all’esposizione al sangue ed ai liquidi organici e derivanti dall’utilizzazione di dispositivi medici taglienti o acuminati, norme di precauzione da adottare per lavorare in condizioni di sicurezza, corrette procedure di uso e smaltimento dei dispositivi medici utilizzati, importanza, in caso di infortunio, della segnalazione da parte del lavoratore di informazioni pertinenti a completare nel dettaglio le modalità di accadimento, importanza dell’immunizzazione, vantaggi e inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione, sia essa preventiva o in caso di esposizione ad agenti biologici per i quali esistono vaccini efficaci; tali vaccini devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori ed agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attività ad essa correlate nel luogo di lavoro; h) previsione delle procedure che devono essere adottate in caso di ferimento del lavoratore per: 1) prestare cure immediate al ferito, inclusa la profilassi post-esposizione e gli esami medici necessari e, se del caso, l’assistenza psicologica; 2) assicurare la corretta notifica e il successivo monitoraggio per l’individuazione di adeguate misure di prevenzione, da attuare attraverso la registrazione e l’analisi delle cause, delle modalità e circostanze che hanno comportato il verificarsi di infortuni derivanti da punture o ferite e i successivi esiti, garantendo la riservatezza per il lavoratore.

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=18895


 
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Del: 21/09/2013 - Di: Francesco Falli e Massimo Cariolato - Titolo: Errore clinico e gestione del farmaco (il ruolo dell'Infermiere nella gestione del rischio)

Errore clinico e gestione del farmaco
(il ruolo dell'Infermiere nella gestione del rischio)

Dal seguente link è scaricabile interamente il documento del quale vi riportiamo l'interessante passaggio sul ruolo dell'Infermiere in qualità di CTU nelle questioni riguardanti la gestione del processo di terapia farmacologica: http://www.gestionerischio.asl3.liguria.it/pdf/ruolo_infermiere_gestione_rischio.pdf

Il codice di procedura civile affida al giudice la possibilità di avvalersi di periti, più compiutamente definiti “consulenti tecnici d’ufficio”, per chiedere il parere tecnico di un esperto su questioni legate all’aspetto professionale.Il consulente è un soggetto chiamato a consigliare il giudice con relazioni e pareri di norma scritti, perché fornito di cognizioni tecniche (articolo 61, 1° comma del codice di procedura civile). L’esperto viene scelto dal giudice di volta in volta tra persone iscritte in albi speciali ed a lui affida determinate indagini, i cosiddetti quesiti, sulle quali il consulente riferisce. L’attività del consulente tecnico - ricaviamo queste informazioni da un articolo apparso su il Sole 24 Ore Sanità - si realizza nella consulenza tecnica, ossia il mezzo mediante il quale il giudice aggiunge, nella fase di istruzione probatoria, quelle cognizioni tecniche di cui non è fornito, cognizioni necessarie per la decisione della controversia che gli è stata sottoposta. Per la nomina a consulente tecnico non è necessaria la cittadinanza italiana, ma è obbligatorio non essere stati interdetti dai pubblici uffici o radiati dall’Albo professionale di appartenenza (nel casodell’infermiere l’IPASVI). Prima di iniziare la propria consulenza, il CTU (consulente tecnico d’ufficio) dovrà prestare giuramento secondo una formula che mette in rilievo il suo dovere di obiettività e di diligenza.“…alla luce di tutto questo, e alla luce dell’importante cambiamento legislativo, culturale e professionale- spiega l’autore dell’articolo, avvocato Giannantonio Barbieri - che ha determinato negli ultimi anni la nascita di una nuova figura di infermiere, maggiormente professionalizzante (…), dopo lunghi anni di lavoro pressoché esclusivamente intra ospedaliero si offrono agli infermieri grandi ed importanti opportunità, che permettono di creare altre essenze della professione, ben diverse daquelle cui fino ad oggi siamo stati abituati…” L’albo dei consulenti tecnici d’ufficio è presente in ogni sede di tribunale, e al comitato che cura l’albo va inviata, da parte di chi è interessato, la domanda, dotata di curriculum professionale completo, perché sia possibile ritenere o meno idoneo il professionista che fa domanda di appartenenza. Seguiranno accertamenti sulla condotta pubblica e privata dell’aspirante c.t.u. e la successiva iscrizionenell’albo. La figura del consulente è quella di un ausiliario del giudice, dunque si tratta di un professionista che assume un compito di elevata responsabilità; è necessaria competenza tecnica, professionale e molta serietà: da una perizia sbagliata può dipendere l’esito di un processo e si possono anche configurare, in questo caso, procedimenti penali o civili per responsabilità professionale contro gli stessi consulenti tecnici d’ufficio. I principi secondo i quali l’infermiere assume responsabilità, in base al livello di competenza raggiunto, sono ricordati negli articoli 3.2 e 3.3 del codice deontologico del 1999, uno dei parametri diriferimento normativo della categoria (AUTORI: Francesco Falli e Massimo Cariolato)


 
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Del: 25/08/2013 - Di: Rosanna Magnano - Titolo: Laboratorio Fiaso sul benessere organizzativo nelle aziende sanitarie: con il blocco del turnover infortuni in aumento del 50%. (Un incidente su due causato dallo stress)

Laboratorio Fiaso sul benessere organizzativo nelle aziende sanitarie: con il blocco del turnover infortuni in aumento del 50%.
(Un incidente su due causato dallo stress)

di Rosanna Magnano - articolo del 29 maggio 2013

Peggiora nelle aziende sanitarie italiane il clima lavorativo e sono aumentati del 50% gli infortuni causati dallo stress, con un impatto rilevante anche sull'assistenza ai pazienti. Alla base del fenomeno, il blocco del turnover e le politiche dei tagli, che generano un peggioramento dei livelli di assistenza sia sul fronte degli errori sanitari (al momento non quantificabili) sia per la perdita di produttività causata dalle maggiori assenze per malattie. E' quanto emerge dalle prime elaborazioni relative al 2013 del laboratorio Fiaso sul benessere organizzativo. All'interno del laboratorio sono impegnate 15 aziende che assistono 11 milioni di italiani. Si tratta quindi di un campione rappresentativo. Dalle prime elaborazioni emerge che un infortunio su due è attribuibile a stress degli operatori sanitari. Quasi ovunque la diminuzione personale dovuta a blocchi turnover provoca un peggioramento generalizzato del clima lavorativo. Soprattutto laddove i tagli sono applicati in modo lineare E tutto questo ha un impatto anche sui costi. Il 60% delle assenze lavorative sono dovute a stress lavoro correlato e nei Paesi Ue studi recenti quantificano in 20 miliardi il costo dello stress da lavoro. All'interno delle aziende sono comunque in atto politiche di gestione che tentano di contrastare il trend. E le rilevazioni del Laboratorio Fiaso sul benessere organizzativo confermano che Asl e Ao sono in prima linea nell'applicazione Accordo europeo sulla lotta allo stress lavoro-correlato. Dove sono attuate politiche mirate per il benessere organizzativo (coinvolgimento del personale, cura dell'ambiente lavorativo, servizi allapersona) i risultati sono incoraggianti: diminuiscono del 10% gli operatori colpiti da stress, si dimezzano le assenze per malattia, la produttività aumenta del 27% e la customer satisfaction migliora di 27 punti. «I dati del laboratorio Fiaso - sottolinea il presidente di Fiaso Valerio Fabio Alberti - dimostrano che lo stress da lavoro correlato si può combattere con una nuova alleanza tra manager e operatori sanitari che porti a rimotivare questi ultimi soprattutto attraverso la condivisione degli obiettivi aziendali. Certo è che la generalizzata diminuzione del personale che abbiamo riscontrato nelle 15 Asl coinvolte nel laboratorio ha prodotto un peggioramento del clima lavorativo che ci preoccupa e che rischia di avere conseguenze negative sulla qualità dell'assistenza offerta ai cittadini».

Fonte:  Il Sole 24 Ore Sanità online dal link: http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/regioni-e-aziende/2013-05-29/laboratorio-fiaso-benessere-organizzativo-131440.php?uuid=AbiM5L0H


 
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Del: 15/08/2013 - Di: Infermieri24.it - Titolo: la movimentazione del malato (per un approfondiememto)

la movimentazione del malato
(per un approfondiememto)

La movimentazione del malato

Definizione di movimentazione manuale dei carichi

“Le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano tra l´altro rischi di lesioni dorso-lombari (lesioni a carico delle strutture osteomiotendinee e nervovascolari a livello dorso lombare)" (Colombini D., Occhionti E. La movimentazione manuale dei carichi. Dossier ambiente marzo 2006)

La movimentazione manuale di pazienti parzialmente o totalmente inabili rappresenta uno dei maggior rischi per gli operatori sanitari, tanto che è una delle maggiori cause di infortunio sul lavoro e sta diventando il motivo per cui più frequentemente viene richiesto il riconoscimento di malattia professionale.

 
Epidemiologia, alcuni dati

 
Studi epidemiologici hanno rilevato che le lombalgie acute nel personale infermieristico si verificano con maggior frequenza rispetto alla popolazione generale (7,1% maschi e 8,5% femmine nel personale infermieristico vs 2,3% nel gruppo di controllo). Il National Institute for Occupational Safety and Health negli U.S.A. pone gli infortuni lavorativi a livello del rachide lombare al secondo posto nella lista dei 10 problemi di salute più rilevanti sul luogo di lavoro.


Le attività a rischio

 
Le attività a rischio per la colonna vertebrale per il personale sanitario sono costituite prevalentemente dal sollevamento, dal trasferimento del paziente e da tutte le operazioni sussidiarie (traino, spinta e movimentazione di materiale). Il rischio è da mettere in relazione con il fatto che i pazienti sono "carichi" molto pesanti, non simmetrici, offrono difficile presa, spesso non sono in grado di collaborare durante la movimentazione e possono, in certi casi, anche opporre resistenza. Da ciò ne consegue che i reparti in cui il rischio è maggiore è rappresentato dalle lungo degenze, geriatria, rianimazione, chirurgia, ortopedia e fisiatria, ovvero tutti quegli ambiti in cui è molto frequente l’assistenza a persone non autosufficienti, immobilizzate o non collaboranti.  Particolarmente a rischio sono i soggetti in corso di formazione, in quanto essi presentano una maggiore probabilità di eseguire procedure in modo erroneo, associando al rischio intrinseco quello determinato dall’assunzione di posture incongrue.

 
I disturbi muscolo-scheletrici

 
I cosiddetti disturbi muscolo-scheletrici correlati al lavoro rappresentano un problema particolarmente diffuso negli operatori sanitari, esitando in perdita di ore di lavoro e in un alto numero di casi di inidoneità parziale o totale al lavoro. I danni sono a carico soprattutto della colonna vertebrale (soprattutto a livello dorso-lombare) e degli arti superiori. La maggior parte dei pazienti guarisce completamente dopo un solo episodio di dolore toraco-lombare, circa il 70-80 % dei pz torna alle normali attività in 1 settimana, il 90% torna al lavoro entro 2 mesi. Meno della metà delle persone che sono state assenti per 6 mesi ritornano al lavoro. Il 50-80% dei lombalgici acuti avrà un secondo episodio entro un anno (2/3 circa). Ciò comporta, oltre alla patologia in se stessa, anche importanti ripercussioni economiche ed organizzative: perdita di giornate lavorative, la necessità di formulazione di giudizi di non idoneità assoluta o parziale da parte del medico competente, difficoltà al ricollocamento dell’operatore, necessità di segnalazione di malattia professionale. Quindi: sforzo fisico = patologia della colonna vertebrale Il legame tra queste patologie e gli sforzi fisici necessari ad assistere e spostare pazienti infermi è un dato ormai certo.

 
….ma perchè la schiena?

 
La struttura portante del nostro corpo è la colonna vertebrale e nella movimentazione e nel mantenimento della postura la zona lombare è l’area con maggior sollecitazione biomeccanica.
Un sollevamento di 20 Kg da terra, a schiena flessa, può comportare carichi discali lombari dai 200 Kg a oltre 300 Kg a seconda della presenza o meno anche di flessione delle ginocchia. Il disco intervertebrale, che funziona da cuscinetto tra i corpi vertebrali, è la struttura maggiormente soggetta a compressioni nella movimentazione di carichi (che si va a sommare alla fisiologica usura).

La sintomatologia

 
Il sintomo che più frequentemente compare in seguito ad infortuni da movimentazione manuale dei pazienti è la lombalgia che può essere espressione di un danno a carico del disco intervertebrale o delle strutture muscolo-legamentose della colonna vertebrale. Possono essere acuiti fenomeni cronici, quali l'artrosi a carico delle vertebre lombari.

 

Come si può ridurre il rischio di infortunio a carico della colonna vertebrale?

 
Lo stress meccanico cui è sottoposta la colonna vertebrale, soprattutto nella zona lombare, dipende da molteplici fattori tra cui l'entità del peso, la sua distanza dal corpo, la modalità e frequenza di sollevamento e la postura dell'operatore. Questi sono ovviamente i fattori su cui si può intervenire per ridurre il rischio.In particolare per quanto riguarda la postura dell'operatore, è bene tenere presenti alcuni brevi ma utilissime regole:

 

  • la posizione assunta deve avere una ampia base di appoggio (piedi distanti con ginocchia in flessione e in caso di mobilizzazione dei pazienti allettati con un ginocchio flesso sul letto)
  • evitare lo sbilanciamento del proprio baricentro
  • stare il più vicini possibile al paziente da spostare
  • utilizzare una buona ed efficace presa
  • evitare le movimentazioni dei pazienti con gli arti superiori in iperestensione
  • nel sollevamento da terra flettere le ginocchia
  • evitare la torsione del busto con le gambe ferme
  • richiedere la collaborazione di un secondo operatore qualora i pazienti fossero poco collaboranti o obesi


Sulla base delle linee guida adottate dagli Assessorati della Conferenza delle Regioni, il medico competente può, in determinati casi di patologia o disabilità riscontrata nel lavoratore, limitare l'idoneità del lavoratore stesso per il sollevamento manuale dei carichi, entro determinati limiti di peso.

Alcuni esempi

Riportiamo le procedure corrette per la movimentazione del malato delle situazioni che più frequentemente l'infermiere si trova a dover eseguire nella pratica quotidiana.

1) Paziente non autosufficiente - Posizionamento nel letto

Dopo aver piegato le ginocchia del paziente, ogni operatore mette:

 
-  un braccio sotto le spalle del paziente afferrando il braccio del collega;

-  un braccio alla radice delle cosce sempre afferrando il braccio del collega.

Durante lo spostamento del paziente verso il cuscino il peso del corpo degli operatori deve essere trasferito alla gamba che è verso la testata del letto.


2) Sollevamento del paziente seduto
            Dopo aver messo il paziente con le braccia conserte, ogni operatore deve:
 

  • appoggiare una gamba piegata sul letto del paziente e l'altra gamba sul pavimento per supportare lo sforzo durante il sollevamento;
  • passare il braccio rivolto verso il paziente sotto l´ascella del paziente stesso afferrandone l'avambraccio;
  • collocare l'altro braccio in modo da afferrare la radice della coscia del paziente o un eventuale supporto (telo) collocato sotto il bacino del paziente;
  • per lo spostamento del paziente sul letto i due operatori devono agire contemporaneamente.

 

3) Paziente non autosufficente - Trasferimento sulla carrozzina


- un operatore con un ginocchio appoggiato sul letto si pone alle spalle del paziente e lo afferra infilando le proprie braccia sotto le ascelle del paziente in modo da afferrare gli avambracci conserti;

- il secondo operatore posiziona la carrozzina vicino al letto;

- il secondo operatore afferra gli arti inferiori del paziente sotto le ginocchia;


a questo punto i due operatori possono sollevare contemporaneamente il paziente.

 

FONTE WEB: http://www.infermieri24.it/approfondimento/show/112/movimentazione-malato.html


 
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Del: 15/08/2013 - Di: Marta Iuzzolini - Titolo: Valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori in una lavanderia industriale mediante il metodo OCRA (Tesi specializzazione medicina del lavoro, Università di Pisa, 11-09-2012)

Valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori in una lavanderia industriale mediante il metodo OCRA
(Tesi specializzazione medicina del lavoro, Università di Pisa, 11-09-2012)

Le patologie muscolo scheletriche degli arti superiori correlate al lavoro (UL-WMSDs) sono la p【www.aspshell.cn】rima condizione di patologia professionale in molti Paesi Europei, compresa l’Italia. Recentemente sono stati approvati e pubblicati due standard internazionali (EN 1005-5 ed ISO 1128-3) relativi al lavoro manuale ripetitivo “ad alta frequenza” che indicano in maniera preferenziale il metodo OCRA (più affidabile sotto diversi aspetti, in modo particolare per la capacità di previsione del danno e per le indicazioni di bonifica) per la valutazione parametrica del livello di esposizione e per orientare le azioni di “riduzione del rischio”.  Il metodo OCRA è stato messo a punto e largamente sperimentato in Italia dall’unità di ricerca “Ergonomia della Postura e del Movimento” (EPM), struttura attivata dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico-Mangiagalli-Regina Elena di Milano, anche attraverso ricerche in collaborazione con il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’ISPESL.  Il presente lavoro ha esaminato il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori in una lavanderia industriale di piccole dimensioni attraverso l’utilizzo del metodo OCRA. E’ stata effettuata una pre-valutazione con checklist OCRA di tutti i compiti lavorativi con archivio dei corrispondenti filmati. Questa procedura ci ha permesso di identificare, all'interno dell'azienda, quali sono i compiti a rischio a causa delle loro caratteristiche strutturali intrinseche, classificando il livello di rischio per ciascuno dei compiti, come "assente", "borderline", "presente", "alto". Successivamente abbiamo individuato la reale esposizione al rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori di ogni singolo lavoratore o gruppo omogeneo di lavoratori, tenendo in considerazione la combinazione di attività/compiti delle rispettive mansioni. Quasi tutti i gruppi omogenei di lavoratori individuati hanno presentato un’esposizione al rischio alta o molto alta. Conseguentemente sono stati identificati gli interventi preventivi, dai più semplici, quali quelli di tipo organizzativo (aumento del numero di pause ecc.), a quelli più complessi, applicati attraverso una rimodulazione delle postazioni lavorative, necessari per la riduzione del rischio.

FONTE WEB: http://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-10212012-222804/

 


 
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Del: 03/12/2012 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Raccomandazione 14 MdS: Prevenzione degli errori di terapia con farmaci antineoplastici (Sicurezza del paziente e rischio clinico)

Raccomandazione 14 MdS: Prevenzione degli errori di terapia con farmaci antineoplastici
(Sicurezza del paziente e rischio clinico)

 


Dal 20 novembre scorso è possibile scaricare dal sito del Ministero della Salute l'ennesima raccomandazione per la sicurezza dei pazienti e la gestione del rischio clinico, la n.14, relativa alla Prevenzione degli errori di terapia con farmaci antineoplastici. E' sufficiente andare nel banner di destra, entrare su Qualità e sicurezza delle cure e linkare alla sezione documenti in basso oppure direttamente alla Raccomandazione n.14. L'indirizzo è il seguente:  http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1861_allegato.pdf


 
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