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Del: 09/09/2014 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Barbarie in Burundi: uccise tre missionarie (Tra di loro anche l'Infermiera Suor Lucia Pulici)

Barbarie in Burundi: uccise tre missionarie
(Tra di loro anche l'Infermiera Suor Lucia Pulici)

 Barbarie in Burundi, uccise tre missionarie. Tra loro anche l'infermiera suor Lucia Pulici

09/09/2014 - A diffondere per prima la notizia é stata la Diocesi di Parma attraverso il suo sito internet. Immediata la conferma della Farnesina, accompagna da un messaggio di cordoglio del ministro Federica Mogherini. Tempestive e sentite le condoglianze espresse dal Collegio di Parma e dalla Federazione nazionale Ipasvi, attraverso i rispettivi profili Facebook.

Sono morte in Burundi, nel cuore di quell'Africa a cui avevano dedicato la vita da missionarie per aiutare gli ultimi. Tre missionarie saveriane italiane sono state uccise nelle scorse ore nel loro convento, nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue.

Si tratta di suor Lucia Pulici, lombarda, infermiera iscritta dal 2000 al Collegio Ipasvi di Parma. Insieme a lei suor Olga Raschietti e suor Bernardetta Boggian, entrambe venete.
A diffondere per prima la notizia é stata la Diocesi di Parma (alla quale appartenevano le religiose) attraverso il suo sito internet. Immediata poi la conferma della
Farnesina, accompagna da un messaggio di cordoglio del ministro Federica Mogherini

Tempestive e sentite le condoglianze espresse dal Collegio di Parma e dalla Federazione nazionale Ipasvi, attraverso i rispettivi profili Facebook.

Suor Lucia Pulici aveva 75 anni, suor Olga Raschietti 83, suor Bernardetta Boggian 79.
Vivevano in Burundi praticamente da sempre. «È morta per la sua vocazione - ha raccontato all’Ansa Arduino, fratello di suor Olga - E se sul piano umano sono dispiaciuto, come cristiano sono orgoglioso.È già nei cieli, ne sono certo e lo dico rispettando il credo di ognuno».

Cordoglio è stato espresso da papa Francesco che ha dichiarato: «Il loro sangue versato diventi seme di speranza per costruire l’autentica fraternità tra i popoli».

In Burundi - uno dei paesi più poveri dell'Africa che nel 2006 è uscito da oltre dieci anni di guerra civile - i conventi erano già stati presi di mira. Il 27 novembre 2011, il cooperante italiano Francesco Bazzani era rimasto ucciso in un attacco a un convento a Ngozi, nel nord del Paese, insieme con una suora croata.

 FONTE WEB: Sito ufficiale Federazione Nazionale Ipasvi

http://www.ipasvi.it/attualita/barbarie-in-burundi-uccise-tre-missionarie-tra-loro-anche-l-infermiera-suor-lucia-pulici-id1326.htm

 


 
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Del: 01/09/2014 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Ebola, è un Infermiere il primo britannico ad essere contagiato dal virus Ebola (il bollettino parla di 1427 decessi finora)

Ebola, è un Infermiere il primo britannico ad essere contagiato dal virus Ebola
(il bollettino parla di 1427 decessi finora)

Ebola, è un"infermiere eroe" il primo britannico contagiato dal virus in Africa

26/08/2014

William Pooley, 29 anni, da cinque settimane lavorava come volontario al centro per il trattamento dell'ebola a Kenema, In Sierra Leone. L’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità registra 1.427 morti per Ebola e i primi a essere falcidiati dal virus sono i medici e gli infermieri che operano nelle aree a rischio. Sono sempre più spesso chiamati "eroi" per l'atteggiamento con cui antepongono il bene comune alla propria salute individuale. L'ultima storia del genere viene dalla Gran Bretagna e riguarda l'infermiere William Pooley, 29 anni, il primo cittadino d'Oltremanica affetto dal virus che nella notte è arrivato dall'Africa all'Inghilterra con un volo speciale ed è stato subito ricoverato in una unità altamente isolata al Royal Free Hospital di Londra. "Un professionista, che laddove molti suoi colleghi decidevano di non stare a contatto con i malati di Ebola in Sierra Leone, si era offerto volontario per farlo", scrive oggi il Daily Mail. Pooley è originario di Woodbridge, in Suffolk, e da cinque settimane lavorava come volontario al centro per il trattamento dell'ebola a Kenema, in Africa.

FONTE WEB: sito ufficiale FN Ipasvi  

http://www.ipasvi.it/attualita/ebola---un-infermiere-eroe-il-primo-britannico-contagiato-dal-virus-in-africa-id1316.htm

 

  

 


 
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Del: 25/08/2014 - Di: Max Calvo - Titolo: Siria dilaniata da un conflitto sotto silenzio (intervista a Enrico Vandini, presidente di We Are Onlus)

Siria dilaniata da un conflitto sotto silenzio
(intervista a Enrico Vandini, presidente di We Are Onlus)

Da lunghissimi mesi la situazione in Siria tiene con il fiato sospeso coloro che sono attenti agli accadimenti circostanti, mentre governo italiano, organi ufficiali, quotidiani seri – ma non la rete – sembrano dimenticarsi di ciò che sta accadendo sotto la scellerata guida di Bashar Al Assad e di coloro che hanno interesse a che la Siria sia in una situazione di totale incertezz ed ingovernabilità, dilaniata da una guerra interna i cui sviluppi sono difficilmente prevedibili.
Abbiamo voluto parlare della situazione in Siria con
Enrico Vandini, presidente di We Are Onlus organizzazione impegnata nell’aiuto alle popolazioni siriane colpite durissimamente da un conflitto sanguinoso e insensato.

L’intervista:


La Siria è un paese dilaniato dalle lotte di potere e dalla guerra civile, ma nessuno ne parla più. Che succede?

Francamente il fatto che nessuno ne parli è la cosa che più indigna sia me che tutti coloro che lavorano per aiutare questo popolo. Per non parlare della popolazione siriana a cui prima o poi la comunità mondiale e le loro organizzazioni dovranno chiedere scusa. Peccato che le scuse, come nel caso del Ruanda, serviranno davvero a poco se non a rinfrescare le coscienze di chi ha ignorato questo dramma. Al momento la situazione nel paese è drammatica e nel contempo caotica perché c’è chi ha voluto dare una connotazione ad una rivolta che invece era solo nata per ottenere diritti umani e politici. Attualmente Assad vuole fare apparire la sua come una lotta contro i terroristi di Al Qaeda, ma la connivenza di questi con il regime è fin troppo evidente visto che il regime non bombarda le zone da loro occupate e gli stessi membri di Al Qaeda riescono a spostarsi tranquillamente dalla Siria all’Iraq e viceversa. Vorrei ribadire con forza che questa non è nata come una guerra civile bensì come una richiesta di diritti fondamentali che è durata mesi fino a che il regime ha deciso di soffocarla con la forza. Da qui la fuoriuscita di Ufficiali dall’Esercito governativo che hanno poi dato vita all’Esercito Libero.

Come vive la popolazione questo dramma umano e politico?

Non è facile capire come effettivamente vivano le persone che ancora sono rimaste nei territori in mano al regime. A noi è capitato di entrare in Siria e abbiamo visto desolazione, miseria, paesi rasi al suolo, ospedali gestiti nel sottosuolo o a pian terreno senza insegne identificative essendo i bersagli preferiti dalle forze governative. Abbiamo visto le condizioni di qualcuno degli innumerevoli campi profughi e le assicuro che la tristezza è tanta. Bambini che non vivono la loro giovinezza come dovrebbero, persone anziane, inferme che vivono confinate in una tenda chissà con quale speranza di potere vivere gli ultimi giorni della loro vita nelle loro case o in una condizione di normale agio. Abbiamo parlato con i profughi che hanno speso buona parte dei loro risparmi per fuggire clandestinamente dall’inferno del loro paese e sbarcano in italia con la speranza di raggiungere paesi del nord europa che sono disposti a concedere loro asilo politico in tempi accettabili ma che una ridicola legge europea costringe a rimanere in Italia essendo questo il primo paese dove vengono identificati. Per questo si rifiutano di dare le impronte, perché sanno che in Italia farebbero una vita miserabile in attesa dell’asilo politico mentre queste persone vogliono rifarsi una vita, lavorando seriamente per garantire un futuro ai loro figli e questo credo che i canali di informazione dovrebbero farlo sapere i nostri concittadini rompendo questo vergognoso silenzio. Ci sono poi le persone che si sono rifatte una vita in altri paesi e che fino a qualche tempo fa speravano di potere rientrare a breve nel proprio paese e che man mano stanno perdendo la speranza e anche questa rassegnazione fa davvero male soprattutto se vista negli occhi di persone che nel frattempo sono diventate amici veri.

Quali sono le forze che agitano la Siria in questo momento?

In questo momento il regime essendo di una minoranza(alawita) fa parte degli sciiti ed è appoggiato dall’Iran, Iraq e Hezbollah libanese e quindi dalla cosiddetta semiluna sciita. Già leggendo i nome dei gruppi e delle nazioni che sostengono il regime chiunque si dovrebbe fare una idea dello stato delle cose. Queste che possiamo considerare potenze (visto anche gli stati che li sostengono economicamente e politicamente) si trovano a combattere con un’esercito libero formato in gran parte da oppositori del regime che combattono per una paese libero e democratico. Questa analisi la faccio a malincuore presiedendo una associazione che ci tiene ad essere apolitica e che vuole unicamente aiutare i profughi ed evitare le stragi di innocenti. Chiaro che non posso ignorare che tutto ciò ha avuto origine perché il regime ha voluto ignorare manifestazioni pacifiche che chiedevano istruzione, libertà e diritti umani e anzi le ha represse con la forza.

Sulla base della sua esperienza, cosa serve affinché la Siria possa ritornare ad essere un paese pacifico?

Non si tratta solo della mia esperienza ma di un buon senso che sempre più latita. Basterebbe imporre il cessate il fuoco al regime, un governo di transizione e libere elezioni. Le cosiddette superpotenze quando hanno voluto attuare questa politica lo hanno sempre potuto fare e se lasciassero da parte biechi interessi di parte rimettendo la vita umana al primo posto delle priorità, come tra l’altro dovrebbero fare per statuto, questo sarebbe più che attualizzabile.

Scuola, lavoro, diritti umani fondamentali. Il popolo siriano ha perso tutto, si deve incolpare Bashr Al Assad – ammesso che serva – o lo scenario è ben più ampio?

Del motivo per cui ha perso tutto penso che non si possa fare altro che accusare Assad e il suo governo. Basta parlare con Siriani più che moderati, o rileggere la storia per sapere che 40 anni fa esisteva un parlamento regolarmente eletto e che rappresentava tutte le religioni e garantiva libertà, educazione e diritti umani a tutto il popolo. Certo che ora lo scenario è diventato ben più ampio ma non credo sia pensabile nel 2014 che in una scuola sia accettabile studiare la vita del dittatore o imparare a memoria i suoi discorsi. Oddio forse per qualcuno ancora lo è ma accoglierlo come leader democratico servono fantasia e spirito.

Lei è presidente dell’associazione Weareonlus, come svolgete il vostro lavoro nel Paese?

La nostra missione si svolge raccogliendo beni di prima necessità (abiti, giochi, farmaci, alimenti, coperte, scarpe) che poi spediamo con container e abbiamo contatti con associazioni umanitarie sia turche che siriane che ci garantiscono la distribuzione nelle zone di maggior bisogno. Qui si parla di profughi ma il nostro aiuto non si limita solo a loro. Abbiamo portato aiuti anche agli alluvionati della bassa modenese e in Sardegna nei giorni dell’emergenza

Di cosa vi occupate esattamente?

Ci occupiamo di raccogliere questi beni tramite serate di sensibilizzazione, collette alimentari e con il sostegno delle tante persone di cuore che seguono il nostro gruppo Facebook (“We Are…”) o il nostro sito internet (www.weareonlus.org) . Cerchiamo inoltre di fornire il minimo indispensabile ai profughi che sbarcano sulle nostre coste per metterli in condizione di affrontare il viaggio che hanno intrapreso in cerca di condizioni accettabili di vita. Si tenga conto che spesso queste persone sbarcano nel nostro paese con solo una o due sportine di plastica che contengono tutti i loro averi.

Possono le ONG intervenire laddove la politica fallisce o non è interessata a muoversi?

Purtroppo devo dire che sì possono ma francamente senza la volontà della politica o dell’interesse dei media si fa molta fatica per raggiungere risultati appena soddisfacenti. Se la politica internazionale si muovesse si potrebbero evitare morti e massacri inutili e mi indigna molto vedere che la storia abbia insegnato così poco a tutti. Belle parole, tanti propositi ma poi si lasciano morire persone nell’interesse generale e in un clima di totale non informazione. Sono stati creati organismi internazionali allo scopo di garantire i diritti minimi a tutti gli abitanti del mondo ma con leggi incoerenti come quella del diritto di veto alle Nazioni Unite la loro efficacia diventa di fatto nulla.Enrico Vandini Siria 01

Le condizioni dei profughi. Cosa può dirci sulla questione?

Questo è l’argomento sul quale purtroppo sono più preparato in assoluto, essendomi recato più volte a visitare i campi in cui sono ospitati e sono rientrato proprio a pasqua da una missione in una cittadina turca di confine dove hanno trovato rifugio molti profughi siriani. Forse solo chi ha avuto a che fare con tragedie di questa portata e ha visitato di persona campi profughi può rendersi conto della situazione. Nei campi ogni stagione si palesa nella connotazione peggiore; l’inverno è terribile da passare dentro una tenda e le insidie della neve per chi è costretto a vivere confinato in questi campi sono facilmente intuibili. L’estate, il caldo, la poca igiene ripropongono malattie che di fatto sembravano debellate come la le smaniosi e anche la primavera e l’autunno con le piogge abbondanti che le caratterizzano trasformano i campi in stagni dentro ai quali ci si muove davvero a fatica e ogni operazione quotidiana diventa a dir poco faticosa. Come già detto ci sono poi coloro che rischiando la vita e tutti i loro risparmi cercano di fuggire per raggiungere nazioni accoglienti e disposte a dare loro asilo. Le faccio un esempio: una famiglia siriana che volesse ottenere asilo politico ad esempio dalla svezia sa cosa deve fare? Una persona normale potrebbe pensare che una volta raggiunta la Turchia si possa rivolgere ad una ambasciata e chiedere asilo e una volta ottenuto pagarsi un volo (che costerebbe molto meno della metà di quanto costino i viaggi via mare) e da lì raggiungere il paese ospitante. No, invece non è così; deve raggiungere l’egitto o la Libia, imbarcarsi rischiando la vita, per l’Italia e da lì sperando di non essere fermati ed identificati raggiungere in treno o in auto la svezia. Le pare una procedura dettata da persone degne di governare l’Europa? Io preferisco non commentare per non cadere nella volgarità.

E sulla polemica tutta italiana dei profughi che la popolazione accoglie e che certa politica utilizza a fini elettorali?

Il mio parere è sull’Italia che è il paese dove sono nato e dove vivo. Il fatto che la politica continui a sfruttare le miserie e le tragedie umani per fini elettrorali è una responsabilità soprattutto di noi elettori. Fino a quando continueremo a credere esclusivamente a quanto ci viene raccontato e non useremo la mente per ragionare e non ci informeremo di come stanno realmente le cose e cosa dice esattamente la legge saremo correi di questo malcostume. Le posso garantire che il popolo italiano è molto meglio di chi lo governa. Durante le collette alimentari che facciamo, ad esempio, ci proponiamo come gruppo che raccoglie cibo per i profughi siriani con un occhio di riguardo ai bambini. Secondo lei quanti dei nostri interlocutori sanno esattamente cosa sta succedendo in Siria? Le do io la risposta: quasi nessuno anche grazie al pessimo lavoro svolto dall’informazione in Italia ma nonostante questo e nonostante la diffidenza dovuta al fatto che anche dietro missioni umanitarie in passato si siano nascosti interessi illegittimi queste persone ci aiutano anche se la nostra organizzazione è piccola e poco conosciuta ma donano con il cuore. Pensi cosa potrebbero fare se un canale televisivo primario mandasse in onda un reportage ben fatto sui campi profughi. Come le ho già detto credo che la politica e non solo quella nazionale dovrebbe provare vergogna per il trattamento riservato alla questione siriana.Enrico Vandini Siria 02

Come vede il futuro della Siria e dell’area?

Francamente sono preoccupato del silenzio che è calato sulla situazione. Ora sono state convocate elezioni risibili e nessun paese ha proposto di inviare osservatori a verificarne l’efficacia. Ho il terrore che i profughi siriani non possano più rientrare nel loro paese libero e questo mi riempie di tristezza perché vedo, perché so che è quello per cui lottano e so che questa è la loro unica speranza. Non li sento parlare di vendette, non li sento arrabbiati, mi trovo spesso davanti persone con una grande dignità che sperano solamente di potere rivedere il loro paese. Questa è anche la mia speranza anche se ogni giorno che passa in questo immobilismo tende a spegnerla.

C’è qualcosa che possiamo fare come privati cittadini?

Come privati cittadini dovremmo innanzi tutto cercare di informarci realmente sulla situazione per avere un quadro veritiero di come stanno le cose. Poi sono tante le cose che si possono fare in un paese libero e che una volta erano consuetudine ma che al giorno d’oggi non si usano più. Si può manifestare per solidarietà a questo popolo con la speranza di costringere i governi a prendere qualche posizione, si possono aiutare associazioni come la nostra a raccoglier materiale e anche a dividerlo, inscatolarlo e consegnarlo allo spedizioniere. Creda non abbiamo solo bisogno di sostegno economico ma anche di braccia volenterose ma la mancata informazione ha fatto in modo che i più non conoscendo il dramma non se ne possono certo interessare. Si possono leggere libri di siriani che vivono in Italia e che hanno descritto la situazione rischiando la vita come il nostro amico Shady Amadi per capire la situazione. Sono certo che, come è giusto che sia, la conoscenza spinge le persone ad aiutare per cui vorrei che prima le persone si informassero perché poi sono certo che il loro sostegno alla nostra e ad altre associazioni sarebbe spontaneo e certo.

MAX CALVO

Fonte web: http://www.gaiaitalia.com/2014/05/01/siria-dilaniata-dal-conflitto-nel-silenzio-generale-intervista-a-enrico-vandini-presidente-di-we-are-onlus/


 
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Del: 07/02/2014 - Di: Anna Bonacini e Cinzia Gradellini - Titolo: Assistenza infermieristica a Lunsar, Sierra Leone (Un progetto di volontariato)

Assistenza infermieristica a Lunsar, Sierra Leone
(Un progetto di volontariato)

Assistenza infermieristica a Lunsar, Sierra Leone. Un progetto di volontariato

di Anna Bonacini (1), Cinzia Gradellini (2)

(1) Infermiere, Asp Carlo Sartori, S. Polo d'Enza (RE)

(2) Tutor e docente in convenzione, Cdl in Infermieristica, Università di Modena e Reggio Emilia - Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova

Corrispondenza: bonacinianna@gmail.com

Il paese La Sierra Leone, paese africano occidentale, si trova tra le ultime nazioni per indice di sviluppo umano ed ha un tasso di mortalità adulta del 36,8%. Le principali patologie presenti sono: malaria, tubercolosi e Hiv. Il tasso di mortalità alla nascita è di 857 su centomila nati vivi. La mortalità infantile sotto i cinque anni è del 14% ed è causata da malaria (40%), polmonite (15%) e diarrea (14%). Gli accessi ai servizi sanitari sono difficili, solitamente a pagamento e chi necessita di cure spesso deve percorrere lunghe distanze a piedi o affrontare nuove spese per il trasporto. Perciò gran parte della popolazione si rivolge ai guaritoti tradizionali, che in molte zone del paese rappresentano l’unica possibilità di cura. Lunsar è una delle più grandi città del paese, con una popolazione di circa 24.000 abitanti. Un’esperienza di volontariato Nell’agosto 2010 ho svolto un’esperienza di volontariato in una piccola clinica della città di Lunsar. In qualità di studente infermiera, affiancata al personale della clinica, ho osservato e partecipato all’erogazione delle attività assistenziali. Durante l’esperienza è emersa l’importanza della conoscenza del paese e del suo contesto sanitario ed epidemiologico per meglio rispondere ai bisogni sanitari locali. Ho analizzato i dati epidemiologici di riferimento, i percorsi di cura scelti dalla popolazione ed il contesto di medicina tradizionale in relazione all’approccio convenzionale. I metodi e gli strumenti utilizzati sono stati l’osservazione documentaria, l’osservazione partecipante, i focus group e le interviste. Non essendo disponibili documenti d’archivio in clinica, i dati epidemiologici di Lunsar sono stati raccolti tramite la documentazione dell’ospedale della città (il St. John of God) e reperiti dall’archivio della Curia generalizia del Fatebenefratelli di Roma. L’osservazione partecipante è stata effettuata in clinica. Per indagare la medicina tradizionale è stato condotto invece un focus group in cui sono stati coinvolti due infermieri della clinica, uno studente infermiere e due pazienti. Ho inoltre effettuato interviste di tipo strutturato a due medici italiani che collaborano con un ospedale sierraleonese con l’obiettivo di approfondire le caratteristiche dei servizi convenzionali sierraleonesi, le conoscenze riguardo la medicina tradizionale e i risultati di cura. Alcuni dati epidemiologici Nel 2008 l’ospedale ha ricoverato 3067 adulti e 2402 bambini. Le principali diagnosi e le maggiori cause di mortalità dell’ospedale St. John of God sono descritte rispettivamente nelle tabelle 1 e 2. Tabella 1 - Distribuzione delle diagnosi nei pazienti ricoverati nel 2008 Infezioni / Malattie infettive 45% Anemia severa 14% Polmonite - Infezioni respiratorie 10% Gastrite 8% Diagnosi chirurgiche 7% Ipertensione + insufficienza cardiaca 5% Ostetricia 5% Traumi ortopedici 3% Malnutrizione severa 2% Altro 2% Tabella 2 - Cause di mortalità nei pazienti ricoverati nel 2008 Diagnosi Adulti Pediatria Malaria 18% 49% Hiv/Aids 15% - Anemia 8% 46% Sepsi 7% 5% Epatite 6% - Accidenti cerebrovascolari e ipertensione arteriosa 19% - Altro 27% - I bisogni di salute della città di Lunsar La clinica presa in esame accoglie adulti e bambini che presentano sintomi di vario genere o necessitano medicazioni e somministrazione di farmaci per via orale e intramuscolare. Mediamente vi accedono ogni giorno circa 45 persone di cui 20 sono bambini al di sotto dei 5 anni. Le persone che si rivolgono alla clinica presentano principalmente: febbre, cefalea, tosse, vomito, diarrea, ferite ed infezioni. Le diagnosi più frequenti sono: malaria, infezioni respiratorie, gastroenteriti (prevalentemente nei bambini) e infezioni da taglio cesareo, da circoncisione, da ferite traumatiche. All’ingresso i pazienti sono accolti da una persona senza formazione specifica che svolge una sorta di triage, dividendo i nuovi accessi dai pazienti già in trattamento. L’ordine d’accesso è sostanzialmente quello d’arrivo e non dipende dall’età e dalla sintomatologia. I pazienti già in trattamento presentano generalmente ferite che necessitano di medicazioni giornaliere per un lungo periodo. Gli infermieri si occupano delle medicazioni e della somministrazione di farmaci per via intramuscolare: non è prevista alcuna forma di registrazione della prestazione svolta o del monitoraggio della situazione clinica. La medicina tradizionale Dal focus group è emerso che i guaritori tradizionali sono considerati persone di riferimento nei villaggi. Per molto tempo e in molte zone la medicina tradizionale è stata l’unica possibilità di cura: unisce metodi di cura a pratiche religiose tradizionali, considera la dimensione fisica del problema tanto quanto quella spirituale. Per curare vengono utilizzate diverse qualità di piante somministrate sotto forma di creme a uso topico o soluzioni da ingerire, spesso associate a veri e propri riti. Esistono ad esempio erbe da applicare sul viso per il trattamento di febbri malariche, preparate come lozioni e somministrate per via orale per risolvere dolori addominali e cefalea. Non sempre la medicina tradizionale guarisce, a volte peggiora la situazione. Nel caso di un ragazzino dodicenne, una piccola ferita al braccio curata con erbe si infettò gravemente con aumento esponenziale dell’estensione della ferita. Medicina tradizionale e convenzionale a confronto Le popolazione riconosce la maggior efficacia delle cure convenzionali rispetto a quelle tradizionali ma preferisce rivolgersi ai guaritori perché sono più economici. Per le cure convenzionali è necessario pagare il trasporto, l’ammissione, il letto, il cibo, gli esami diagnostici, i farmaci, gli interventi chirurgici e i parti (sia cesarei che naturali). Per una famiglia sierraleonese media un ricovero ospedaliero è troppo oneroso. I casi che giungono in ospedale dopo trattamenti tradizionali presentano generalmente un aggravamento del quadro clinico, legato all’accesso tardivo alla struttura ed alla natura del trattamento ricevuto. Nei contesti convenzionali non si sono evidenziate influenze da parte della medicina tradizionale. La clinica di Lunsar non ha contatti con guaritori tradizionali. Conclusioni Il 45% delle diagnosi all’ospedale St. John of God di Lunsar è rappresentato da malattie infettive, in particolare dalla malaria che è anche la principale causa di morte nei bambini (49%) e che può complicare in anemia grave in molti casi (46%). Le principali cause di mortalità adulta sono accidenti cerebrovascolari, ipertensione seguiti da malaria e Hiv/Aids. La maggioranza della popolazione sceglie, almeno in prima istanza, di rivolgersi alla medicina tradizionale per vicinanza fisica, culturale e minor costo. Nella maggior parte dei casi i trattamenti ad essa correlati peggiorano la situazione o richiedono un intervento successivo con la medicina convenzionale. La Sierra Leone è un paese molto povero, con grandi problemi e poche risorse. Per rispondere ai bisogni di salute, in una logica di accessibilità e sostenibilità, servono rimedi a basso costo, tecnologie efficaci, semplici e di facile utilizzo. L’educazione sanitaria ricopre un’importanza primaria e gli ambiti di intervento sono numerosi: l’impiego di zanzariere, la prevenzione degli incidenti da soda caustica nei bambini (utilizzata per il sapone), la sensibilizzazione al riconoscimento precoce dei segni/sintomi delle principali patologie, la cura delle ferite, la bollitura dell’acqua, la nutrizione. Per l’infermiere europeo che lavora nei paesi in via di sviluppo la sfida riguarda la mediazione e l’accettazione degli elementi socioculturali che influenzano l’approccio alla salute. Conoscenza e competenze restano lo strumento base da mettere in campo ma, prudenza, diplomazia e pazienza risultano fondamentali.

BIBLIOGRAFIA - Government of Sierra Leone, Ministry of health and sanitation (2010). National health sector strategic plan 2010-2015. Consultato 5 ottobre 2011; http://www.health.gov.sl. - St. John of God Catholic hospital (2011). Annual report 2008, Lunsar. Roma: Archivio Curia generalizia Fatebenefratelli. - Unicef. Sierra Leone statistics. Consultato 4 ottobre 2011; http://www.unicef.it. - World health organisation (2011). Sierra Leone country health profile. Consultato 4 ottobre 2011; http://www.who.int.

FONTE http://www.ipasvi.it/ecm/rivista-linfermiere/rivista-linfermiere-page-18-articolo-220.htm

FEDERAZIONE NAZIONALE IPASVI

 


 
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Del: 16/09/2013 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Il dramma di una infermiera siriana che fa rinascere 3 vite (La commovente storia di una profuga morta al largo di Siracusa. Grazie all'assenso della famiglia, donati e trapiantati il fegato e i due reni.)

Il dramma di una infermiera siriana che fa rinascere 3 vite
(La commovente storia di una profuga morta al largo di Siracusa. Grazie all'assenso della famiglia, donati e trapiantati il fegato e i due reni.)

04/09/2013

Dalla Siria, passando per la Sicilia, arrivano anche belle notizie, in questi drammatici giorni in cui si torna a parlare di guerra globale. Proprio per fuggire dalla morsa di Damasco, alla ricerca di un futuro migliore, un'infermiera di 49 anni era partita qualche settimana fa alla volta dell'Occidente. Scalo obbligatorio l'Italia, come spesso accade. Ma la donna è stata trovata in fin di vita a bordo di un'imbarcazione soccorsa dalla Guardia costiera il 28 agosto scorso, al largo di Siracusa. La profuga, che viaggiava con il marito e i due figli, era stata trasferita all'ospedale Umberto I di Siracusa per un arresto cardiocircolatorio. Ma, purtroppo, i disperati tentativi di salvarle la vita sono stati vani. I rianimatori hanno quindi chiesto al marito l'assenso alla donazione degli organi. Assenso prontamente accordato. Ieri mattina, come informa il Centro regionale trapianti siciliano, sono terminate le operazioni di prelievo di fegato e reni: il fegato è stato trapianto all'Ismett su un uomo di 66 anni, siciliano ma residente in Calabria; un rene è stato trapiantato al Policlinico di Catania su una donna calabrese di 60 anni in urgenza clinica regionale; l'altro rene è stato assegnato all'Ismett per un uomo di 41 anni di Ragusa. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha definito "commovente" la decisione della famiglia siriana. Il ministro ringrazia e, in una nota ufficiale, ha sottolineato che questa storia "è l'esempio che anche in situazioni drammatiche di estremo bisogno, come sono quelle dei profughi che arrivano sulle nostre coste, ci sono persone che riescono a compiere gesti d'amore verso il prossimo che vanno silenziosamente a beneficio di altri".

FONTE WEB: http://www.ipasvi.it/attualita/il-dramma-di-un-infermiera-siriana-fa-rinascere-tre-vite-in-italia-id999.htm


 
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Del: 01/09/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: I risultati del rapporto del ministero della Salute sui 44 luoghi e siti più inquinati d’Italia (Dai tumori all’asma. Ecco che cosa rischiano oltre 6 milioni di italiani.)

I risultati del rapporto del ministero della Salute sui 44 luoghi e siti più inquinati d’Italia
(Dai tumori all’asma. Ecco che cosa rischiano oltre 6 milioni di italiani.)

Sono stati individuati dalla Val D’Aosta alla Sicilia. E sono ben quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali. Tramite il sito siamo a pubblicare la lista completa dei siti a rischio e la lista di malattie che gli abitanti devono temere. Tutto ufficiale, anche se scritto in burocratese. I dati sono del novembre 2012 A diffondere la lista nera il blog collettivo “PopOff”.

Emarese (Aosta)

Comune di Emarese.

«Il decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: miniera, amianto e discariche. Mortalità per tutte le cause e malattie del sistema circolatorio. L’esiguità numerica della popolazione residente non ha consentito una completa valutazione della mortalità nel periodo studiato».

Pieve Vergonte (Verbania, Cusio, Ossola)

Comuni di Piedimulera, Pieve Vergonte e Vogogna.

«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti chimici e di discariche (RSU, rifiuti spe- ciali non pericolosi, rifiuti da metallurgia Pb, Zn, Cu, cavi elettrici plastificati). Il profilo di mortalità nel SIN di Pieve Vergonte mostra un eccesso tra gli uomini e le donne per tutte le cause, tutti i tumori e per le malattie circolatorie. Si osserva un eccesso per il tumore del colon-retto tra le donne e per il tumore dello stomaco in entrambi i generi, seppure con stime imprecise».

Balangero (Torino)

Comuni di Balangero e Corio.

«Il Decreto di perimetrazione elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: amianto, discariche e miniera. Il profilo di mortalità nel SIN mostra, nel complesso delle principali cause di morte un eccesso della mortalità per tutte le cause in entrambi i generi, per le malattie del sistema circolatorio nelle donne, per le malattie degli apparati respiratorio e digerente negli uomini. È presente un incremento della mortalità per tumore della pleura negli uomini, dato affetto da un’imprecisione della stima».

Casal Monferrato (Alessandria)

Comuni di Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Balzola, Borgo San Martino, Bozzole, Camagna Monferrato, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Cella Monte, Cereseto, Cerrina Monferrato, Coniolo, Conzano, Frassinello Monferrato, Frassineto Po, Gabiano, Giarole, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncalvo, Moncestino, Morano sul Po, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Palazzolo Vercellese, Pomaro Monferrato, Pontestura, Ponzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Ticineto, Treville, Trino, Valmacca, Vignale Monferrato, Villadeati, Villamiroglio e Villanova Monferrato.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN segnala la presenza di un’industria per la lavorazione e produzione di manufatti di amianto. Un eccesso della mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per le malattie del sistema circolatorio. Si osservano eccessi per il tumore polmonare negli uomini, e in entrambi i generi per il tumore pleurico. Sono state pubblicate una serie di indagini epidemiologiche condotte a Casale Monferrato. Uno studio di coorte occupazionale condotto su 3.443 lavoratori del cemento-amianto della Eternit. In entrambi i generi sono stati osservati eccessi della mortalità per tutte le cause, tumore polmonare, tumore della pleura, tumore del peritoneo e asbestosi. Nelle donne è stato confermato l’aumento della mortalità per tumore dell’ovaio e dell’utero».

Serravalle Scrivia (Alessandria)

Comuni di Serravalle Scrivia e Stazzano.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto di rigenerazione olii esausti. Il profilo di mortalità nel SIN mostra, nel complesso delle principali cause di morte un eccesso nelle donne per tutte le cause e per le malattie dell’apparato circolatorio. L’eccesso nella mortalità per tutte le cause può essere in parte attribuibile all’aumento di rischio per malattie dell’apparato circolatorio. Si documenta un eccesso negli uomini per tumore dello stomaco».

Cengio (Savona) e Saliceto (Alessandria)

Comuni di Bergolo, Bistagno, Bubbio, Cairo Montenotte, Camerana, Castelletto Uzzone, Castino, Cengio, Cessole, Cortemilia, Cosseria, Cravanzana, Feisoglio, Gorzegno, Gottasecca, Levice, Loazzolo, Millesimo, Mombarcaro, Monastero Bormida, Monesiglio, Montezemolo, Niella Belbo, Perletto, Ponti, Pruneto, Sale San Giovanni, Saliceto, San Giorgio Scarampi, Sessame, Torre Bormida e Vesime.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici con produzione di coloranti e di discariche. Si osserva un eccesso in entrambi i generi per il tumore dello stomaco. Si osserva un eccesso nelle donne, per l’asma, sia in presenza sia in assenza di correzione per fattori socioeconomici».

Cogoleto-Stoppani (Genova)

Comuni di Arenzano e Cogoleto.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto per la produzione del bicromato di sodio e di una discarica. Per il complesso delle principali cause di morte mostrano una mortalità osservata simile a quella attesa tra gli uomini, mentre nella popolazione femminile indicano un eccesso per tutte le cause e per le malattie dell’apparato genitourinario. Si osserva un eccesso di rischio nelle donne, per l’asma. Inoltre, uno studio recente, effettuato dal CNR e da ARPA Liguria1, ha analizzato i sedimenti marini, evidenziando alte concentrazioni di metalli pesanti, come cromo esavalente e nichel e, in minore quantità, di argento, mercurio, piombo, rame e zinco».

Pitelli (La Spezia)

Comuni di La Spezia e Lerici.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, centrale elettrica, area portuale, amianto e discarica. Nel SIN risultano in eccesso la mortalità per tutti tumori e per le malattie dell’apparato respiratorio negli uomini. Risultano in eccesso negli uomini la mortalità per il tumore dello stomaco, del polmone, della pleura e per malattie dell’apparato respiratorio. Due studi dei lavoratori dei petrolchimici di Genova e La Spezia hanno evidenziato un eccesso di mortalità per mesotelioma pleurico tra i manutentori».

Sesto San Giovanni (Milano)

Comuni di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianto siderurgico e discariche. Per malattie dell’apparato respiratorio, acute, croniche e asma è nota una componente occupazionale. Polveri, gas, fumi, agenti sensibilizzanti sono tra le esposizioni con accertato ruolo eziologico per queste patologie».

Cerro al Lambro (Milano)

Comuni di Cerro al Lambro e San Zenone al Lambro.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN segnala la presenza di discariche. Nel complesso nell’area di Cerro al Lambro si osserva una mortalità per tutte le cause e causa-specifica che non si di- scosta dall’atteso regionale».

Pioltello Rodano (Milano)

Comuni di Pioltello e Rodano.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti o sorgenti di esposizione ambientale: impianto chimico e discariche. Negli uomini si osserva un difetto della mortalità per tutti i tumori, e un eccesso per le malattie del- l’apparato digerente».

Broni (Pavia)

Comune di Broni.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un’area di produzione di manufatti di cemento-amianto. Eccesso di mortalità per tutte le cause negli uomini e, in entrambi i generi, un eccesso di mortalità per patologie dell’apparato cardiovascolare. Il tumore maligno della pleura sia negli uomini sia nelle donne risulta in eccesso, con un aumento dei rispettivi SMR di più di 10 volte».

Brescia
Comuni di Brescia, Castegnato e Passirano.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, discarica. I valori osservati per la mortalità per tutti i tumori in entrambi i generi e le malattie respiratorie negli uomini sono superiori all’atteso. Elevata probabilità al linfoma non Hodgkin. Sono stati osservati eccessi per questa causa di morte negli uomini».

Laghi di Mantova

Comune di Mantova Virgilio.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN Laghi di Mantova e Polo chimico elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici (metallurgia, cartaria), petrolchimico, raffineria, area portuale e discariche industriali. Per le principali cause di morte, un difetto per tutti i tumori e un eccesso per le malattie dell’apparato circolatorio negli uomini. Un valore dell’SMR in eccesso, anche se affetto da imprecisione, è osservato per l’asma nelle donne».

Bolzano

Comune di Bolzano.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto per la produzione di alluminio e di magnesio. Si osserva un eccesso, seppure caratterizzato da una stima imprecisa, della mortalità per alcune condizioni morbose di origine perinatale. Per quanto riguarda altre cause di morte non comprese nelle tabelle precedenti, si osservano eccessi di mortalità, per il totale di uomini e donne, per le demenze».

Trento Nord

Comune di Trento.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un’industria chimica. Il SIN è caratterizzato da suoli inquinati dalle passate attività industriali di produzione della Carbochimica Prada, che ha cessato la produzione nel 1984, e della produzione di piombo tetraetile da parte della Società Lavorazioni Organiche Inorganiche (SLOI), attiva dal 1939 al 1978. Si segnala un aumento di mortalità per tumore del colon-retto sia negli uomini sia nelle donne, anche se questi dati sono caratterizzati da stime imprecise».

Venezia Porto Marghera

Comune di Venezia.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, petrolchimico, raffineria, metallurgia, elettrometallurgia, meccanica, produzione energia area portuale e discariche. Per uomini e donne è presente un eccesso per tutti i tumori e per le malattie dell’apparato digerente. Difetti sono presenti per le malattie circolatorie tra gli uomini e in entrambi i generi per le malattie respiratorie e dell’apparato genitourinario. Il tumore del polmone e della pleura sono in eccesso tra uomini e donne. L’indagine dei 7.530 pescatori di Chioggia e Venezia, registrati dalla capitaneria nel periodo 1971-1986, la cui mortalità è stata studiata fino al 1986, ha osservato un incremento per il tumore del fegato e dello stomaco».

Laguna di Grado e Marano (Udine)

Comuni di Carlino, Cervignano del Friuli, Marano Lagunare, San Giorgio di Nogaro, Terzo d’Aquileia e Torviscosa.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di uno stabilimento per la produzione di cellulosa e di un’area portuale. Si osserva un eccesso di rischio per il tumore dello stomaco negli uomini e nelle donne. Nonostante la letteratura scientifica identifichi nel tipo di dieta il principale fattore di rischio per il tumore dello stomaco, l’eccesso osservato negli uomini può essere ricondotto a fattori ambientali (l’assorbimento gastroenterico come principale via di esposizione a piombo e cadmio, e a nitrati presenti nel bacino scolante della laguna) e occupazionali, vista l’associazione positiva rilevata tra tumore dello stomaco ed esposizione professionale a piombo e cromo esavalente».

Trieste
Comune di Trieste.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici, una raffineria, un impianto siderurgico e un’area portuale. La mortalità per le principali cause di decesso mostra per entrambi i generi eccessi per tutte le cause, malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e digerente. Nelle donne è evidente anche un eccesso per tutti i tumori. Il tumore del colon-retto e le malattie acute dell’apparato respiratorio sono in eccesso in entrambi i generi, l’osservato supera l’atteso tra gli uomini per il tumore della pleura e tra le donne per le malattie respiratorie acute e croniche. La relazione tra inquinamento atmosferico e tumore polmonare a Trieste è stata oggetto di due studi caso-controllo che hanno incluso solo uomini e hanno evidenziato un’associazione positiva e rischi maggiori per i residenti nel centro cittadino e nei pressi della zona industriale».

Fidenza (Parma)

Comuni di Fidenza e Salsomaggiore Terme.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e discarica di rifiuti urbani e speciali. Tra gli uomini si è osservato un eccesso della mortalità per le cause tumorali e per le malattie dell’apparato digerente. Tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per le malattie dell’apparato circolatorio e per le malattie dell’apparato digerente. Inoltre, l’eccesso di mortalità per tumore dello stomaco osservato tra gli uomini può essere riconducibile a una esposizione occupazionale».

Sassuolo (Modena) e Scandiano (Reggio Emilia)

Comuni di Casalgrande, Castellarano, Castelvetro di Modena, Maranello, Rubiera e Sassuolo.
«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti per la lavorazione della ceramica. Il profilo di mortalità del SIN mostra, tra le principali cause di morte, eccessi tra gli uomini per tutte le cause, malattie del sistema circolatorio e dell’apparato respiratorio; tra le donne si osservano eccessi per malattie dell’apparato digerente. Si osserva tra gli uomini un eccesso per malattie respiratorie e asma e per malformazioni congenite in tutte le classi di età».

Massa e Carrara

Comuni di Carrara e Massa.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: industria farmaceutica, petrolchimico, impianto siderurgico, area portuale, amianto, discariche e inceneritore. Nelle donne si evidenziano eccessi per tutte le cause, per le malattie dell’apparato digerente e genitourinario. In entrambi i generi si osserva un eccesso di mortalità per il tumore del fegato. Negli uomini sono presenti eccessi di mortalità per il tu- more del polmone, della pleura, del sistema linfoematopoietico; per il linfoma non Hodgkin si osserva un eccesso con una stima imprecisa. Tra le cause non tumorali sono presenti eccessi per le malattie respiratorie nel loro insieme, e separatamente anche per le croniche e le acute. Nelle donne si evidenzia un eccesso per le malattie respiratorie acute e difetti di mortalità per il tumore del colon- retto e del polmone. Si evidenziano eccessi di mortalità per malformazioni congenite e per le condizioni morbose di origine perinatale».

Livorno
Comuni di Collesalvetti e Livorno.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: raffineria e area portuale. La mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori è risultata in eccesso in entrambi i generi. Nelle donne si registrano eccessi per le malattie del sistema circolatorio e per le malattie del sistema digerente. Si osserva, in entrambi i generi, un eccesso per il tumore del polmone e per il tumore della pleura. Si evidenzia un eccesso di mortalità per condizioni morbose di origine perinatale».

Piombino (Livorno)

Comune di Piombino.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, siderurgico, centrale termoelettrica, area portuale e discarica industriale di rifiuti pericolosi. Il profilo di mortalità osservato nella popolazione residente di Piombino negli uomini mostra un eccesso per le malattie dell’apparato respiratorio, digerente e genitourinario. Nelle donne è presente un eccesso per malattie genitourinarie e difetti per tutte le cause, malattie del sistema circolatorio e respiratorie. Si osserva un solo eccesso di mortalità negli uomini per il tumore della pleura».

Orbetello (Grosseto)

Comune di Orbetello.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto di produzione di fertilizzanti chimici. La mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per le malattie genitourinarie è risultata in eccesso negli uomini. Un eccesso impreciso per le malattie genitourinarie è presente anche nelle donne. Si osserva un eccesso di decessi negli uomini per asma. Le contaminazioni ambientali della laguna di Orbetello sono in gran parte dovute agli sversamenti dei residui di lavorazione della produzione di fertilizzanti dell’industria ex Sitoco. L’industria si trova sulla sponda di levante della laguna di Orbetello».

Terni-Papigno

Comune di Terni.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: siderurgico e discarica di 2a categoria tipo B rifiuti speciali. Tra gli uomini residenti in questo SIN si è osservato un eccesso della mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori rispetto all’atteso; tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le patologie dell’apparato digerente».

Falconara Marittima (Ancona)

Comune di Falconara Marittima.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, raffineria, centrale termoelettrica. Il principale eccesso di rischio è per il tumore del polmone in entrambi i generi; nelle donne risultano in eccesso le malattie respiratorie acute, mentre negli uomini è in eccesso il tumore del colon-retto. In eccesso risultano anche le malformazioni congenite con stime imprecise e le malattie dell’apparato genitourinario, in eccesso nelle donne, anche se con stime imprecise».

Basso bacino del fiume Chienti (Macerata e Ascoli Piceno)

Comuni di Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un impianto calzaturiero. Si registra un eccesso per malattie dell’apparato genitourinario negli uomini e di malattie del sistema circolatorio nelle donne. E un eccesso della mortalità per alcune condizioni di origine perinatale nei bambini minori di un anno».

Bacino idrografico del fiume Sacco (Roma e Frosinone)

Comuni di Anagni, Colleferro, Ferentino, Gavignano, Morolo, Paliano, Segni, Sgurgola e Supino.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un’industria chimica. Si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause in uomini e donne. Tra gli uomini si osserva un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le malattie dell’apparato digerente, tra le donne si ha un eccesso di mortalità per le patologie del sistema circolatorio e un difetto di mortalità per tutti i tumori. Si rileva un eccesso per tumore dello stomaco e per le malattie dell’apparato respiratorio tra gli uomini».

Litorale domizio flegreo e Agro aversano (Caserta e Napoli)

Comuni di Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castel Volturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano, Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino, Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di discariche. Nel SIN sono stati osservati eccessi della mortalità in entrambi i generi per tutti i principali gruppi di cause, con eccessi di mortalità per il tumore polmonare, epatico e gastrico, del rene e della vescica. I risultati hanno, anche, mostrato un trend di rischio in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale, per tutti i tumori e per tumore epatico in entrambi i generi, e per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini».

Litorale vesuviano (Napoli)

Comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare di Stabia, Ercolano, Napoli, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle fonti di esposizione: amianto e discariche. I dati di mortalità mostrano eccessi per le malattie degli apparati digerente e genitourinario negli uomini e nelle donne. In assenza di correzione per indice di deprivazione, nelle donne vi è un eccesso per tutte le cause e per tutti i tumori. Negli uomini tantissimi i casi di tumore alla pleura».

Tito (Potenza)

Comune di Tito.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e siderurgico. Nell’area sono presenti attività produttive di diversa dimensione e tipologia, sia in funzione sia dismesse, con impianti chimici, scorie siderurgiche, discariche di rifiuti pericolosi, discariche con amianto a cielo aperto, vasche di fosfogessi. Il sito ARPA Basilicata riferisce attività di monitoraggio ambientale condotte nel 2003 con rilevazione di metalli pesanti (cromo esavalente, piombo, mercurio), benzene e idrocarburi aromatici, composti organici alogenati e altri idrocarburi. Nella sola popolazione maschile è in eccesso la mortalità per patologie dell’apparato respiratorio. Si osserva un eccesso di mortalità per tumori del colon-retto nelle donne».

Val Basento (Matera)

Comuni di Ferrandina, Grottole, Miglionico, Pisticci, Pomarico e Salandra.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e di produzione di manufatti in cemento-amianto. Tra gli uomini si osserva un eccesso della mortalità per tutte le cause, sia in assenza sia in presenza di correzione per deprivazione socioeconomica, e un deficit della mortalità per le malattie dell’apparato genitourinario. Nelle donne si rileva un difetto della mortalità per malattie dell’apparato respiratorio e per le patologie dell’apparato genitourinario».

Manfredonia (Foggia)

Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici e discariche. Si osservano, negli uomini e nelle donne, un eccesso per tumore dello stomaco e un difetto per le malattie dell’apparato respiratorio. Stime imprecise in difetto sono presenti per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali».

Bari-Fibronit

Comune di Bari.

«Il Decreto del SIN elenca la presenza di uno stabilimento di cemento-amianto. Risulta un eccesso di mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per malattie dell’apparato respiratorio, mentre nelle donne si rileva un eccesso per le malattie dell’apparato digerente. Una volta corretta per indice di deprivazione, risulta superiore all’atteso anche la mortalità per malattie dell’apparato circolatorio in entrambi i generi, dell’apparato digerente negli uomini e dell’apparato genito-urinario nelle donne. L’azienda Fibronit di Bari è stata oggetto di due studi di coorte. Lo studio di Belli ha riguardato i lavoratori dell’azienda, titolari di rendita INAIL per asbestosi, e ha osservato un aumento significativo della mortalità per asbestosi, tumore del polmone, della pleura e del mediastino. I risultati dello studio di Coviello, riguardante l’intera coorte, ha mostrato eccessi di mortalità per tutte le cause, per le pneumoconiosi, tutti i tumori, per i tumori maligni del polmone, della pleura e del peritoneo. L’impatto dell’esposizione ambientale ad amianto, in quartieri limitrofi all’insediamento produttivo, è stato stimato da Musti con uno studio caso-controllo che ha valutato la distribuzione spaziale di mesotelioma di origine non professionale, e ha osservato nella popolazione residente entro 500 metri dall’impianto un significativo incremento di rischio».

Taranto
Comuni di Taranto e Statte.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN riporta la presenza di una raffineria, un impianto siderurgico, un’area portuale e di discariche di RSU con siti abusivi di rifiuti di varia provenienza. Il lungo elenco di malattie comprende: eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi; eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi; eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura, che permane; eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute; associato a un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio; eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente; incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini; quest’ultimo è ascrivibile a un eccesso di mortalità per malattie ischemiche del cuore, che permane, anche tra le donne un eccesso per la mortalità per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con evidenza Limitata di associazione con la residenza in prossimità di raffinerie/poli petrolchimici e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalità legata alle malformazioni congenite, che non consente però di escludere l’assenza di rischio».

Brindisi
Comune di Brindisi.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, centrali elettriche, area portuale, discariche. In entrambi i generi si osserva un eccesso per il tumore della pleura. È presente un eccesso di mortalità per le malformazioni congenite».

Crotone-Cassano-Cerchiara (Cosenza)

Comuni di Cassano ionico, Cerchiara di Calabria e Crotone.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, discariche. Gli eccessi sono evidenti in particolare tra gli uomini per i quali, oltre alla mortalità per tutte le cause, risultano in eccesso tutti i tumori, le malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e genitourinario. Nelle donne, oltre alla mortalità per tutte le cause, è in eccesso quella per malattie dell’apparato digerente. Un eccesso della mortalità per malattie dell’apparato respiratorio negli uomini».

Milazzo (Messina)

Comuni di Milazzo, Pace del Mela e San Filippo del Mela.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti per la produzione di apparecchiature elettriche, una raffineria, un impianto siderurgico e una centrale elettrica. Risulta, fra gli uomini, un eccesso per le malattie dell’apparato genitourinario e un difetto per le patologie dell’apparato respiratorio. Tra le donne si osserva un difetto per tutte le cause, per le malattie dell’apparato digerente e del sistema circolatorio. Per i sottogruppi di classe di età 0-1 e 0-14 risulta in eccesso la mortalità nel primo anno di vita per alcune condizioni morbose di origine perinatale. Un recente studio di coorte occupazionale sugli ex lavoratori di una industria di manufatti in cemento-amianto nel Comune di San Filippo del Mela ha analizzato la mortalità per cause asbesto-correlate e l’incidenza del mesotelioma. Pur con dei limiti, dovuti principalmente alla mancanza dei libri-matricola, e quindi all’impossibilità di ricostruire gli anni-per- sona a rischio, l’indagine ha evidenziato un eccesso dell’incidenza di mesotelioma ed eccessi di mortalità per tumore maligno della pleura, del polmone e per pneumoconiosi».

Biancavilla (Catania)

Comune di Biancavilla.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN riferisce la presenza di cava di materiale lapideo contaminato da fluoro-edenite, una fibra asbestiforme. Si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause sia negli uomini sia nelle donne. Anche le malattie dell’apparato cardiovascolare e dell’apparato respiratorio risultano in eccesso sia negli uomini sia nelle donne. È presente in entrambi i generi un difetto di patologie dell’apparato digerente. Si evidenzia un eccesso di mortalità per tumore maligno della pleura, con un ampio intervallo di confidenza».

Priolo (Siracusa)

Comuni di Augusta, Melilli, Priolo Gargallo e Siracusa.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, un polo petrolchimico, una raffineria, un’area portuale, amianto e discariche. Nel SIN si sono osservati eccessi della mortalità generale per tutte le cause e per tutti i tumori tra gli uomini, per malattie dell’apparato digerente tra le donne. Sono in eccesso negli uomini i tumori del polmone e della pleura, causa, quest’ultima, in eccesso anche nelle donne; la mortalità è in eccesso in entrambi i generi per le malattie respiratorie acute».

Gela (Caltanissetta)

Comune di Gela.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, raffineria e discarica rifiuti. Il segnale più evidente è quello di un eccesso di tumori polmonari sia tra gli uomini sia tra le donne; tra gli uomini sono in eccesso anche il tumore dello stomaco e l’asma; tra le donne il tumore del colon-retto e l’asma, quest’ultima con una stima imprecisa».

Porto Torres (Sassari)

Comuni di Porto Torres e Sassari.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, raffineria, centrale termoelettrica, area portuale e discariche. I risultati mostrano un’aumentata incidenza per tutti i tumori. Un’aumentata mortalità per il tumore del polmone, per le malattie dell’apparato respiratorio, anche acute, e per le malformazioni congenite. Tra i lavoratori esposti ad asbesto è aumentata l’incidenza per tumore della vescica. Sia per gli uomini sia per le donne sono presenti eccessi per il tumore del fegato e la leucemia mieloide».

Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Cagliari)

Comuni di Arbus, Assemini, Buggerru, Calasetta, Capoterra, Carbonia, Carloforte, Domus de Maria, Domusnovas, Fluminimaggiore, Giba, Gonnesa, Gonnosfanadiga, Guspini, Iglesias, Masainas, Musei, Narcao, Nuxis, Pabillonis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, Pula, San Gavino Monreale, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Sarroch, Siliqua, Teulada, Tratalias, Uta, Vallermosa, Villa San Pietro, Villacidro, Villamassargia e Villaperuccio.

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, miniere e discariche. Per uomini e donne è presente un eccesso di mortalità per le malattie dell’apparato respiratorio e un difetto, per i soli uomini, per le malattie circolatorie. Il tumore della pleura è in eccesso in entrambi i generi con una stima imprecisa dell’SMR. Si rileva infine un eccesso della mortalità per le condizioni morbose perinatali. Nei bambini delle scuole elementari di Portoscuso una frequenza più elevata di sintomi ostruttivi e bronchitici rispetto ai coetanei dei Comuni di confronto; nei bambini di Sarroch la frequenza è più elevata anche per l’asma».

FONTE WEB: http://ambientebio.it/i-luoghi-piu-inquinati-ditalia/

 


 
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Del: 06/08/2013 - Di: G.Romigi, D.Bove e V.Reali - Titolo: Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model (New organizational model for the critical care nursing)

Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model
(New organizational model for the critical care nursing)

 Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model

D. Bove, G. Romigi e V.Reali

The overcrowding in an Emergency Department can be considered as the key driver of some critical issues for both patients and health professionals such as the delay in the delivery of health services and the excessive stress in the working place.

The international nursing literature has produced a large number of studies on the subject in the last 15 years and major contributors are United Kingdom, United States, Canada and Australia.

The prolongation of waiting time has a negative impact on the public opinion and can potentially lead to critical developments also from a clinical perspective, especially for those patients with a low-medium level of urgency forced to wait for hours within the triage area. Therefore the management of the low priority codes is crucial in an Emergency Department.

Objectives of the study:

  • analyse current organization and relevant areas of improvement within the Emergency Department;

  • analyse number of accesses in the last 12 months;

  • investigate the “will to change” of the ED health professionals;

  • realize an ad hoc educational program for nurses aimed to the acquisition of advanced skills and competences needed for the management of low priority codes;

  • implement the “See and Treat” care model on the basis of the experience done in the Regione Toscana.

The “See and Treat” care model entiles the semplification of the current ED organization thanks to the timely identification and management of the low priority codes by the nurses.

 For more information: garomigi@aniarti.it

 


 
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Del: 05/03/2013 - Di: Walter Ricciardi - Titolo: Usa, allarme infezioni resistenti (un problema anche in Italia)

Usa, allarme infezioni resistenti
(un problema anche in Italia)

 

Usa, allarme infezioni resistenti - Ricciardi, problema anche in Italia

Allarme dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie Usa (Cdc) per una impennata sino al raddoppio dei casi di infezioni con i batteri del tipo CREs resistenti a tutti i tipi di antibiotici negli Stati Uniti. Chiamati CREs, ossia in sigla "enterobatteri resistenti agli antibiotici carbapenemici", questi batteri sono stati individuati in un crescente numero di ospedali, case di cure, case di riposo e così via. Dei 37 casi riportati dai Cdc ben 29 sono relativi ad infezioni con il grave batterio "New Deli metallo-beta-lactamase" per la prima volta individuato negli Usa nel 2010. Gli altri casi sono relativi a germi ancora più rari  tutti praticamente incurabili. Ma il problema è anche italiano come conferma a DoctorNews33 Walter Ricciardi (foto), Direttore dell''Istituto di Igiene dell''Università Cattolica di Roma: «Il fenomeno è già presente ed è in crescita significativa nelle unità di cure intensiva. Per affrontarlo» spiega l'infettivologo «è necessaria un'alleanza mondiale che coinvolga anche le aziende farmaceutiche, che al momento non investono più in ricerca e sviluppo nell'area degli antibiotici». Ricciardi è piuttosto scettico, però, sulla possibilità che il problema possa essere affrontato nella giusta maniera, quantomeno nello scenario italiano. «A livello globale "allarmi" come quello lanciato dai Cdc possono generare un movimento positivo per affrontare la questione e per trovare il giusto equilibrio tra fondi pubblici e privati. In Italia, purtroppo, la situazione è diversa» sottoline. «Il problema de lle infezioni ospedaliere non è nuovo ma non si riesce a far niente per affrontarlo nella maniera giusta. E l'attuale situazione politica paralizzata di sicuro non aiuta» conclude Ricciardi.

FONTE: DoctorNews33 il giornale del medico italiano online


 
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Del: 22/02/2013 - Di: Aldo Marrone e Paolo Scardella - Titolo: Paese che vai… (Consigli utili per un viaggio consapevole)

Paese che vai…
(Consigli utili per un viaggio consapevole)

 Il motivo del viaggio, come metafora della vita e percorso esistenziale Partire, arrivare, andare, restare, tornare…questa pubblicazione “racconta” il viaggio, esperienza unica, occasione di incontro con persone diverse, culture altre, che offre, a chi la sa cogliere, la straordinaria possibilità di conoscenza reciproca. La vita stessa è un viaggio, spesso verso non si sa dove e non si sa cosa, è un continuo “aprirsi” a situazioni e mondi del tutto nuovi e sconosciuti, è una costante tensione verso un universo inesplorato tutto da scoprire, un senso di vertigine tra “la paura di cadere e la voglia di volare”, la continua ricerca di un equilibrio instabile tra il partire e il restare. Ogni destinazione vicina o lontana che sia, ogni viaggio breve o lungo che sia, è sempre un’esperienza unica, straordinaria e indimenticabile che segna in modo indelebile le nostre vite, cambiandone, spesso anche irdi un individuo, costituisce da sempre un archetipo universale fortemente presente nella letteratura di tutti i tempi, con significati differenti a seconda di epoche storiche, culture e autori. Gran parte del fascino di questo tema va ricercato nella sua capacità di rispecchiare il cammino dell’essere umano nella scoperta del mondo e di sé e nel veicolare, al suo interno, una grande quantità di esperienze, emozioni e sensazioni nuove, sconosciute e diverse.
Questo libro “racconta” il viaggio da diversi punti di vista, riflettendo su tematiche legate ad aspetti culturali, ambientali, sociali, medici, ma offre anche consigli pratici e simpatiche curiosità utili a chi intende “esplorare” il mondo. Volutamente nel testo si parla di viaggio, e non di “turismo”, per descrivere e trattare questa esperienza nella sua accezione più ampia, intendendola non solo come vacanza e associandola quindi solo a scopi puramente ludici o ricreativi, ma anche come esperienza di vita di altra natura. Il volume intende, inoltre, offrire al lettore la possibilità di imparare ad acquisire un approccio corretto e rispettoso nei confronti dei popoli che si incontrano e dei luoghi che si visitano, suggerendo di “farsi guidare” dalla curiosità come sentimento portante, curiosità nei confronti dell’altro, delle diverse culture, usanze, credenze, abitudini e stili di vita. Nel testo viene anche sottolineata l’attenzione per la tutela dell’ambiente, con la consapevolezza che qualche piccolo accorgimento nei comportamenti individuali e collettivi, può contribuire a tutelare la natura e le sue risorse. Infine, per evitare che il rientro dal viaggio porti con sé non solo ricordi ed esperienze piacevoli, ma anche qualche malanno imprevisto, vengono esposte le principali e più comuni, “malattie del viaggiatore”, offrendo al lettore utili suggerimenti e anche qualche curiosità.
 

INTERO TESTO SCARICABILE DAL SEGUENTE LINK http://www.inmp.it/index.php/ita/Pubblicazioni/LIBRI/Paese-che-vai-Consigli-utili-per-un-viaggio-consapevole-Scarica-il-pdf-del-libro

 


 
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Del: 21/02/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Rischi sanitari legati ai viaggi (brochure INMP)

Rischi sanitari legati ai viaggi
(brochure INMP)

Rischi professionali legati ai viaggi

a cura dell'INMP – Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà - created by HP Center for International Health nel gennaio 2013

BROCHURE SCARICABILE AL SEGUENTE LINK:

http://www.inmp.it/index.php/ita/content/download/14255/115788/file/Progetto%205x1000%20VFR%20-%20Rischi%20sanitari%20legati%20ai%20viaggi.pdf


 
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Del: 25/01/2013 - Di: Rodrigo Lopez Pollan - Titolo: Cooperazione sanitaria, mostra fotografica ''I volti del volontariato'' la missione al North Kinangop Catholic Hospital (I volti del volontariato visti da Rodrigo Lopez Pollan)

Cooperazione sanitaria, mostra fotografica ''I volti del volontariato'' la missione al North Kinangop Catholic Hospital
(I volti del volontariato visti da Rodrigo Lopez Pollan)

Sarà inaugurata il 1° marzo la mostra fotografica dedicata alla cooperazione sanitaria internazionale del policlinico Santa Maria alle Scotte con l’ospedale di North Kinangop in Kenya.
La mostra è stata organizzata dal Centro Studi Nuovo Impegno, dall’1 all’8 marzo, presso l’ASP di Siena, in via Campansi, con foto di Rodrigo Lopez Pollan, infermiere professionale che è stato più volte in missione in Kenya.

“Abbiamo organizzato questa mostra – spiega Sandro Vannini, presidente del Centro Studi – perché la nostra associazione promuove molte iniziative nel settore del volontariato. Già a dicembre, infatti, abbiamo effettuato una raccolta fondi a favore della missione umanitaria dell'ospedale keniota”.

La collaborazione tra l’ospedale senese e quello africano è nata nel 2005, con un accordo di collaborazione clinico-formativa direttamente gestito dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. Negli ultimi tre anni si sono aggiunti i PIR – Progetti di Interesse Regionale, riconosciuti e finanziati dalla Regione Toscana. “Questa collaborazione stabile e precisa nel tempo - aggiungono Stefano Zani referente del progetto e Barbara Tomasini, referente della cooperazione sanitaria alle Scotte - ha aiutato l'ospedale africano a crescere e consolidare i risultati raggiunti in ambito professionale”.
Sono state effettuate 29 missioni che hanno coinvolto 47 professionisti. “E’ un’esperienza che arricchisce umanamente e rende vivo il dare riscoprendo il valore della semplicità di un gesto e del tendere la mano al prossimo”, aggiunge l’anestesista Pasquale Biandolino, che ha partecipato alle missioni senesi consolidando la presenza degli anestesisti in loco ed evidenziando il ruolo chiave di questa figura professionale in sala operatoria .

Le foto esposte sono una trentina e mostrano i volti e le espressioni di molti pazienti, tra cui mamme e bambini, incontrati e aiutati da Lopez Pollan. “Umanità, sensibilità e generosità – spiega il fotografo – sono il filo conduttore di tutte le fotografie esposte, proprio per mostrare le numerose facce e volti del volontariato”.

Nell’ultimo anno ci sono stati circa 6.000 ricoveri e oltre 30.000 prestazioni in day hospital. “Il North Kinangop – concludono Zani e Tomasini - è nato nel 1965 da un piccolo dispensario gestito da suore africane, su un altopiano a 200 km da Nairobi. Si è sviluppato in tutti questi anni grazie alla sensibilità di tanti volontari ed è un servizio essenziale per la popolazione locale di circa 350.000 abitanti”.


 
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Del: 05/01/2013 - Di: FN IPASVI - Titolo: Rifiutano vaccino: 8 colleghe licenziate (succede negli States)

Rifiutano vaccino: 8 colleghe licenziate
(succede negli States)

 04/01/2013 - Per avere rifiutato l'antinfluenzale otto colleghe sono state licenziate da un ospedale statunitense. «La nostra priorità - ha spiegato il portavoce della struttura - è la sicurezza dei pazienti».

Lo scenario: Indiana University Health Goshen Hospital (Usa). I protagonisti: infermieri e direzione dell'ospedale americano. La storia: nello scorso novembre l'ospedale aveva disposto la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria per i propri dipendenti. Ma otto di loro l'hanno rifiutata e, ritenendo la scelta ingiustificata, l'ospedale li ha licenziati senza pensarci troppo. «Dio ci ha dato un corpo. E ce lo ha dato con la capacità, se conduciamo una vita sana, di difenderlo con il nostro sistema immunitario. Ho il diritto di rifiutare il vaccino antinfluenzale». Così Ethel Hoover, infermiera di fede mennonita, ha giustificato il suo rifiuto alla vaccinazione antinfluenzale. Un no che è costato a lei e altri sette colleghi il posto di lavoro. «La nostra priorità - ha spiegato il portavoce dell'ospedale - è la sicurezza dei pazienti. E sappiamo che le persone ricoverate, con un sistema immunitario compromesso, sono a più alto rischio di complicanze e morte a causa dell’influenza. L’influenza ha il più alto tasso di mortalità tra le malattie prevenibili con la vaccinazione e, dal nostro punto di vista, è irresponsabile per un operatore sanitario ignorare questi fatti». Negli Usa il caso è stato l'occasione per rinfocolare il dibattito tra chi sostiene le libertà personali e chi difende la responsabilità pubblica.  In particolare, la vicenda evidenzia un fenomeno da anni latentenegli Stati Uniti: la scarsa fiducia nei vaccini di una parte degli operatori sanitari «Io non voglio questa tossina nel mio corpo» ha detto Sue Schrock, un'altra delle infermiere licenziate, sostenendo che «ci sono effetti collaterali. Non ci sono garanzie che ti protegga. Preferisco forme naturali di protezione, prendo vitamine». «Ho la convinzione personale di non volerne uno nel mio corpo» ha detto un’altra collega, Joyce Gingerich. La comunità scientifica, comunque, disapprova e solleva il problema delle infezioni nei pazienti più fragili. «Non riesco a immaginare una ragione valida per cui un operatore sanitario possa rifiutare la vaccinazione antinfluenzale» ha detto alla rete televisiva Abc l’ex presidente della National Foundation for Infectious Diseases americana, William Schaffner, che ora dirige il reparto di Medicina preventiva al Vanderbilt University Medical Center di Nashville.  L’opposizione ai vaccini, ha aggiunto Schaffner, appare particolarmente forte nel personale infermieristico: «Sembra esserci in una parte degli infermieri la persistente convinzione che il vaccino stesso possa causare l’influenza. E così, rifiutando la vaccinazione, si espongono al rischio di ammalarsi. In questo modo di certo non partecipano allo sforzo per garantire la sicurezza dei pazienti».

FONTE FEDERAZIONE NAZIONALE IPASVI http://www.ipasvi.it/attualita/usa-no-al-vaccino-infermiere-licenziate-id762.htm

selezione di Gaetano ROMIGI


 
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Del: 20/11/2004 - Di: Annalisa Piccardi e Gaetano Romigi - Titolo: Sick Children Hospital of Toronto (dal viaggio studi in Canada del Collegio Ipasvi di Roma)

Sick Children Hospital of Toronto
(dal viaggio studi in Canada del Collegio Ipasvi di Roma)

SICK CHILDREN HOSPITAL OF TORONTO
di Annalisa Piccardi e Gaetano Romigi
L’Hospital For Sick Children della città di Toronto (Ontario) in Canada, visitato il 31 maggio 2004 in occasione del viaggio-studio organizzato dal Collegio IPASVI di Roma, e’ uno dei piu’ grandi centri pediatrici al mondo con i suoi 325 posti letto, i suoi 45.000 accessi/anno in pronto soccorso e 27.000 ricoveri/anno; conta al suo interno 4750 dipendenti di cui ben 1400 infermieri e circa 580 medici, che assistono una popolazione di oltre 300 bambini diversi per origine, cultura, estrazione sociale, i quali presentano severi problemi di salute per le cause più disparate. La ricerca, a tutti i livelli, occupa un posto di privilegio, se si pensa che 1500 persone vi sono a vario titolo coinvolte. Assistere questi bambini e i loro genitori richiede grande esperienza tecnica e relazionale, capacità di giudizio clinico, coraggio e integrita’ morale. Le “nurses” dell’HSC coltivano queste qualita’, grazie ad ambiziosi programmi di ricerca, aggiornamento e miglioramento professionale continui.  L’HSC, come ospedale pediatrico, nasce nel lontano 1875, grazie all’iniziativa di un gruppo di donne di Toronto guidate da Elizabeth Mc Master che affittano 11 stanze per l’accettazione di “bambini malati”; nel 1876 in seguito all’aumento della domanda di servizi, l’ospedale si trasferisce in un edificio piu’ grande. Nel 1918 nasce all’interno dell’HSC il primo Laboratorio di Ricerca Nutrizionale e negli anni 60 viene attivata una delle prime unita’ di terapia intensiva del Nord America dedicata esclusivamente all’assistenza di neonati e prematuri critici. Nel gennaio del 1993 nasce l’ultima versione dell’HSC con l’apertura dell’Atrium,nuova ala, progettata dall’associazione Eberhard Zeider di Robert Zeidler  Ritenendo che la luce sia importante per il benessere psico-fisico della persona, Zeidler ha progettato l’edificio strutturandolo in nove piani, perimetrati da pareti di vetro per far entrare tanta luce naturale. L’ospedale e’ stato costruito e si mantiene grazie, in parte ai fondi pubblici, in parte ai fondi dei contribuenti, della Fondazione HSC e di altri donatori.  La maggior parte dei pazienti ha la propria stanza, con servizi igienici comprensivi di servizio di lavanderia, un locale deposito e un letto per il genitore che permane in stanza durante la notte. In questa veste assai confortevole ed accogliente per i piccoli pazienti, l’ospedale e’ anche una sorta di grande centro commerciale, dove il ricavato delle vendite, grazie all’opera dei volontari, diviene occasione per ampliare le entrate a favore della struttura integrando quelle pubbliche. L’Ospedale ha pure al suo interno un ristorante, una grande mensa interna e alcuni fast foods. Nel corso del “tour hospital” e’ stata organizzata una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di alcune “nurse executive” (corrispondenti ai nostri Responsabili dei Servizi infermieristici e delle diverse aree in Italia) tra cui Miss Mary Jo Haddad. Mary Jo ci illustra la “mission” dell’HSC che e’ quella di: fornire una assistenza “family- centred”, condurre programmi di miglioramento scientifico e clinico (research), e preparare le prossime future generazioni di infermieri specializzate nel nursing pediatrico (education).  Il Nursing “family-centred” si caratterizza per un’alta attenzione e sensibilita’ alle necessita’ fisiche, spirituali ed emotive della comunita’ multiculturale; leadership e responsabilita’ professionale rappresentano i cardini individuali alla mission dell’HSC. Con la ricerca invece si vuole costruire un programma culturale ricco di scoperte e di progressi che fornisca gli strumenti per sostenere gli individui e le diverse equipe nel raggiungimento dei loro obiettivi. I programmi educativi e formativi sono realizzati grazie alla stretta collaborazione con le Universita’ e soprattutto con la facoltà di Nursing in Toronto ed altre associazioni; l’obiettivo e’ quello di condividere con altri lo sviluppo della ricerca e dei programmi d’istruzione oltre l’HSC. Dice ancora Mary Jo : “un uso efficiente delle risorse e l’autonomia economica sono essenziali nella realizzazione della nostra mission; schieriamo le nostre risorse efficacemente ed efficientemente a tutti i livelli nell’organizzazione”.
Ecco alcuni dati interessanti sulla struttura e sulla popolazione infermieristica forniti:
•        L’Ospedale ha 3 grossi Dipartimenti o aree con ben 19 specializzazioni al loro interno;
•        Vi sono anche ben 18 camere operatorie che eseguono circa 18.000 interventi chirurgici/anno, 2 servizi di emodinamica, 3 tac;
•        Nell’Ospedale vi sono circa 1400 infermieri, di cui 1000 a tempo pieno, con una età media di 37 anni (la media nazionale è di 27 anni);
•        Attualmente vi è un 8% di turnover di personale contro anche il 15% del passato e contro il 20% degli USA;
•        Vi sono circa 60 Infermieri distribuiti nei vari reparti e servizi dell’Ospedale che hanno seguito il percorso complementare di “nurse practitioner” di durata biennale e rappresentano gli infermieri “esperti clinici”;
•        Il 68,9% delle spese per i salari dei dipendenti sono assegnate agli infermieri
 Gli infermieri hanno a disposizione il “Nursing practice council” vale a dire un monte ore previsto e programmato all’interno dell’orario di servizio in cui tutti gli infermieri, a rotazione, sono coinvolti in gruppi di lavoro sulla pratica clinica e sullo sviluppo dell’EBN;
Ogni anno, grazie ad appositi fondi, viene messo a concorso 1 posto per la ricerca infermieristica nel settore pediatrico; alcuni infermieri, circa una trentina, impegnati attivamente nella formazione di base e complementare, alternano periodi di pratica clinica a periodi di attività in ambito educativo e formativo, allo scopo di mantenere uno stretto legame con la pratica clinica stessa e non perdere le manualità acquisite e l’importante contatto con l’assistenza diretta ai bambini.
 
 


 
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Del: 15/05/2002 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Florence Nightingale ( IL RUOLO DELLA DONNA NELLA NASCITA, NELLO SVILUPPO E NELL’AFFERMAZIONE DELLA PROFESSIONE DI INFERMIERA NELL’INGHILTERRA DEL 1800 – LE BASI PER LA PROFESSIONE ODIERNA)

Florence Nightingale
( IL RUOLO DELLA DONNA NELLA NASCITA, NELLO SVILUPPO E NELL’AFFERMAZIONE DELLA PROFESSIONE DI INFERMIERA NELL’INGHILTERRA DEL 1800 – LE BASI PER LA PROFESSIONE ODIERNA)

FLORENCE NIGHTINGALE - IL RUOLO DELLA DONNA NELLA NASCITA, NELLO SVILUPPO E NELL’AFFERMAZIONE DELLA PROFESSIONE DI INFERMIERA NELL’INGHILTERRA DEL 1800 – LE BASI PER LA PROFESSIONE ODIERNA.

 

 

1. INTRODUZIONE

La rivisitazione del passato consente di illuminare le ragioni storiche e culturali che pesano sul ruolo svolto dalla donna nella nascita, nello sviluppo e nell'affermazione della professione infermieristica così come oggi è intesa.
La storia dell'assistenza infermieristica e della professione di infermiera, fino al concetto contemporaneo di "professioni infermieristiche" è legata alla storia delle donne, che da sempre si sono dedicate alle cure dei malati e dei bisognosi.
I concetti del sapere infermieristico si sono formati a partire dalle idee generali relative alla vita e alla morte.
Per M.Francoise Colliere il sapere dell'assistenza si sviluppa attorno ad attività che garantiscono la vita e allontanano la morte. Tali attività avevano come campo d'azione le pratiche del corpo: la cura del corpo inizia con la cura e l'igiene del corpo della donna che per sua natura, avendo vissuto le esperienze del ciclo mestruale è l'unica capace di dare assistenza alle altre. Altre attività avevano come campi d'azione le pratiche essenzialmente gestite dalle donne intorno al concepimento, alla gravidanza, al parto, ai neonati, al morente.
Così come per gli animali, anche per il genere umano la pratica assistenziale corrisponde al riconoscimento e al prolungamento di una funzione sociale: quella elaborata attorno alla fecondità femminile, che partecipa direttamente a tutto ciò che contribuisce al mantenimento e allo sviluppo della vita, e quella che consiste nell'allontanare la morte.
Le cure infermieristiche, intese come prestazioni professionali, rappresentano una branca molto recente di questa evoluzione millenaria.

Sommario

 

2. PREMESSE DI CARATTERE STORICO E CULTURALE

La storia di ciò che oggi convenzionalmente definiamo assistenza infermieristica, inizia ancor prima delle più antiche civiltà mesopotamica o egiziana e continua attraverso secoli e millenni nel continente europeo favorendo la trasmissione e la diffusione di usi, costumi, riti e miti.
Per molto tempo la donna si occupa di malati, bambini e vecchi usando per le pratiche assistenziali tradizioni ed esperienza. La donna promuove l'assistenza sia per il suo legame molto stretto al nucleo familiare, sia per la sua conoscenza di erbe medicamentose o intrugli vari, motivo per cui veniva considerata "guaritrice".
Nella nostra società la storia dell'assistenza infermieristica viene di norma strettamente correlata, da un lato, alla storia delle istituzioni ospitaliere e, dall'altro, a quella degli ordini religiosi.
La Chiesa si appropria del potere di decidere chi può essere assistito e chi assiste; le pratiche mediche sono appannaggio di monaci, abati, sacerdoti e chierichi; la scienza medica rimane per lungo tempo sottomessa alla Chiesa.
Sin dagli albori del Cristianesimo, l'organizzazione sanitaria è attiva sia in Oriente che in Occidente e contempla la presenza di figure diverse, anche donne, con funzione sacerdotali, generalmente senza una netta distinzione tra cure mediche ed infermieristiche; inoltre dove il Cristianesimo si affermò si realizzò, sulla spinta di un impulso caritativo, un intervento costituito da diaconi e diaconesse che operavano in vari ambiti.
Tra le diaconesse ricordiamo Fede, Fabiola e Paola, nobildonne dell'aristocrazia greca e romana , che dedicarono parte della loro vita ad assistere il prossimo.
Nel medioevo, spesso per iniziativa e comunque con prevalente partecipazione femminile, si costituirono associazioni , che in seguito dettero luogo alla formazione di ordini religiosi operanti in Europa e anche in Italia. Tra i più noti quelli delle Agostiniane (VII secolo) e delle Orsoline (VIII secolo), che avevano dell'assistenza infermieristica il loro compito prioritario.
Nasce così una nuova donna: la donna "consacrata". Per alcune di esse lo sfuggire al matrimonio rappresentava una forma di emancipazione indirizzata al servizio dei poveri e dei bisognosi nel rispetto dei valori sociali. Esse impegnavano la loro scelta di "verginità" come dono a Dio. A seguito della consacrazione emerge una smaterializzazione dell'essere donna come una perdita d'identità fino all'annullamento completo del proprio io. Accanto alla svalutazione della persona la donna consacrata è sottoposta all'avvilimento dello spirito con sottomissioni e mortificazioni. Vi era pure una carenza di relazione e conversazione con gli uomini tranne che in momenti di aiuto (infermi e superiori). Nei secoli successivi la cura del malato avveniva sempre più nei monasteri e nei conventi.
Vi fu intorno ai secoli XI e XII un forte impulso alla costruzione di ospedali, anche se si è ben lontani dalla concezione moderna di nosocomio e la costituzione di centri attivi sugli itinerari di guerra. Parallelamente si assisteva ad una progressiva laicizzazione dell'assistenza.
Per tutto il secolo XIV non compaiono proibizioni nei riguardi delle donne per ciò che concerne le pratiche della medicina, della chirurgia e della speziaria; esse scomparvero in modo esplicito dopo il Concilio di Trento che estese il potere dei Vescovi all'area assistenziale.
Il periodo a cavallo tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVII fu caratterizzato sostanzialmente dallo scadimento delle prestazioni assistenziali sempre più affidate a personale laico senza alcuna esperienza, non motivato ed in cerca solo di una occupazione che garantisse lo stretto necessario. Tale personale, posto altresì a vivere in condizioni disumane, riproduceva in ambito ospedaliero e nei confronti dei ricoverati la brutalità e la violenza del proprio vivere di ogni giorno. In questo periodo specialmente l'Infermiera è vista come donna di "malaffare" non colta che si occupa dei malati a volte soltanto per non finire in prigione. Molte tra loro erano persino ex prostitute o povera gente reclutata tra le classi sociali inferiori.
L'origine dell'assistenza, come detto, è legata biologicamente alla donna, con le prime cure parentali prestate dalle madre al figlio sin dal momento della nascita, e sviluppata, ancora dalla donna stessa, in senso sociale, come tutela e promozione della salute individuale e collettiva. Anche i medici all'inizio della loro storia, avevano appreso le cure dalle donne. Testimonianza in tal senso, possiamo ricavarla proprio dal Corpus hippocraticum, quando nel trattati sui vermi, vengono descritte particolari attività terapeutiche praticate dalle madri sui propri figli.
Le streghe europee, in particolare quelle dell'area mediterranea, erano a conoscenza delle stesse sostanze di origine vegetale, animale o minerale che costituivano il patrimonio della medicina ufficiale.
La quasi totalità dei medici, pur avendo esercitato l'arte del guardare le donne madri-guaritrici prima di fare, non solo tacquero su queste esperienze, ma coalizzandosi con il trascorrere del tempo in corporazioni sempre più forti, si mostrarono i più accaniti nemici e accusatori delle streghe-guaritrici-infermiere-erboriste-levatrici.
Al passaggio epocale da un mondo religioso ad una realtà mondana, tra Medioevo e Rinascimento, l'aspetto caritatevole dell'assistenza venne ad integrarsi con l'aspetto tecnico. Tuttavia, così come nella vita la donna è sottomessa alla figura del padre prima e del marito dopo, così colei che assiste deve essere sottomessa al potere delle persone che detengono il sapere.
Questa concezione determina una grave lacuna che, come vedremo, verrà colmata, anche se parzialmente, soltanto molto più tardi (nel XIX secolo) con la nascita delle prime scuole per infermiere.
Inoltre per moltissimo tempo chi presta cure dovrà farlo in assoluta povertà materiale e senza alcun riconoscimento economico e le donne consacrate sono al servizio di Dio. Per tale ragione tutte le spese sanitarie supportate dalle prime strutture ospitaliere venivano coperte dalle offerte e dalle donazioni dei benefattori. Tutto ciò rimane invariato fino alla fine del XIX secolo, addirittura fino alla metà del XX in Italia...
Sappiamo che, dopo il Rinascimento, da una parte cambia la fisionomia dei destinatari dell'assistenza, cioè gli infermi e, dall'altra quella di coloro che prestano l'assistenza, vale a dire i cosiddetti "infirmarii" in origine; in realtà si tratta ancora di "inservienti" donne o uomini laici, senza alcuna istruzione, reclutati nelle fasce sociali più basse ai quali viene dato un esiguo compenso per un lavoro al quale è attribuito uno scarso valore; molte suore ancora assistono poveri, umili ed indigenti con gli atteggiamenti di serve.
Successivamente nel settecento cambia lo scenario culturale: le concezioni illuministiche investono anche il settore dell'assistenza; alla carità cristiana si tende a sostituire una solidarietà laica fondata sulla ragione. Si afferma che questa dimostra la naturale eguaglianza di tutti gli uomini. Dopo la rivoluzione francese resta almeno acquisito in Europa il concetto che l'assistenza sanitaria e sociale è un diritto la cui tutela compete allo Stato. Tale principio non trova applicazione dappertutto tant'è che in Italia bisogna attendere il 1890 prima che una legge stabilisca il controllo dello Stato sugli enti di assistenza e beneficienza.
Si cominciano a studiare nuove soluzioni, anche architettoniche, per garantire luoghi più idonei di ricovero ai malati e avrà presto inizio la costruzione dei primi Ospedali a padiglioni.
Le più forti trasformazioni si hanno con l'avvento dell'industrializzazione. In quest'era così tecnologicamente avanzata, dove gli infermieri dimenticano di avere un rapporto con un altro essere umano, cambia il modo di vivere e di pensare. Anche la medicina si arricchisce di nuove conoscenze e tecniche ed il medico avverte la necessità di delegare ad una sua aiutante pratiche assistenziali prima da lui svolte direttamente. Non è un caso che la professione infermieristica prenda corpo proprio nell'800, proprio in Inghilterra, culla dell'industrializzazione, e proprio grazie ad una donna: Florence Nightingale.

Sommario

 

3. BIOGRAFIA

Florence Nightingale nacque a Firenze, da cui il nome, nel 1820 da una famiglia molto ricca. Suo padre, William Edward Nightingale, era un proprietario terriero estremamente facoltoso e la famiglia era introdotta negli ambienti più elevati della società inglese. A quei tempi le donne, appartenenti a tale classe sociale, non frequentavano l'Università e non intraprendevano carriere professionali; il loro scopo nella vita era sposarsi e far figli. Florence fu fortunata poiché ricevette dal padre stesso un'istruzione; egli le insegnò italiano, latino, greco, storia e filosofia e, cosa del tutto eccezionale per le donne, anche matematica e scrittura. Florence compirà molti viaggi e, in quanto appartenente all'alta società inglese, avrà per tutta la vita contatti con il mondo della politica. Educata a vivere nell'ozio, come tutte le ragazze del suo ceto, ella comincia presto a considerare inutile quel tempo di esistenza e progetta di uscirne. Animata da una profonda fede religiosa, vuole rendersi utile per il prossimo; finisce per orientarsi verso il lavoro in Ospedale, e così poco dopo i vent'anni esprime da subito il desiderio di fare l'Infermiera. Ella vide però la sua missione nella prospettiva più ampia di servire l'umanità attraverso la prevenzione di malattie e decessi evitabili. Nonostante la sua fosse una famiglia "illuminata" tali propositi incontrano la più decisa opposizione dei familiari. Il motivo di tale contrarietà non è difficile da immaginare: consiste nella cattiva reputazione delle Infermiere del tempo, a causa della quale tale mestiere non è ritenuto adatto per signorine di buona famiglia. Il padre prese la cosa abbastanza sul serio da interpellare dei medici circa l'opportunità di una tale aspirazione. La decisione di fare l'Infermiera parve a tutti sconveniente. Per William Nightingale non era tanto "la parte fisicamente rivoltante di un ospedale" a colpire quanto quelle che sembravano prove schiaccianti delle abitudini dissolute delle infermiere; a quei tempi infatti le infermiere non avevano alcuna preparazione specifica; si trattava frequentemente di donne rozze e ignoranti dedite alla promiscuità e all'ubriachezza. La stessa Florence raccontò a suo padre che la capo infermiera di un ospedale londinese le aveva confidato di "non aver mai conosciuto un'infermiera che non fosse ubriaca" e che la maggior parte di loro teneva un a condotta immorale con i pazienti nelle corsie. Non sorprende quindi che i genitori sperassero che la figlia rinunciasse alla sua insolita ambizione, si sposasse e si acquietasse.
Florence era sotto ogni aspetto una giovane attraente e non era certo per mancanza di occasioni che rifiutava il matrimonio. Una volta, in effetti, fu tentata di accettare un corteggiatore, ma dopo un lungo fidanzamento concluse con riluttanza che avrebbe tradito la sua natura "morale" e "attiva" se "avesse trascorso una vita con lui occupandosi di intrattenimenti e di problemi domestici". Il matrimonio convenzionale scrisse nel suo diario significava "essere costretta a prolungare e a portare all'esasperazione la vita che stava conducendo" prospettiva che sembrava simile al "suicidio". Dio aveva preso in considerazione per lei un destino diverso. Era una di quelle donne per le quali Dio aveva stabilito chiaramente qualcosa di unico.
Florence non si scoraggia e non rinuncia alle proprie idee; lesse voracemente libri di medicina e sull'assistenza sanitaria dedicò qualche tempo alla visita degli Ospedali a Londra e lavorò in forma privata, assistendo i bambini degli slums, che amava definire "i suoi Ladruncoli di Westminster". Ciò nonostante si sentiva frustrata. Nel 1851 riesce ad andare per qualche tempo (circa 3 mesi) a Kaiserswerth vicino Dusserdolf in Germania, presso il locale Istituto dell'ordine protestante delle diaconesse, le quali si dedicano, tra l'altro, all'assistenza in ospedale. Ella ammira la loro abnegazione, ma non impara molto sul piano professionale, poiché le diaconesse non risultano preparate come lei riterrebbe necessario. In seguito, malgrado il dissenso continuo della famiglia, fece il proprio tirocinio presso un altro ospedale diretto dalle Sorelle della Misericordia a St. Germain vicino Parigi.
Di ritorno a Londra intorno al 1853, ottenne presto il suo primo "impiego" (non retribuito) come sovrintendente di un istituto per signore malate. Il suo compito consisteva nel sorvegliare le infermiere, nel vigilare sul funzionamento delle apparecchiature e nel garantire la purezza dei medicinali.
I suoi massimi contributi vanno individuati senza dubbio negli sforzi da lei compiuti per riformare il sistema dell'assistenza sanitaria britannica e per fare dell'attività infermieristica, attraverso l'istituzione di programmi di addestramento ufficiali, la definizione di sicure norme professionali, una professione rispettata.
Pur non riuscendo a creare una istituzione modello rispetto ai livelli del tempo, aperta a pazienti di tutte le classi e di tutte le religioni, fu delusa per il fatto di non poter compiere quel che da tempo considerava il suo obiettivo primario: la fondazione di una scuola per la formazione delle infermiere.
Dopo varie vicende la vita di Florence subisce una svolta con lo scoppio della guerra di Crimea (1853/1856). Si tratta di un conflitto tra le potenze che si battono per decidere le sorti di alcune regioni dell'Europa centrale, prima appartenenti all'impero turco, che è oramai in netto declino. Da una parte vi è la Russia, dall'altra l'Inghilterra, la Francia e, più tardi il Regno di Sardegna. Nel settembre 1854 , le truppe britanniche e francesi invasero la Crimea, sulla costa settentrionale del Mar Nero, inviate in aiuto della Turchia in conflitto con la Russia (la Russia aveva da tempo ambizioni territoriali in Turchia, particolarmente in relazione a Costantinopoli, la città santa degli ortodossi; una delle cause più dirette della guerra di Crimea era stata la richiesta da parte della Russia che le venisse riconosciuto un protettorato sui sudditi ortodossi del sultano). L'esercito britannico entra in guerra totalmente impreparato sotto l'aspetto igienico-sanitario. Dopo un primo successo nella battaglia del fiume Alma il 20 settembre e le conseguenti manifestazioni di giubilo in Gran Bretagna, presto subentrò la costernazione quando ci si accorse che, più delle armi nemiche, i soldati sono falcidiati da malattie quali il tifo, il colera, la dissenteria, lo scorbuto, la gangrena. Tale situazione non dipende soltanto dai limiti della medicina del tempo, ma anche da incapacità e inefficienza organizzativa e dal fatto che la truppa, di bassa estrazione sociale, è considerata carne da cannone da parte di chi la comanda, coma la stessa Florence Nightingale avrà modo di constatare. La gravità della situazione è denunciata dal corrispondente di guerra del "Times" di Londra, William Howard Russell. Il 13 ottobre 1854 egli scrive: "…la maniera con cui vengono trattati malati e feriti è degna solo dei selvaggi del Dahomey…non ci sono né assistenti, né infermiere, né chirurghi… mancano persino tele di lino per le fasciature…. Qui i Francesi ci superano di gran lunga: la loro attrezzatura medica è eccellente, i loro medici assai più numerosi ed hanno anche l'aiuto di un corpo di cinquanta Suore della Carità… queste religiose sono delle ottime infermiere.. esse assistono egregiamente malati e feriti negli intervalli tra le visite." (*)
Queste notizie scuotono profondamente l'opinione pubblica inglese ed inducono il governo ad interessarsi di una delle necessità più urgenti, vale a dire il miglioramento dell'assistenza infermieristica. Per l'ambiziosa Florence questa era un'opportunità meravigliosa. Ella scrisse immediatamente ad un amico di vecchia data, Sidney Herbert, ministro della guerra, offrendo i suoi servigi, senza sapere che lui, a conoscenza delle esperienze compiute in ospedali, ospizi e delle sue aspirazioni l'aveva già formalmente invitata a reclutare un corpo di infermiere ben addestrate per guidarle all'Ospedale militare di Scutari, sul Bosforo.
La Nightingale naturalmente accetta e parte per la Turchia il 21 ottobre del 1854, accompagnata da 39 infermiere da lei stessa selezionate, con l'appoggio ufficiale del governo, anche se non dell'esercito e, fatto forse più importante, con il sostegno finanziario di un fondo speciale raccolto dal "Times".
Il gruppo da lei costituito comprendeva religiose anglicane e cattoliche ed infermiere laiche. La biografa della Nightingale, Cecil Woodham Snith, scrive in proposito: .."le donne, preparate a dedicarsi alla cura dei malati, avevano due concetti totalmente differenti dei compiti dell'infermiera. L'infermiera d'ospedale, alcolizzata, scostumata e turbolenta, considerava che il suo compito fosse quello di curare il corpo malato del paziente e di ricondurlo alla salute fisica eseguendo le prescrizioni mediche; quelle invece provenienti da istituti religiosi….non erano né alcolizzate, né scostumate, ma erano più inclini ad occuparsi dell'anima dei loro pazienti che del corpo…ma questo modo di pensare non era solo degli ordini religiosi: era condiviso da una certa quantità di donne colte che passavano buona parte del loro tempo tra malati, chiamando se stesse "signore" non infermiere. Florence si rifiutò di ammettere "signore" del genere nel suo gruppo. Tutte dovevano essere "infermiere".
La realtà che Florence con il suo gruppo trovarono al loro arrivo a Scutari il 5 novembre, giorno della battaglia di Inkerman fu tremenda: " …le baracche dell'ospedale da campo erano infestate da pulci e da ratti. Sotto gli edifici, come riferì in seguito una commissione di inchiesta, …c'erano fognature…colme d'immondizia…attraverso le quali il vento soffiava esalazioni maleodoranti su per le condutture di numerose latrine aperte nei corridoi e nelle corsie dove i malati giacevano su pagliericci o erano lasciati in terra per mancanza di posti, in uno stato di sovraffollamento che dopo Inkerman peggiorò ulteriormente….le lenzuola di tela, erano così ruvide che i feriti pregavano di essere lasciati sotto le coperte ..la biancheria veniva lavata in acqua fredda e molti capi che venivano restituiti come puliti erano così infestati da dover essere distrutti. Mancavano molte attrezzature mediche e chirurgiche oppure la loro distribuzione era bloccata dalla burocrazia militare. Molte amputazioni erano eseguite senza anestesia, Erano carenti anche cibo, utensili e oggetti considerati necessari come i vasi da notte. Un giorno la Nightingale calcolò che, nell'ospedale militare, vi erano venti vasi da notte per mille soldati con diarrea acuta!! Che cosa poteva fare in una simile situazione un gruppo di una quarantina di infermiere?
Florence si rese subito conto che erano le epidemie di colera e di tifo conseguenti a queste condizioni, più che le ferite di guerra, a mietere il maggior numero di vittime a Scutari tra i pazienti già deboli, sofferenti di assideramento e di dissenteria.
Nel febbraio 1855 l'indice di mortalità dell'ospedale era pari al 42.7% dei casi trattati.
Nei suoi sforzi per creare un ospedale efficiente in Turchia Florence dimostrò notevoli doti amministrative. Ad ogni passo, però, doveva far fronte a ostacoli posti dalle autorità militari, le quali opponevano resistenza ad ogni mutamento che potesse sembrare una ammissione dei propri errori e della propria incompetenza. I militari poco sopportavano che ad una donna non soggetta all'autorità dell'esercito fossero stati affidati quei compiti. L'ostilità nei confronti di quella missione fu così forte in principio che le infermiere non furono ammesse nelle corsie. Anche dopo aver ottenuto una maggiore considerazione, Florence dovette lottare contro ufficiali gretti, come l'incaricato ai vettovagliamenti, che si rifiutò di distribuire camicie di cui c'era un notevole bisogno, finchè un invio di 27.000 camicie non fu ispezionato da un ufficiale del Comitato di controllo. Nonostante tutte queste difficoltà furono proprio l'indipendenza della Nightingale dai militari e, soprattutto le sue fonti di finanziamento private a consentirle di ottenere prestigiosi risultati a Scutari: il vitto dei ricoverati fu migliorato, le corsie rese abitabili, aperti nuovi servizi igienici, fornito un vestiario adeguato e sufficiente e si provvedeva alle pulizie. Fu aperta una lavanderia, nella quale si usavano caldaie per far bollire l'acqua. Ella divenne in sostanza la fornitrice dell'intero ospedale regolando l'uso di beni di qualsiasi genere (calzini,camicie, coltelli, cucchiai in legno, vasche da bagno di stagno, tavoli e panche, cavoli e carote, tavoli operatori, asciugamani e saponi, pettini, precipitato per distruggere i pidocchi, forbici, padelle da letto e cuscini). Il denaro per questi approvvigionamenti e per il personale reclutato fu fornito oltre che dal Times anche da numerosi filantropi; la Nightingale attinse anche dai suoi fondi privati.
Mentre svolgeva i propri compiti amministrativi, ella trovò anche il tempo di svolgere direttamente attività assistenziale per i malati, compito al quale dedicava le ore notturne compiendo giri interminabili che diedero origine alla leggenda dell' "angelo soccorrevole" della Crimea. Di notte allontanava tutte le altre donne dalle corsie (era stata costretta a rimandare a casa alcune infermiere per comportamento scorretto) e camminava, secondo il commissario del fondo messo a disposizione dal Times da sola tenendo in mano una piccola lampada, attraverso quei chilometri e chilometri di uomini sofferenti.
Longfellow immortalò quest'immagine della "dama con la lampada" in una poesia del 1857 ("Lo! In that house of misery/ a lady with a lamp I see).
C'è però una misura assai più significativa dei risultati ottenuti a Scutari, e da lei stessa sottolineata: nella primavera del 1855, sei mesi dopo il suo arrivo, la mortalità dell'ospedale era passata dal 42,7% a solo il 2,2%!!
Finita la guerra con la sconfitta dei russi, Florence tornò in Inghilterra nel luglio del 1856 dove venne accolta come una vera e propria eroina. Con il denaro pubblico, (ben 45.000 sterline raccolte in patria per riconoscenza della sua opera in Crimea !!), nacque, annessa all'Ospedale St. Thomas di Londra, la prima scuola per infermiere della storia. Si trattava di una struttura autonoma, riservata alle sole donne, nella quale lei stessa supervisionava la formazione delle giovani. La durata del corso era di un anno e venne fortemente contestata dai medici che ritenevano lungo ed inutile tale percorso. La Nightingale si occupava direttamente delle selezioni per l'accesso allo scopo di rinnovare profondamente il reclutamento attraverso l'introduzione di specifici criteri. Intendeva fare della professione infermieristica una professione "laica", "rispettabile", ma soprattutto aperta alle giovani delle famiglie colte, ricche ed aristocratiche. Nella scuola i modelli educativi e formativi erano improntati su estremo zelo e castità simile a quella degli ordini religiosi, disciplina quasi militaresca, controlli continui della buona condotta, mentre per ciò che concerne gli aspetti più strettamente tecnico-professionali, questi si limitavano all'apprendimento manuale di compiti semplici e quasi sempre esecutivi.
Nella scuola dal 1867 viene adottata per alcuni anni una distinzione formale nell'accesso tra allieve "ordinarie", figlie in genere di piccoli proprietari agrari, commercianti ecc. con un minimo di istruzione e abituate a guadagnarsi da vivere col lavoro, e "signore tirocinanti", donne ricche e di maggiore cultura che pagano una retta per frequentare la scuola. Tra queste ultime verranno scelte in seguito molte delle future "dirigenti" dell'assistenza infermieristica che lavoreranno negli ospedali e nelle nuove scuole per infermiere che di lì a poco si costituiscono un po' ovunque in altre città inglesi e poi in tutta Europa; in Italia occorre attendere che nel 1896, su iniziativa della principessa Adelaide Antici, dama di corte della Regina Margherita, si istituisse a Napoli la scuola della "Croce Azzurra". La direzione di questa scuola fu affidata all'Infermiera Grace Baxter nativa di Firenze, ma formatasi come infermiera all'Università di John Hopkins di Baltimora.

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4. SCRITTI

Tra gli scritti di Florence Nightingale, ai fini del presente lavoro, ho ritenuto di esaminare: "Cenni sull'assistenza ai malati" (Nizza 1859), traduzione di Sabilla Novello, stampato a cura dell'Associazione regionale Lombardia Infermiere-i e altri operatori sanitari, edito da arti grafiche Gipa di Giacomo Panunzio (Milano, 1980).
Questo libro, in originale "Notes of Nursing", non è rivolto dall'autrice alle Infermiere di professione, bensì a tutte le donne che, in qualche modo, devono prendersi cura della salute altrui. Infatti, come risulta in maniera esplicita dalla prefazione, la Nightingale ritiene che ogni donna sia un'infermiera.
Accanto a concezioni decisamente superate o discutibili, il libro ne contiene altre ancora valide. Grande è l'importanza che attribuisce all'ambiente (aria, temperatura, pulizia ecc..), alle condizioni igieniche personali, all'alimentazione nel condizionare la salute. L'osservazione accurata del paziente viene indicata come essenziale per l'esercizio dell'assistenza. Importante pure l'aspetto psicologico e di relazione ("chiacchierare di speranze… dar consigli").
Il libro termina con una serie di conclusioni con cui l'autrice vuole porre l'accento sulle potenzialità e sui limiti dell'assistenza infermieristica e fornire non delle regole, ma delle linee guida generali da cui partire per praticare assistenza in tutte le situazioni possibili.
Infine in una breve appendice sono contenuti tutti i dati desunti dal censimento del 1851 relativi al numero di donne impiegate come assistenti in Gran Bretagna e delle tavole che mettono in relazione tali numeri alle diverse fasce d'età e nelle diverse regioni. Dai dati risultano presenti in Gran Bretagna 27.618 infermiere che furono elencate nelle tabelle delle occupazioni alla rubrica "domestici".
Da notare che dopo la morte dell'autrice, nel 1901 il numero delle infermiere era salito 64.214 ed era elencato sotto la rubrica "medicina"!

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5. ELEMENTI RELATIVI AI MODELLI EDUCATIVI DOMINANTI NELL’EPOCA VITTORIANA INGLESE

Secondo Marzio Barbagli, studioso delle trasformazioni educative avvenute a cavallo dell'era industriale, vi sono profondi cambiamenti che investono la vita familiare dell'aristocrazia e risultano legati alle trasformazioni culturali del 1700 esplose poi con le modifiche sociali ed economiche che hanno investito l'Europa, e soprattutto l'Inghilterra nell'età Vittoriana.
Emergeva una nuova concezione del mondo che si poneva in netta antitesi alle idee, ai valori alle forme di comportamento dominanti. Ai doveri verso l'autorità venivano contrapposti i diritti dell'individuo, della coscienza, della critica; alla ragione di Stato veniva contrapposta la felicità pubblica, la necessità di operare per la maggiore felicità possibile ripartita nella maggiore eguaglianza possibile; ai pregiudizi e all'ignoranza la fiducia nell'osservazione sperimentale e nella scienza; alla passività e alla rassegnazione, la convinzione che fosse possibile trasformare l'ambiente naturale e la società.
I sostenitori di queste nuove idee sottoponevano a critica i più importanti aspetti dell'organizzazione sociale ed elaboravano progetti di trasformazione (cfr. in Florence Nightingale la sua incessante critica sulla organizzazione della assistenza sanitaria militare e civile inglese e le proposte di riforma degli aspetti organizzativi ed operativi dell'assistenza infermieristica).
I sostenitori di queste nuove idee discutevano altresì piani di riforma dell'istruzione. Florence Nightingale infatti si impegnò a lungo per la qualificazione delle infermiere; il culmine di tale impegno si ebbe con la nascita della prima vera e propria scuola di formazione. I suoi massimi contributi vanno individuati senza dubbio negli sforzi da lei compiuti per riformare il sistema dell'assistenza sanitaria britannica e per fare dell'attività infermieristica, attraverso l'istituzione di programmi di addestramento ufficiali, la definizione di sicure norme professionali, una professione rispettata. Da ricordare anche l'estremo contributo per la riforma degli ospedali civili, campo nel quale ella fa ricorso alla statistica, cosa che ancora pochi fanno in quell'epoca.
Sempre secondo Marzio Barbagli le nuove idee e i nuovi valori erano condivisi anche da altre persone, almeno in alcuni ceti sociali, e da queste venivano tradotti, nella pratica quotidiana, in comportamenti radicalmente diversi da quelli tradizionali. Questo è quanto avveniva anche, ad esempio, nel campo della medicina.
Tali mutamenti investivano anche la famiglia e avevano luogo in gruppi e famiglie aristocratiche e nobili con una mentalità più aperta e cosmopolita proprio come la famiglia da cui Florence Nightingale proveniva!! Sino al 1700 circa esisteva in tutta Europa un personale "domestico" che evocava l'immagine di quella parte della popolazione, prevalentemente femminile, che nei ceti più agiati si occupava di attività di pulizia e cucina e accanto figure con mansioni e livelli diversi di qualificazione: tra questi oltre ad artigiani, domestiche, fantesche, maggiordomi, cocchieri, barbieri, sarte, balie, precettori, e levatrici anche le infermiere!
Dice sempre Marzio Bragagli: "industrializzazione ed urbanizzazione hanno provocato un mutamento della struttura e dell'organizzazone della famiglia perché hanno favorito un trasferimento di funzioni da questa ad altre istituzioni. Tra queste funzioni c'è anche quella assistenziale".
Era forte l'esigenza che la professione infermieristica si distinguesse dalle occupazioni di tipo domestico. Nelle piccole città e nei paesi vi erano molte donne che esercitavano l'assistenza, prive di alcuna preparazione, nelle case o negli ospizi e le infermiere qualificate non volevano essere confuse con loro.
Inoltre la famiglia "moderna" si afferma in relazione alle nuove esigenze del sistema economico e professionale della società industriale. Tale sistema funziona reclutando persone non sulla base delle loro caratteristiche ascritte (come ad esempio il sesso o la loro provenienza), ma acquisite (le competenze professionali), richiedendo una grande mobilità della forza lavoro, frequenti spostamenti di questa da una località all'altra, il che provoca una forte mobilità sociale verticale, ascendente e discendente della popolazione.
Tutto ciò si traduce nella nascita formale e nella "professionalizzazione" del ruolo dell'infermiera e nello svolgimento della propria attività in strutture esterne alla campagna, alle famiglie, agli orfanotrofi, ma sempre di più in quei luoghi che prenderanno corpo come "ospedali". Nascono anche i luoghi di formazione e le scuole-convitto per Infermiere diventano persino per giovani donne dell'aristocrazia una meta di evasione dalla noia quotidiana. La propria opera, dapprima e per molto tempo gratuita, solo successivamente viene salariata; successivamente avviene il fenomeno della "laicizzazione" delle Infermiere e soltanto per ultima l'apertura della professione agli uomini.

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6. LA DONNA INFERMIERA O L’INFERMIERA DONNA?

E' assai discusso il ruolo da attribuire a Florence Nightingale nella storia dell'emancipazione femminile. E' indubbio che ella ha aperto alle donne del suo tempo, comprese quelle di classe sociale medio-alta la strada di un'attività professionale per certi aspetti nuova. Ma la stessa Florence ha definito "una sciocchezza" le rivendicazioni dei diritti delle donne. A parere di alcune femministe "la Nightingale e le sue immediate discepole lasciarono l'assistenza infermieristica con il marchio indelebile dei pregiudizi della loro classe… l'infermiera Nightingale era solo la Signora ideale trapiantata dalla casa all'Ospedale e sollevata dalla responsabilità della riproduzione. Al medico ella portava la virtù caratteristica di una moglie, dell'obbedienza assoluta. Al paziente portava l'abnegazione devota di una madre. Ai lavoratori dell'ospedale di livello più basso ella portava la disciplina, rigorosa ma cortese, di chi governa una casa ed è abituato a trattare con persone di servizio. Secondo queste autrici, la formazione delle nuove infermiere consiste nell'imporre a donne appartenenti alla classe lavoratrice (tali sono buona parte delle allieve) concezioni tipiche delle classi superiori, come quella secondo la quale la donna sarebbe infermiera per vocazione naturale. Esse sostengono che le idee della Nightingale hanno fatto diminuire, negli ultimi decenni dell'ottocento, il numero di donne che aspiravano ad intraprendere lo studio della medicina. La donna aveva trovato un suo posto nel sistema sanitario, ma si trattava di un posto subordinato; i medici, inizialmente riluttanti, finiranno per accettare di buon grado la sua collaborazione obbediente.
L'assistenza infermieristica moderna e professionale , dunque nasce con queste contraddizioni: esse , non mancheranno di influire sullo sviluppo della professione, sia in Inghilterra che in altri paesi. D'altra parte la storia dell'assistenza infermieristica, che con Florence Nightingale inizia a prendere corpo dall'Inghilterra della rivoluzione industriale e dell'età vittoriana, indica come muta il ruolo della donna in un'epoca di profonde trasformazioni riguardanti i modelli educativi, l'istruzione, la famiglia, la società, il lavoro, le relazioni familiari, sociali e lavorative, lo scenario culturale e politico.
Il rapporto di subalternità uomo/donna che, nonostante tutto, caratterizzava il 1800 si trasferisce anche nel mondo delle professioni sanitarie nel rapporto di subalternità medico/infermiera.
I movimenti femminili di fine '800 inizi '900 sostenevano che "la donna nasce infermiera". In realtà è più probabile che sia l'infermiera a nascere donna e ancor prima di Florence Nightingale; la successiva "professionalizzazione" iniziata proprio tramite ella rappresenta, probabilmente, un motivo di emancipazione femminile; la stessa professionalizzazione rappresenterà, successivamente, un motivo di forte impulso all'affermazione, allo sviluppo di una identità professionale e di un'area di attività sempre più autonoma. Questo è ancora più evidente quando la professione infermieristica si apre agli uomini (in Italia ciò avviene ufficialmente nel 1971); quel rapporto di subalternità legato a discriminazioni sessuali viene meno, rimane quello legato al retaggio storico di un infermiera impreparata culturalmente tecnicamente e scientificamente.
Con il superamento anche di questo aspetto, almeno sul piano formale, (dal 1992 l'infermiere è formato in Università), oggi le Scienze Infermieristiche contano su un quadro di riferimento concettuale definito, su un corpo di conoscenze oramai consolidato e su metodi, tecniche e strumenti organizzativi ed operativi sperimentati. Ci sia avvia verso una pari dignità professionale con il medico o altre professioni sanitarie intellettuali nell'ambito di una categoria che vede uomini e donne ugualmente impegnati; l'aspetto vocazionale e religioso è relegato marginalmente tant'è che scompaiono progressivamente gli ordini religiosi dalla gestione dell'assistenza sanitaria e si ha una laicizzazione pressochè totale della professione. Ultimo aspetto è quello legato ai riconoscimenti giuridici, economici e sociali legati all'affermazione prepotente di una professione relativamente giovane che ricerca, con oggettive difficoltà anche esterne alla professione, spazi di autonomia e che partecipa sempre più attivamente alle scelte organizzative e alle strategie di politica sanitaria (è del settembre 2000 l'istituzione del Corso di laurea in Scienze Infermieristiche, l'istituzione della qualifica di Dirigente e Docente Infermiere e l'istituzione dei Servizi Infermieristici negli organigrammi di gestione delle Aziende sanitarie ed ospedaliere in Italia). Rimane probabilmente ancora da definire più chiaramente il nuovo ruolo sociale delle "professioni infermieristiche" (tali oggi vengono definite dal legislatore molte professioni sanitarie non mediche).

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BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

 

  • Barbagli Marzio "Sotto lo stesso tetto" Il Mulino, Bologna, 1984;
  • Cohen I. Bernard "Florence Nightingale" da Le Scienze, maggio 1984, (pp 104-112);
  • Dimonte Valerio "Da Serviente ad Infermiere" Cespi, Torino, 1995, Collana Officina Culturale;
  • Nightingale Florence "Cenni sull'assistenza ai malati" traduzione di Sabilla Novello, Arti grafiche Gipa, Milano, 1980;
  • Sironi Cecilia "Storia dell'assistenza infermieristica" La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1991;
  • Sironi Cecilia "You don't know Florence Nightingale?!" da Nursing oggi, Anno III, n.1, gennaio/marzo 1998, (pp.60-62);

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