Documentazione

attualità dal settore sanitario e sociale

Del: 06/01/2015 - Di: Saverio Proia - Titolo: La legge di stabilità e le professioni sanitarie (Con il comma 566 il Parlamento ha dato il via libera a una potenziale ed innovativa messa in discussione della attuale organizzazione del lavoro in sanità)

La legge di stabilità e le professioni sanitarie
(Con il comma 566 il Parlamento ha dato il via libera a una potenziale ed innovativa messa in discussione della attuale organizzazione del lavoro in sanità)

La legge di stabilità e le professioni sanitarie. Ecco perché, e come, cambierà tutto

Con il comma 566 il Parlamento ha dato il via libera a una potenziale ed innovativa messa in discussione della attuale organizzazione del lavoro in sanità. Rivalutando e ridefinendo le capacità professionali delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione

02 GEN - Dalla Legge di stabilità: “comma 566. Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione, anche attraverso percorsi formativi complementari. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica".
 
Nel periglioso cammino della vigente legge di stabilità questo comma, proposto dal Ministero della Salute, è stato uno dei pochi che non solo è rimasto intatto nella proposta iniziale ma anche che ha registrato solo un emendamento modificativo, peraltro respinto: questo già depone positivamente avendo registrato un consenso così ampi

Per capirne la portata innovativa è opportuno analizzare attentamente l’esegesi della norma.
 
L’art. 5 punto 15 del Patto per la Salute 2014/2016 ha posto con forza la necessità che:
Per un efficientamento del settore delle cure primarie, si conviene che è importante una ridefinizione dei ruoli, delle competenze e delle relazioni professionali con una visione che assegna a ogni professionista responsabilità individuali e di equipe su compiti, funzionie obiettivi, abbandonando una logica gerarchica  per perseguire una logica di governance responsabile dei professionistico involti prevedendo sia azioni normativo/contrattuali che percorsi formativia sostegno di tale obiettivo”
 
Per dare attuazione a questo obiettivo, così innovativo e certamente discontinuo con la vigente organizzazione del lavoro sanitario,  il Ministero della Salute ha proposto, tra le altre proposte,  agli altri Ministeri, che hanno convenuto, che  è prioritario  implementare le competenze degli infermieri e delle altre professioni sanitarie al fine di avviare una profonda innovazione dell’organizzazione del lavoro in sanità funzionale non solo a valorizzare allo stesso tempo ruolo e funzione dei professionisti della salute  ma soprattutto a fornire prestazioni sanitarie sempre più efficaci ed efficienti ai cittadini  non solo in ospedale ma soprattutto  nel territorio, costituendo quest’ultima la sfida più rilevante nell’innovazione.
 
Nella relazione illustrativa della proposta di articolo in questione si ricordava che per questo  il Ministro alla Salute e gli Assessori Regionali alla Sanità hanno deciso di rivisitare le competenze di queste professioni sanitarie per meglio interpretare e liberare il loro potenziale operativo nella forma più estesa possibile sulla base della vigente normativa (in parte larga ancora inattuata)  approvando e condividendo le proposte, elaborate dallo specifico Tavolo tecnico Ministero-Regioni,  per l’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie e per l’introduzione delle specializzazioni previste dall’art.6 della legge 43/06, iniziando ad adeguare le competenze delle professioni infermieristiche, alla luce della evoluzione ordinamentale e formativa, a quella scientifica, tecnologica e dei nuovi modelli organizzativi.
 
Un processo  riformatore così profondo per essere messo in sicurezza,  aveva ed ha bisogno di una norma che,  nel delineare quella che potrebbe  essere la riserva di competenza della professione medica e per estensione degli altri dirigenti sanitari, indichi la metodologia con la quale le competenze delle professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione possano essere implementate prevedendo con formazione complementare post lauream la concretizzazione della posizione di “professionista specialista” di tali profili così come sancito dall’articolo 6 della legge 43/06.
 
Data  la valenza strategica propria di un processo che vuol  ridefinire una nuova organizzazione del lavoro sanitario e sociosanitario,  la norma affida alle Regioni ed alle Aziende sanitarie il compito di promuovere la più ampia partecipazione, ricercandone l’apporto, il protagonismo attivo,  il consenso e la condivisione,  dei professionisti produttori di salute al fine dar corso a nuove e più avanzate relazioni funzionali interprofessionali in grado di accettare la sfida di costruire modelli organizzativi più adeguati ai  bisogni di salute dei cittadini e alla nuova realtà formativa ed ordinamentale degli operatori, in una logica di valorizzazione ed integrazione delle risorse professionali e di razionalizzazione della spesa sanitaria, che proprio nel settore delle cure primarie assume centralità e condizione imprescindibile
 
La norma, quindi, inizia con il tentativo di cominciare a delineare quello che potrebbe essere denominato “atto medico” affidando alla professione medica e per estensione agli altri dirigenti sanitari, “le competenze  in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia”; quali debbono essere queste competenze non può essere cristallizzato in una norma di legge bensì non può che essere il risultato di un articolato e partecipato processo dinamico e non statico di identificazione scientifico, professionale e giuridico che la stessa norma potrà avviare con il consenso ed il protagonismo in primis della stessa professione medica e degli altri dirigenti sanitari.
 
Come ben insegna l’evoluzione delle competenze all’interno delle professioni sanitarie, in particolare dopo l’emanazione vent’anni fa dei nuovi profili professionali di infermiere etc e per effetto delle leggi 42/99 e 251/00 atti e competenze prima svolti dai medici sono, senza alcun contraccolpo tra le professioni interessate e sullo stato di salute dei cittadini, svolti anche da altri professionisti sanitari per effetto sia dell’evoluzione scientifica e tecnologica, ma anche e soprattutto perché confacenti all’acquisita formazione universitaria di base e postbase e per il nuovo status di professioni non più ausiliarie.
 
A ben vedere non mi pare un processo difficile di identificazione: basti vedere laddove questo processo è stato già realizzato da anni con procedure analoghe a quanto previsto dal comma 566 della legge di stabilità e cioè l’esperienza Toscana del See and treat per effetto di ciò nei Dipartimenti d’emergenza ospedalieri sono ben stabilite le tipologie di codici bianchi e verdi, certamente non quelli gialli e rossi,  gestibili anche dagli infermieri secondo protocolli concordati e percorsi formativi mirati.
 
Comunque, come prevede la norma, il processo di riordino delle relazioni, dei ruoli e delle competenze individuali e di equipe  si attua rivitalizzando lo strumento democratico della concertazione con tali rappresentanze, dei professionisti interessati, archiviando così legislazioni precedenti che l’avevano abolita, in quanto si tratta di intervento sull’organizzazione del lavoro e sulle conseguenti competenze dei vari professionisti coinvolti.
 
Lo strumento che si è individuato per realizzare tale riordino è quello dell’Accordo Governo – Regioni che, oltre a garantire la condivisione tra i soggetti istituzionali interessati è la premessa per la conseguente attuazione generalizzata dei contenuti all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
 
Quali“ i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione”  sono e saranno quelli funzionali all’attuazione dei contenuti del Patto per la Salute proprio per il fatto che questa norma è stata inserita tra i provvedimenti attuativi del Patto stesso; quindi uno scenario ampio, progressivo e progressista, certamente non un passo indietro, non solo perché antistorico ed irrealizzabile, ma perché le competenze attuali di queste professioni sono stati “legiferate” dalle leggi di riferimento (42/99, 251/00 e 43/06) e la norma della legge di stabilità non le mette in discussione.
 
Dovranno essere, quindi, funzionali al nuovo quadro epidemiologico che vede ormai prevalente i stati di  malattie croniche invece che acute, in un progressivo invecchiamento della popolazione, alla realizzazione del sistema delle cure primarie sul territorio, 24 ore al giorno e per tutti i giorni dell’anno, ai nuovi modelli organizzativi per intensità di cure ospedalieri, alla valorizzazione dei servizi di diagnostica strumentale e per immagini, al potenziamento dei Dipartimenti aziendali di prevenzione, il tutto tenendo conto della ricordata evoluzione scientifica e tecnologica come di quella formativa ed ordinamentale delle professioni interessate.
 
Non mi pare di poco conto il rispetto che la norma, contenuta in una delle leggi più importanti per la vita del nostro Stato, qual è quella di stabilità,  nutre nei confronti di tali professioni indicando, finalmente, il giusto nome (infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione) e non più per negazione o per approssimazione (non medici o paramedici).
 
Quindi siamo in presenza di una potenziale ed innovativa messa in discussione della attuale organizzazione del lavoro in sanità, in molte realtà ferma a modelli antecedenti alla stessa legge di riforma sanitaria, che non tiene conto delle capacità professionali che i profili professionali approvati giusto vent’anni fa e corroborati dalle leggi che hanno realizzato la riforma delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
 
Molti di questi professionisti avvertono lo scarto tra quello che potrebbero o saprebbero fare per effetto di queste leggi e della loro formazione universitaria con la realtà quotidiana nella quale svolgono compiti e funzioni analoghe alla preesistente condizione di professione sanitaria ausiliaria, svolgendo addirittura compiti propri di altri operatori quali gli operatori sociosanitari.
 
Con questi provvedimenti, se ben scritti e, soprattutto se ben realizzati, si potrebbe finalmente invertire la tendenza e mettere in condizione questi professionisti di operare a pieno regime delle loro potenzialità e capacità: è evidente che questo processo è funzionale al Servizio Sanitario Nazionale se investe nella sua operatività quotidiana settori larghi degli operatori interessati e non circoscritto a fasce ristrette; per realizzare questo sarà necessario nell’immediato dar vita a forme di formazione aziendale e regionale per arricchire conoscenze e capacità operative, anche sulla base di protocolli operativi concordati e successivamente rivedere gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea affinché molte delle nuove competenze diventino rientrino nel patrimonio formativo di base.
 
La riconosciuta complessità e ricchezza delle professioni infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione nell’archiviare il periodo nefasto dell’operatore unico e polivalente, ha avuto riconoscimento dal fatto che esse possano evolversi in successive specializzazioni post lauream, come sancito dall’articolo 6 della legge 43/06 il quale ne ha previsto l’articolazione in:
· professionista;
· professionista specialista;
· professionista coordinatore;
· professionista dirigente.      
           
La nuova prospettiva di carriera professionale, non solo gestionale, per la professione infermieristica era già contenute nelle “Raccomandazioni del Consiglio d’Europa per la formazione infermieristica” del 1983 che tardivamente l’Italia recepì con il  Decreto del Ministro alla Sanità  14 settembre 1994, n. 739 “Regolamento concernente l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'infermiere” prevedendo all’articolo 1:
Omissis"
5. La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica e' intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree:a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
b) pediatria: infermiere pediatrico;
c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
d) geriatria: infermiere geriatrico;
e) area critica: infermiere di area critica.

6. In relazione a motivate esigenze emergenti dal Servizio sanitario nazionale, potranno essere individuate, con decreto del Ministero della sanità, ulteriori aree richiedenti una formazione complementare specifica.”
 
Purtroppo tale importante innovazione non ebbe seguito né nelle scelte ministeriali, né in quelle regionali, né in quelle contrattuali sino a che il Parlamento con il ricordato articolo 6 della legge 43/06 sancì la nuova articolazione di professionista specialista ed il comma 566 della legge di stabilità, prevedendo “anche percorsi formativi complementari” ribadisce di nuovo la necessità funzionale, non solo all’evoluzione della professione infermieristica ma soprattutto per dare prestazioni sanitarie sempre più avanzate e qualificate, di attuare l’infermiere specialista; ovviamente quanto sopra, con il necessario adattamento alla specificità di ogni profilo professionale, è altrettanto valido per le altre 20 professioni sanitarie della legge 251/00.
 
La validità e la scelta strategica di dar corso al processo di implementazione delle competenze avanzate era stato precedentemente e solennemente sancita dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano  nell’approvare nella seduta del13novembre2014 l’ Accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislative 28 agosto 1997, n. 281, trail Governo e le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano, recante “istituzione di una Cabina di Regia per il coordinamento nazionale sulla regolazione della vita professionale ed organizzativa degli operatori del sistema sanitario” prevedendo, tra l’altro, all’articolo 2:
L'attività della cabina di regia dovrà basarsi sui seguentipresupposti:
a) Il processo di innovazione nell'organizzazione del lavoro in sanità si realizza inmodo plurale, anche con il concorso di più professioni che attuano, inautonomia, responsabilità e competenza, la salvaguardia della salute dei cittadini; II ruolo e le responsabilità diagnostiche e terapeutiche, sono in capo ai medicianche per favorirne l'evoluzione professionale a livello organizzativo eordinamentale;

b) Gli  infermieri  e le altre professioni sanitarie, nell’ambito delle responsabilità già delineate dagli specifici profili professionali di riferimento sono garanti del processo assistenziale ed è per questo che è necessaria e non più rinviabile l’evoluzione verso le competenze avanzate e di tipo specialistico;

c) I medici, i veterinari, i dirigenti sanitari, gli infermieri e gli altri professionisti dellasalute riconoscono i relativi e specifici campi di intervento, autonomia e responsabilitàanche alla luce della costante evoluzione scientifica e tecnologica, e concorrono agarantire unitarietà dei percorsi di cura e di assistenza attraverso l'integrazione  multi professionale degli obiettivi, nei sistemi complessi per obiettivi, e attraverso criteridi verifica e di valutazione degli esiti e deirisultati;
 
d) I profili professionali della dirigenza sanitaria (biologi, chimici, fisici,farmacisti, psicologi), ferme restando le specifiche competenze professionali previste dairispettivi ordinamenti legislativi vigenti, concorrono in maniera rilevanteall'effettuazionee sviluppo dei percorsi di diagnosi, cura e assistenza in ambito sanitario econtribuiscono all'integrazione professionale nei sistemi complessi in ambito multi professionaleanche alla luce della costante evoluzionetecnico-scientifica;
 
e) Medici, infermieri e gli altri professionisti della salute riconoscono e convengonoche, ferme restando le responsabilità gestionali, la responsabilità professionalesulle decisioniegliatticompiutinell'ambitodeiprocessidicuisonogarantiepersonaleè posta in capo a colui che tali decisioni e atti ha assunto e compiuto anchenell'esercizio di competenze avanzate o di tipospecialistico.
 
Il quadro delineato così come delineato con autorevolezza da tale Accordo Governo-Regioni è così chiaro che non lascia dubbio alcuno sullo scenario di riferimento nel quale dar corso all’innovazione delle competenze delle professioni sanitarie; pertanto è evidente che ora che il tutto oltre che essere messo in sicurezza e sancito da Parlamento, Governo, Regioni e Province Autonome è possibile riprendere l’iter di approvazione dei due schemi di Accordo Stato – Regioni sinora elaborati dal Ministero della Salute: il primo riguardante le implementazioni delle competenze delle professioni infermieristiche ha avuto l’approvazione da parte delle Regioni e dal Ministro alla Salute e che ha già svolto la concertazione con le rappresentanze dei profili interessati e di quello riguardante la professione di tecnico sanitario di radiologia medica che, allo stato attuale, ha avuto sinora il consenso delle rappresentanze dell’area radiologica per continuare successivamente con l’esame delle altre 19 professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione di ostetrica.
 
In conclusione l’isola di Itaca è ormai prossima e la tela di Penelope è conclusa.
 
Saverio Proia


 
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Del: 20/12/2014 - Di: Ministero della Salute - Titolo: Relazione sullo stato sanitario del Paese ( la fotografia della sanità italiana 2012-2013)

Relazione sullo stato sanitario del Paese
( la fotografia della sanità italiana 2012-2013)

Relazione sullo stato di salute del Paese 2012-2013

La Relazione sullo stato di salute del Paese 2012-2013 mostra che molto lavoro è stato fatto in questi anni per garantire ai cittadini il soddisfacimento del loro bisogno di salute. Nel 2012, l’Italia si è posizionata ai primi posti nella graduatoria europea della speranza di vita alla nascita (79,6 anni per gli uomini e 84,4 per le donne), molte posizioni al di sopra della media europea. La vita media sopra i 65 anni rimane in Italia tra le più elevate d’Europa e nel 2011 ha raggiunto nelle donne i 22,6 anni rispetto ai 18,8 anni negli uomini. La riduzione della mortalità per malattie del sistema circolatorio e per tumori maligni, che insieme costituiscono oltre il 70% delle cause di decesso in Italia, ha permesso di aumentare la vita media di 2,1 anni in entrambi i generi”. Con queste parole il Ministro della Salute introduce i contenuti della Relazione sullo stato di salute del Paese 2012-2013, presentata a Roma il 18 dicembre 2014, presso l’Auditorium ministeriale di Lungotevere Ripa, alla presenza del Sottosegretario alla salute Vito De Filippo, secondo cui occorre “partire dall'ottimo lavoro svolto finora per fare un salto di qualità. Diventa cruciale valutare le performance dei sistemi sanitari, attuare le riforme per un corretto utilizzo delle risorse pubbliche, ottenere un migliore rapporto qualità-prezzo, se i nostri Paesi vogliono davvero garantire l'accesso universale ai servizi sanitari e l'equità nel campo della Salute, in condizioni di severi vincoli di bilancio”. Per presentare e rendere facilmente consultabile on line la Relazione sullo stato sanitario del Paese 2012-2013 il Ministero ha realizzato il sito tematico www.rssp.salute.gov.it in cui sono disponibili i seguenti formati e versioni: navigabile (sintesi) sfogliabile (sintesi e integrale) scaricabile in formato pdf (sintesi e integrale) sfogliabile da tablet – IOS e Android (sintesi e integrale) versione in lingua inglese (sintesi) Sono inoltre disponibili delle infografiche sullo stato di salute della popolazione italiana. Le informazioni e i dati contenuti si riferiscono al biennio 2012-2013. Il sito è a cura della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica, in collaborazione con la Direzione generale della comunicazione e dei rapporti europei e internazionali

DOWNLOAD

http://www.rssp.salute.gov.it/rssp2012/paginaMenuDownloadRssp2012.jsp


 
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Del: 27/09/2014 - Di: Nino Cartabellotta - Titolo: I Lea 14 anni dopo (revisione necessaria ma non sufficiente)

I Lea 14 anni dopo
(revisione necessaria ma non sufficiente)

Contro le innumerevoli asimmetrie informative che alimentano consumismo sanitario e sprechi nel nostro Ssn è indispensabile una metodologia rigorosa e trasparente per la definizione, l'aggiornamento e il monitoraggio dei Livelli eesenziali di assistenza. Con questo monito Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto alla sessione inaugurale del 7° Congresso Nazionale della Società Italiana di Health Technology Assessment. In vista della imminente revisione annunciata dal Patto per la Salute 2014-2016, il Presidente ha ripercorso 14 anni della storia legislativa e applicativa dei Lea, soffermandosi su promesse mancate e nuove sfide relative all'articolazione dei Lea, ai criteri di definizione e aggiornamento e al loro monitoraggio. «Per garantire la sostenibilità del Ssn il denaro pubblico deve finanziare solo servizi, prestazioni e interventi sanitari efficaci, appropriati e dall'high value. Purtroppo il Dpcm sui Lea non codifica, o quantomeno non dettaglia in maniera analitica, prestazioni e procedure: al fine di definire criteri di appropriatezza professionale, oltre che organizzativa, è necessario dunque identificare all'interno dei sottolivelli dei Lea la gamma dei servizi da organizzare e, nell'ambito di tali servizi, definire quali prestazioni sanitarie includere nei Lea (liste positive) e quali escludere (liste negative)». «Oggi - continua Cartabellotta - la criticità più rilevante non è l'aggiornamento dei Lea in quanto tale, ma risiede nelle metodologie utilizzate sia per definire l'elenco delle prestazioni da includere/escludere, sia per integrare le migliori evidenze nella definizione e aggiornamento dei Lea. Non dimentichiamo che, secondo quanto dettato dal Dpcm 29-11-2001 i Lea includono "Tipologie di assistenza, servizi e prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, individuale o collettiva, a fronte delle risorse impiegate", mentre escludono quelli che "non soddisfano il principio dell'efficacia e della appropriatezza o non soddisfano il principio dell'economicità nell'impiego delle risorse". Questi sacrosanti principi di evidence-based policy making devono essere confermati con i fatti, oppure completamente rivisti se non ritenuti più validi». Riguardo al monitoraggio il presidente ha sottolineato che «L'adempimento dei Lea non può essere una partita giocata esclusivamente tra Stato e Regioni con finalità quasi esclusivamente finanziarie, ma deve coinvolgere attivamente tutti i livelli organizzativi e operativi del Ssn. È indispensabile pertanto ampliare il numero e la tipologia di indicatori per valutare gli adempimenti Lea delle Regioni, identificare a cascata set di indicatori più specifici da integrare negli obiettivi delle aziende sanitarie e dei professionisti e sperimentare sistemi premianti a tutti i livelli correlati al raggiungimento degli obiettivi definiti dai Lea». Visto che il Dpcm sui Lea afferma che le prestazioni innovative per le quali non sono disponibili sufficienti e definitive evidenze scientifiche di efficacia possono essere erogate esclusivamente nell'ambito di appositi programmi di sperimentazione il Presidente chiede «Con quali fondi dovrebbero essere avviati queste sperimentazioni se tra i progetti finanziati dalla ricerca finalizzata (130 mln per gli anni 2011-2012) domina la ricerca di base, fa un timido capolino la ricerca clinica e la ricerca sui servizi sanitari è di fatto inesistente?». Infine il Presidente ha lanciato una scottante provocazione per sottolineare quanto la definizione dei Lea segua troppo spesso logiche di consenso sociale e politico: «Lo Stato e la maggior parte delle Regioni non hanno ritenuto meritevole di alcuna discussione l'opportunità di inserire la fecondazione eterologa nei Lea. Ma se il diritto alla maternità deve essere tutelato, allora dovrebbero essere a carico del Ssn anche i costi che le coppie sostengono per le adozioni!»

Il Sole 24 Ore Sanità

http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/commenti/2014-09-26/anni-revisione-necessaria-sufficiente-114642.php?uuid=AbK1JOQK


 
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Del: 06/08/2014 - Di: Mauro Meserndino - Titolo: Lettori Pos: un coro di no (In arrivo le prime applicazioni mobili)

Lettori Pos: un coro di no
(In arrivo le prime applicazioni mobili)

Lettori Pos, dai medici un coro di no.

In arrivo le prime applicazioni mobili


 

C'è il costo del canone per avere il dispositivo collegato alla banca, per cui la spesa varia da 10 euro a 40 euro al mese a seconda del modello e della connessione (wifi - mobile - fissa); c’è quello d’installazione e, soprattutto, c’è il costo delle commissioni sulle transazioni (da 70 centesimi a oltre 2 euro). Le ragioni per dichiararsi in larga maggioranza contrari per i medici, all’indomani dell’entrata in vigore dell’obbligo di utilizzare il lettore bancomat negli studi, non mancano. Ed è per questo che arrivano aperture a soluzioni alternative come il “point of sale mobile”, da portarsi dietro, senza costi fissi, con qualche piccolo aggravio sulle commissioni forse ma tanta praticità. Stando a un questionario posto da Consulcesi, associazione con 350 legali sparsi in tutta Italia, a 6 mila medici il 73% degli intervistati a conoscenza dell'obbligo di Pos, in un caso su tre non si è ancora mosso per dotarsene. Di cosa diffida? Dei costi fissi, quello del device, il canone, l'attivazione. Già sul mercato esistono dispositivi Pos mobili che funzionano attaccandosi via bluetooth a cellulare e Ipad e consentono le stesse operazioni del Pos fisso senza costi fissi: Jusp, Signup tanto per fare solo alcuni nomi. Si pagano solo le commissioni lievemente maggiorate, «ma i medici non temono un mini-aggravio sulla commissione se possono fruire di soluzioni maneggevoli», afferma il vicepresidente di Consulcesi Edoardo Pantano. E anche l’associazione ha lanciato una sua applicazione Pos mobile, Doctor Pay. Ribadito che le spese sono omogenee al Pos fisso (ma alcune app come Jusp dimezzano la commissione da 2,5 a 1,25% oltre i 6 mila euro di fatturato), l'ultima perplessità è relativa alla sicurezza dell'operazione e in particolare del bancomat: come riconoscere il cliente furbo e la "card" taroccata? «I livelli di sicurezza dei sistemi sono oggi eccellenti; il riconoscimento del possessore delle carte di credito e di debito è dato dall'utilizzo del codice Pin che è personale. Con le vecchie carte bastavano la strisciata sul lettore e una firma ma il livello di certezza che l'autore della transazione avesse la disponibilità del contante e un'identità certa poteva e può essere massimo solo se il professionista controlla anche la carta d'identità e la coincidenza dei dati riportati con quelli del bancomat».

Mauro Miserendino

FONTE: http://www.doctor33.it/lettori-pos-dai-medici-un-coro-di-no-in-arrivo-le-prime-applicazioni-mobili/politica-e-sanita/news-51824.html?xrtd=XAATSLASAVRVVSAXLTYRLV

 

 


 
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Del: 05/08/2014 - Di: Collegio Ipasvi Roma - Titolo: Nasce al Policlinico Umberto I di Roma il primo reparto a gestione infermieristica (inaugurato il 29 luglio 2014)

Nasce al Policlinico Umberto I di Roma il primo reparto a gestione infermieristica
(inaugurato il 29 luglio 2014)

NASCE AL POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA IL PRIMO REPARTO A GESTIONE INFERMIERISTICA

Centralità del malato, continuità dell’assistenza, integrazione professionale, coinvolgimento delle famiglie. Il modello sostenuto dagli infermieri per l’umanizzazione delle cure e la domiciliarità ha conosciuto il 29 luglio un giorno lieto con l’inaugurazione della prima Unità Operativa a Gestione Infermieristica del Policlinico Umberto I di Roma. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Umberto I Domenico Alessio, del Rettore dell’Università di Roma Sapienza Luigi Frati, del Presidente del Collegio IPASVI di Roma Gennaro Rocco, dei dirigenti e del personale sanitario. Il nuovo reparto assicura la presa in carico della persona che ha superato la fase acuta della malattia e necessita di un’assistenza infermieristica ad alta intensità per un recupero più rapido e completo. E’ dotato di posti letto, gestito in modo autonomo da uno staff infermieristico e destinato ad accogliere pazienti affetti da patologie cronico-degenerative provenienti da diversi reparti ospedalieri (Medicina d’urgenza, Medicina interna, Ortopedia, Chirurgia generale, Neurologia, Gastroenterologia). Nel suo intervento, il Presidente Zingaretti ha sottolineato il ruolo strategico della razionalizzazione di reti e servizi nella nuova programmazione sanitaria regionale, evidenziando le opportunità offerte in questo campo dalla Degenza Infermieristica. Ha inoltre indicato nella nascita del nuovo reparto dell’Umberto I non un traguardo ma la tappa iniziale di un percorso graduale e completo, che porterà alla creazione di almeno una Unità Operativa a Degenza Infermieristica per ciascun Distretto Sanitario della Capitale. Positivo ma accorto il commento del Presidente del Collegio IPASVI di Roma Gennaro Rocco: “Finalmente si apre uno spiraglio concreto verso il modello che da sempre noi infermieri sosteniamo per umanizzare le cure, disingolfare gli ospedali, valorizzare i professionisti e risparmiare anche un bel po’ di soldi. La partenza di questa Unità a Gestione Infermieristica segna un risultato importante per i cittadini e per la nostra sanità regionale. Un primo passo per superare i vecchi schemi organizzativi, superati e fallimentari, dando fiducia alla professione infermieristica che trova un giusto riconoscimento nei percorsi di autonomia gestionale. E questo gioverà molto all’efficacia del trattamento e alla salute dei cittadini. Inoltre - conclude il Presidente Rocco - il nuovo reparto apre uno spiraglio anche sul fronte dell’occupazione infermieristica che vive un momento storico drammatico. Sebbene pochi, i posti di lavoro attivati per questa struttura costituiscono un buon segnale per il futuro, anche se andranno stabilizzati presto e bene per non rifilare agli infermieri una cocente delusione”.

FONTE: Sito ufficiale del Collegio Ipasvi di Roma


 



 

 


 
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Del: 27/06/2014 - Di: Renato Torlaschi - Titolo: Carichi di lavoro per i mmg (La SIMG: serve personale di supporto)

Carichi di lavoro per i mmg
(La SIMG: serve personale di supporto)

 

Carico di lavoro crescente per Mmg.

Brignoli (Simg): serve personale di supporto

27 giugno 2014

di Renato Torlaschi

Sono sempre più lunghe le liste d’attesa per i pazienti britannici che chiedono un consulto al proprio medico di base: lo denuncia la British medical association, che cita tra le cause l’aumento delle visite e la “cronica inadeguatezza dei finanziamenti”. Sono problemi comuni a molti Paesi europei e il vicepresidente della Società italiana di medicina generale Ovidio Brignoli ricorda che «uno studio fatto in Friuli dieci anni fa stimava in sei, settemila all’anno il numero di visite e consultazioni telefoniche per ogni medico di medicina generale, mentre ora siamo in Italia a più di undicimila».
Ma l’accesso al medico di famiglia è molto diverso rispetto alla Gran Bretagna dove, «prima di arrivare al medico, il paziente passa attraverso una sorta di triage ambulatoriale e la prima persona che vede è di solito un’infermiera, che ha una funzione di filtro». Secondo il vicepresidente Simg, il nodo cruciale è proprio la carenza di altro personale sanitario che aiuti i medici: «I Gp inglesi sono 27mila per 60 milioni di abitanti, ma hanno il supporto di 50mila unità di personale sanitario, che vanno a casa del paziente o aiutano nello studio; noi siamo 47mila medici con 10mila unità di personale, per altro pagate dai medici stessi. Oltretutto siamo sempre più gravati dalla necessità di gestire patologie croniche, spesso associate a complessità che richiedono la partecipazione di altri professionisti per la cura». Inoltre, le esigenze cliniche non sempre collimano con gli obblighi amministrativi e i limiti imposti nel numero di farmaci prescrivibili comportano un maggior numero di visite. Brignoli giudica positivamente la novità, introdotta dal Dl semplificazioni di rendere possibile la prescrizione su ricetta fino a sei confezioni di farmaci per i pazienti cronici o con malattie rare, invece delle precedenti tre; tuttavia ammonisce: «Gli enti regionali incomincino a valutare l’operato dei medici non in base al numero di confezioni, pensando sempre che vi sia dolo, ma agli esiti delle malattie, soprattutto croniche, che indicano se i farmaci vengono dati in maniera corretta».


FONTE WEB:

http://www.doctor33.it/carico-di-lavoro-crescente-per-mmg-brignoli-simg-serve-personale-di-supporto/politica-e-sanita/news-51787.html?xrtd=LAPVRRASTXPVYCAPVCLPTPR

 


 
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Del: 13/06/2014 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Agenas conferma 150 crediti ecm anche nel triennio 2014-2016 (notizia del 4 giugno 2014)

Agenas conferma 150 crediti ecm anche nel triennio 2014-2016
(notizia del 4 giugno 2014)

L'AGENAS CONFERMA

anche per il triennio 2014-2016 obbligatori 150 crediti ECM

La Commissione Nazionale dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali) ha confermato anche per il triennio 2014-16 il debito formativo per tutte le professioni sanitarie: 150 crediti ECM obbligatori, come approvato anche da Ordini, Collegi e Associazioni.

E’opportuno in proposito riportare le indicazioni del Ministero della Salute: l’Educazione Continua in Medicina è indispensabile, oltre che per il rapporto con i pazienti e con il Servizio sanitario, anche e soprattutto per l’aggiornamento professionale. Nuove abilità e competenze sono alla base del processo di maturazione e di valorizzazione del personale sanitario nella sua totalità, pubblico e privato, medico, infermieristico e non solo.


 
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Del: 09/06/2014 - Di: Quotidianosanità - Titolo: Studi di settore 2012 (Le farmacie dichiarano i ricavi più alti. Psicologi fanalino di coda)

Studi di settore 2012
(Le farmacie dichiarano i ricavi più alti. Psicologi fanalino di coda)

 Studi di settore 2012. Le farmacie dichiarano i ricavi più alti. Psicologi fanalino di coda

Con ricavi medi dichiarati di 1.060.900 euro, le farmacie guidano la classifica delle professioni con i ricavi più alti secondo l'analisi degli studi di settore appena pubblicata dall'Economia. A seguire troviano gli odontoiatri con oltre 132mila euro. Chiudono la classifica le attività paramediche indipendenti - così le definisce il Ministero - con poco meno di 9mila euro e gli psicologi con 25mila.

5 Giugno 2014

Le farmacie, con ricavi medi dichiarati di 1.060.900 euro, risultano essere la professioni con i ricavi più alti. E' quanto emerge dall'analisi degli studi di settore per l'anno 2012, riguardante le persone fisiche, appena pubblicata dal Ministero dell'Economia. Tuttavia, occorre ricordare come ogni anno le associazioni di categoria dei farmacisti contestino la definizione di “ricchi” attribuitagli dalla stampa in base ai dati dello studio di settore, che non terrebbero conto di diversi aspetti, primo tra tutti il fatto che le farmacie siano ai primi posti della classifiche perché pagano le tasse fino all’ultimo centesimo e non perché siano “ricche”. Questo anche perché, come ricordato dalle organizzazioni di categoria, una parte consistente del fatturato della farmacia è dovuto a medicinali erogati per il Ssn e questo importo è assolutamente certificato. Inoltre, la somma citata Dipartimento di finanza pubblica sugli studi di settore si riferisce al reddito lordo e, come spiegano i farmacisti, comprende redditi diversi, quali i redditi da lavoro del titolare e di eventuali collaboratori, se la farmacia è un’impresa familiare; i redditi da lavoro dei soci, se la farmacia è gestita da una società di farmacisti; il reddito da capitale investito.

Tornando alle tabelle dell'Economia, subito dopo le farmacie, tra le persone fisiche, troviamo gli studi odontoiatrici con ricavi medi di oltre 132mila euro. Il terzo posto vede la presenza dei laboratori di analisi cliniche e ambulatori con poco meno di 97mila euro. Occupano, invece, il fondo della classifica, le attività paramediche indipendenti - così le definisce il Ministero - con poco meno di 29mila euro e gli psicologi con 25mila.

Passando poi all'analisi delle società professionali, qui troviamo in cima gli studi odontoiatrici con 238mila euro, seguiti dai laboratori di analisi con 233mila euro. E poi ancora gli studi medici generici convenzionati o meno col Ssn, studi di radiologia e radioterapia, prestazioni sanitarie svolte da chirurghi, altri studi medici e poliambulatori specialistici con 222mila euro circa, le attività professionali paramediche indipendenti con 184.600 euro, i servizi veterinari con 102mila euro circa e, infine, le attività professionale svolta da psicologi con 72.600 euro

 FONTE WEB:

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=21897&fr=n

 


 
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Del: 02/06/2014 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Stop agli OPG (approvata legge)

Stop agli OPG
(approvata legge)

29/05/2014 - La Camera ha dato il via libera definitivo al decreto per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.

La Camera ha dato il via libera definitivo al decreto per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Slitta al 31 marzo 2015 lo stop definitivo agli Opg. Da quella data gli ex manicomi criminali dovranno essere sostituiti da strutture residenziali sanitarie per l’esecuzione della misura di sicurezza (Rems). In vista della chiusura, per infermi e seminfermi di mente il giudice dovrà di regola adottare misure di sicurezza diverse dall’Opg, come ad esempio la libertà vigilata. Ciò vale anche nel caso di custodia cautelare provvisoria, da eseguire in strutture psichiatriche ospedaliere e non più in casa di cura e custodia (sezioni interne agli Opg). Il ricovero in Opg diventa insomma residuale, si attiva solo quando ogni altra misura risulta inidonea a far fronte alle pericolosità sociali. Per giustificare il ricovero in Opg, il giudice deve ora ricavare la pericolosità solo dalle qualità soggettive della persona non potendo dare rilievo autonomo alle condizioni di vita individuali e sociali (per esempio, lo stato di marginalità socioeconomica). La pericolosità non può nemmeno basarsi sulla sola mancanza di programmi terapeutici individuali.


 
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Del: 03/04/2014 - Di: Giovanni Rodriquez - Titolo: Grandi modifiche all'organizzazione dei servizi sanitari e sociali con il ddl di Riforma del Senato e del Titolo V (Competenze esclusive alle Regioni e allo Stato rimangono norme generali e Lea)

Grandi modifiche all'organizzazione dei servizi sanitari e sociali con il ddl di Riforma del Senato e del Titolo V
(Competenze esclusive alle Regioni e allo Stato rimangono norme generali e Lea)

Via libera al Ddl di riforma del Senato e Titolo V. L'organizzazione dei servizi sanitari e sociali alle Regioni in esclusiva. Ma allo Stato spettano i Lea e le norme generali sulla tutela della salute

Giovanni Rodriquez

Semaforo verde dal Consiglio dei Ministri. Palazzo Madama diventerà il Senato delle Autonomie. Mentre, con la riforma del Titolo V, si elimina l'attuale legislazione concorrente dividendo nettamente i poteri di Stato e Regioni. Renzi: "Torna la speranza che in Italia le cose possano cambiare davvero". Prorogato di un anno il termine per la chiusura e il superamento degli Opg.

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=20700&fr=n

Le schede sintetiche scaricabili dal seguente link http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=6738405.pdf

Testo completo del ddl di revisione costituzionale scaricabile dal seguente link http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=1656693.pdf

 


 
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Del: 29/01/2014 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Competenze Infermieristiche: pronta la bozza di Accordo Stato Regioni (da Il Quotidiano Sanità)

Competenze Infermieristiche: pronta la bozza di Accordo Stato Regioni
(da Il Quotidiano Sanità)

Competenze infermieristiche.

Pronta la bozza di accordo Stato Regioni

Aggiornamento del 29 gennaio 2014

La nuova bozza è finalmente pronta e sta per essere inviata agli altri ministeri competenti per il parere prima di essere trasmessa ufficialmente alla Conferenza. Obiettivo: ridefinire, implementaree approfondire le competenze e le responsabilità professionali dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico.

IL TESTO DELLA BOZZA SCARICABILE AL SEGUENTE LINK

http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=952505.pdf

LA RELAZIONE TECNICA DELL’ACCORDO SCARICABILE AL SEGUENTE LINK

http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=701295.pdf


 
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Del: 09/12/2013 - Di: Redazione DoctorNews - Titolo: CENSIS SU SSN (spesa grava sempre più sui cittadini)

CENSIS SU SSN
(spesa grava sempre più sui cittadini)

Censis su Ssn: spesa grava sempre più sui cittadini

9 dic 2013

Il report annuale stilato dal Censis sulla situazione sociale dell'Italia dà una consistenza statistica a molti dei problemi che affliggono la sanità nel nostro Paese. Pubblicato nei giorni scorsi, il documento fotografa innanzitutto una profonda differenza tra le diverse aree geografiche; se i cittadini del Nord ritengono che il Servizio sanitario nazionale sia adeguato (il 49,6% nel Nord-Ovest e il 54,5% nel Nord-Est), nel Centro e soprattutto nel Sud l’insoddisfazione si estende alla maggior parte della popolazione. Dall’indagine emerge una conferma dell'aumento della compartecipazione della spesa sanitaria (quella per i ticket sui farmaci è cresciuta del 117,3% dal 2008 al 2012) e del numero di italiani che si rivolgono direttamente alle strutture private. Si tratta, secondo il Censis, di «un importante segnale di una progressiva contrazione di fatto della copertura pubblica che, per le zone del Paese con situazioni di offerta più precaria e per le fasce più deboli, può tradursi anche in un rischio di uscita dal servizio pubblico». Eppure, la sanità integrativa resta sconosciuta a molti degli italiani. Se 11 milioni hanno sottoscritto un’assicurazione sanitaria, il 33,6% degli intervistati non ha mai sentito parlare di fondi sanitari integrativi e polizze malattia e un ulteriore 34,9%, pur avendone sentito parlare, non sa esattamente cosa siano. Supera la metà la percentuale della popolazione che dichiara di non conoscere le differenze tra un fondo sanitario integrativo e una polizza malattia e sono oltre il 57% i cittadini che non sanno di poter ottenere, con i fondi sanitari integrativi, un vantaggio fiscale rispetto alle polizze malattia. Anche i fenomeni demografici hanno un impatto sulla sanità. Laddove le famiglie hanno tradizionalmente ricoperto un ruolo essenziale di assistenza e cura, il progressivo aumento delle persone che vivono da sole costituisce un ulteriore rischio di tenuta del sistema di welfare: superano ormai i 7,5 milioni e sono aumentati di quasi 2 milioni nell’ultimo decennio.

FONTE WEB: http://www.doctor33.it/censis-su-ssn-spesa-grava-sempre-piu-sui-cittadini/politica-e-sanita/news-48878.html?xrtd=TLCXLPCLXLRVYXPCRCLAASC


 
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Del: 04/12/2013 - Di: Annalisa Silvestro - Titolo: A proposito di competenze e responsabilità dell'Infermiere (la posizione ufficiale della FN Ipasvi)

A proposito di competenze e responsabilità dell'Infermiere
(la posizione ufficiale della FN Ipasvi)
RIFLESSIONI SULLE COMPETENZE E LE RESPONSABILITA’ DELL’INFERMIERE 4 dicembre 2013 Annalisa Silvestro - Presidente della Federazione Nazionale degli Infermieri Riporto la riflessioni sul tema competenze e sugli ultimi accadimenti in merito che abbiamo inviato ai Collegi Ipasvi e che poi diffonderemo ulteriormente. "Nel Consiglio nazionale ultimo scorso abbiamo affrontato, tra le altre, una tematica per noi di particolare rilevanza. Abbiamo ragionato delle competenze che definiscono l'assistenza infermieristica, della loro fisiologica - e già comunemente diffusa - evoluzione, di sperimentazioni ancora più innovative attuate dai nostri colleghi infermieri in numerosi luoghi del nostro Paese e dell'aspettativa, già normata in una legge del lontano 2006, di giungere, finalmente, alla figura dell'infermiere specialista. Cosichè quelle sperimentazioni ed altre ed ulteriori ancora, possano strutturarsi e ridefinirsi nel loro costrutto anche con l' approfondimento disciplinare conseguente a percorsi formativi e di ricerca nelle aree di intervento delineate nell'approvando documento sulle competenze specialistiche. Abbiamo collaborato, dimostrato spirito critico ma costruttivo e, soprattutto, biennale pazienza. Abbiamo infine sollecitato e chiesto che un documento, su cui erano state accolte osservazioni e, da tempo, raggiunta la condivisione di intenti, completasse il suo iter procedurale approdando al tavolo della Conferenza Stato Regioni. In risposta abbiamo ricevuto il veto da un raggruppamento di sigle sindacali della dirigenza medica e sanitaria, con argomentazioni più che confutabili e analisi di flebile contenuto. Qualcuno si è premurato di metterci in guardia: stiamo "delegando" la funzione di assistenza all’Oss, perché è quella la funzione effettiva di assistenza che, unica, connota l’identità e la specificità della professione infermieristica. Gli interventi di questi qualcuno si sforzano di farci capire qual è l'idea vincente di infermiere: ma che processo di nursing, ma che metodologia e scientificità nella rilevazione e soddisfazione dei bisogni, ma che responsabilità 24 su 24 nel fare terapia e processo diagnostico, ma che funzione formativa, educativa, relazionale. Ma quale ampliamento orizzontale delle cure e dell'assistenza primaria. Ma quale counseling, quale estensività assistenziale, quale assistenza e medicina d'iniziativa! Dobbiamo avere pazienza - che diamine! - i tempi non sono maturi. Potremo evolvere le nostre arzigogolate e pericolose competenze solo se e quando gli altri - che unici possono rilevare le necessità dei cittadini - avranno deciso, forse, di farlo a loro volta. Ossia beati gli ultimi se i primi sono illuminati! Ma non basta. Abbiamo anche i gaudiosi - pochissimi ma decisamente autocentranti sul loro livore iconoclastico - sostenitori del Muoia Sansone, ossia il Consiglio nazionale che si è democraticamente e all'unanimità espresso il 29 novembre, con tutti i filistei ossia gli infermieri ! Questi qualcuno esaltano, in tutta la storia, quelli che ci raccomandano di non delegare la nostra vera e unica funzione di effettiva assistenza all'Oss (che, secondo loro, saranno gli infermieri del futuro). Quelli che ci invitano a continuare a pazientare e ad aspettare che il mondo cambi perché così poi, forse, potremmo chiedere sommessamente se è rimasto qualcosa anche per noi. Quelli che dissertano su quanto sia "delicata" ed intoccabile l'organizzazione del lavoro e non su quanto sia delicato, per loro, parlare di equilibri di potere e di un ineludibile riposizionamento sociale e lavorativo. Bene, i giochi sono sempre più scoperti e chiari e su questi giochi è bene che tutti insieme si rifletta pacatamente, ma puntualmente. L'assistenza infermieristica, la professione infermieristica e gli infermieri sono altro e ben di più di quello che qualcuno insiste a voler impropriamente narrare. Si reclutino pure improbabili armate; noi continuiamo - senza accettare provocazioni - nel nostro percorso, disponibili ad un confronto serio e costruttivo con tutti, Oss, medici, altri professionisti e rappresentanti dei cittadini, nella ferma convinzione che un infermiere più formato e più qualificato serva ai singoli e alla collettività nazionale e internazionale. Che di un infermiere con aggiornate, innovate e specialistiche competenze si possano giovare tutti e, non da ultime, le strutture sanitarie per sostenere e rilanciare il Sistema salute del Paese. E con questo spirito … Noi, unanimemente concordi andiamo avanti !
 
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Del: 23/11/2013 - Di: quotidianosanità.it - Titolo: Governo dà 400 mln di euro ai policlinici universitari privati (Perché questi soldi non vanno alla non autosufficienza?)

Governo dà 400 mln di euro ai policlinici universitari privati
(Perché questi soldi non vanno alla non autosufficienza?)

Legge stabilità. Governo dà 400 mln di euro ai policlinici universitari privati. Dirindin (PD):“Perché questi soldi non vanno alla non autosufficienza?”

Lo prevede un emendamento che sarebbe già stato depositato in Commissione Bilancio che stanzia 50 milioni per il 2014 e poi 35 milioni l’anno fino al 2024 per i policlinici universitari privati. La senatrice Pd non ci sta e chiede spiegazioni al Governo.

Il Governo avrebbe depositato ieri sera, tra gli altri, un emendamento che prevede un finanziamentodi 50 milioni di euro per il 2014 e 35 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024 in favore dei policlinici universitari gestiti da università non statali ''per oneri connessi allo svolgimento delle attività strumentali”. In tutto, quindi, 400 milioni di euro. Stanziati inoltre 30 milioni per il 2014 per il Bambino Gesù. L’idea ha fatto saltare sulla sedia la capogruppo PD in Commissione Sanità Nerina Dirindin che si è detta “Sconcertata” per l’iniziativa del Governo. “Stiamo lavorando alacremente per trovare i fondi necessari nella Legge di Stabilità per garantire un'adeguata assistenza alle persone non autosufficienti – ha detto - e scopriamo dalle agenzie di stampa che ci sono emendamenti del governo che destinano ai policlinici universitari privati 50 milioni nel 2014 e 35 mln all'anno da 2015 al 2024”. “Siamo fiduciosi che il governo sarà in grado di giustificare tali stanziamenti – ha poi aggiunto la senatrice PD - che ad ora non sembrano essere il corrispettivo di prestazioni sanitarie erogate. D'altra parte non può venir meno il principio che i disavanzi finanziari sono a carico di chi li produce".

23 novembre 2013

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/governo-e parlamento/articolo.php?articolo_id=18319


 
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Del: 04/10/2013 - Di: Marco Malagutti e Mauro Meserendino - Titolo: Agenas: nessuna graduatoria degli ospedali (dalla conferenza stampa sul programma nazionale esiti 2012)

Agenas: nessuna graduatoria degli ospedali
(dalla conferenza stampa sul programma nazionale esiti 2012)

 Piano nazionale esiti, Moirano: dall’Agenas nessuna graduatoria degli ospedali

4 ottobre 2013

Non una classifica degli ospedali italiani, ma un quadro che descrive lo stato dell’arte delle prestazioni ospedaliere. A sottolinearlo, a margine della Conferenza stampa sul Programma nazionale esiti 2012 dell’Agenas, dopo che alcuni organi di stampa avevano anticipato i risultati fornendo una graduatoria delle Regioni e delle strutture ospedaliere, il Direttore generale Fulvio Moirano. «Noi» sottolinea «non facciamo confronti ma registriamo annualmente le valutazioni degli ospedali italiani in base a una serie di indicatori difficilmente comparabili. Da questo punto di vista» continua Moirano «si evidenzia un generale miglioramento». Per il 2013 su dati 2012 sono stati utilizzati 114 indicatori contro la cinquantina dell’anno prima e altrettante tabelle, dove le strutture sono classificate per indici ed esiti dal top al peggio. In assoluto, tendono a ridursi mortalità e tempi d’attesa (specie in traumatologia) e di ricovero post-intervento grazie a una migliorata performance del Sud. «Il divario Nord-Sud esiste sempre» riprende Moirano «ma effettivamente si evidenzia un forte miglioramento a Sud». Alcuni indicatori segnano una miglior qualità al Centro-Nord è il caso della frattura al collo del femore, molto comune tra gli anziani: più di otto pazienti su dieci entrano in camera operatoria nei tempi previsti per evitare complicazioni, percentuale residuale, invece, al Sud. Sul piano generale la Toscana sembrerebbe la Regione più omogenea nel bene e punte di eccellenza più frequenti si riscontrano in Lombardia. Toscana prima perciò come anticipato dalla stampa? «Non si può dire» ribadisce il Direttore generale dell’Agenas «ci sono dei buoni dati e che sta lavorando bene. Dopodiché le elaborazioni sono soggettive ognuno può fare le sue». Quanto alla Lombardia da segnalare la mortalità post resezione di tumore gastrico a 30 giorni (media 5,76% di eventi infausti) con il record di nessun morto in due strutture lombarde, Istituto Tumori e San Gerardo Monza, pur con tanti interventi (150-160); la mortalità post sostituzione di valvole cardiache è 0,05% al San Raffaele di Milano contro una media nazionale del 3%; e sempre in Lombardia svetta l’istituto Monzino per bassa mortalità a 30 giorni post-by pass (zero eventi infausti contro media italiana del 2,5%. In questa categoria gli esiti peggiori sono al Sud e talora al Nord (by-pass cliniche Gavazzeni). Infine il dato della disomogeneità degli esiti all’interno di una stessa Regione: ad esempio, per mortalità da Ima a 30 giorni le strutture pugliesi sono le migliori e peggiori così come il ricorso al parto cesareo (media italiana 26%) è al top in Campania con 9 strutture tra le 10 peggiori (ricorso al chirurgo dal 70 al 98%) ma quasi in ogni regione ci sono strutture che rispettano l’Ebm. «È un dato realistico» sottolinea Moirano «e probabilmente dipende dai comportamenti di singoli professionisti o di aziende sanitarie». Nessun Tripadvisor, perciò, conclude il Direttore dell’Agenzia. «Ministero e Regioni hanno messo in cantiere un portale della trasparenza, che prevede anche una valutazione di qualità da parte di operatori e cittadini. Da qui a parlare di Tripadvisor ce ne corre perché non è prevista nessuna graduatoria ma un sistema di valutazione complessivo che ha come modello di riferimento quello dell’Nhs britannico» conclude l’esperto.

Marco Malagutti e Mauro Miserendino

FONTE WEB:http://www.doctor33.it/piano-nazionale-esiti-moirano-dallagenas-nessuna-graduatoria-degli-ospedali/politica-e-sanita/news-47819.html?xrtd=LTPCVLSXVCTVTXCRYTSRTP


 


 
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Del: 23/09/2013 - Di: Mauro Meserndino - Titolo: Rispuntano le Assicurazioni (Fiaso: assicurazioni ok se coprono i ticket, non prestazioni Ssn)

Rispuntano le Assicurazioni
(Fiaso: assicurazioni ok se coprono i ticket, non prestazioni Ssn)

Fiaso: assicurazioni ok se coprono i ticket, non prestazioni Ssn

23 settembre 2013

Mauro Meserendino

Sì a mutue e assicurazioni se coprono la spesa del ticket o prestazioni diverse da quelle offerte dal Ssn, no se si sostituiscono alla sanità pubblica. È la posizione di Valerio Fabio Alberti, presidente di Fiaso, la federazione delle aziende del Ssn, dopo che Confindustria ha evocato alla Commissione Affari sociali della Camera i vantaggi di un “secondo pilastro” delle cure: gli ospedali pubblici si ridisegnerebbero in modo efficiente, gli italiani spenderebbero meno della somma dei ticket versati, 30 miliardi di euro nel 2010 (20% del Fondo sanitario nazionale cui vanno aggiunti 8 miliardi per 770 mila badanti), ed emergerebbe il sommerso - altri 10 miliardi – perché i fondi chiedono fattura. «Il problema è che cosa vogliamo assicurare», dice Alberti. «Fiaso ha sempre sostenuto che un sistema assicurativo sostitutivo delle prestazioni del Ssn non è accettabile. Se per le stesse prestazioni una parte della popolazione potesse scegliere tra assicurazione e servizio pubblico e l’altra no, si violerebbe il principio di equità, e anche Confindustria lo dice. Secondo noi, l’assicurazione può però avere un ruolo nel coprire i costi dei ticket, ormai troppo alti. Posto che il meccanismo di attribuzione dei ticket alle prestazioni va rimodulato, e in tal senso Fiaso presenterà una proposta a metà ottobre, il ticket nasce come elemento equitativo parametrato sul reddito, ma chi paga di più può ben scegliere l’assicurazione come alternativa. Peraltro, mi pare che nei paesi con mutue integrative ‘forti’ la spesa sanitaria della collettività non sia minore, e che le assicurazioni avrebbero piuttosto un ruolo chiave nel coprire prestazioni extra-Ssn come odontoiatria e riabilitazione ».

FONTE WEB: http://www.doctor33.it/fiaso-assicurazioni-ok-se-coprono-i-ticket-non-prestazioni-ssn/politica-e-sanita/news-47637.html?xrtd=PLXYRLXYSLTXCRVYVTSRAT


 
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Del: 10/09/2013 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Continua il taglio dei posti letto (In tre anni, quasi 21 mila in meno. E non è ancora finita. Una elaborazione di "Quotidiano Sanità" su dati del ministero della Salute.)

Continua il taglio dei posti letto
(In tre anni, quasi 21 mila in meno. E non è ancora finita. Una elaborazione di "Quotidiano Sanità" su dati del ministero della Salute.)

Dal 2009 al 2012 i posti letto nelle strutture pubbliche e in quelle private del nostro Paese sono diminuiti da 251.023 a 230.338: una riduzione di 20.685 posti, per acuti e non, pari all’8,3%. I numeri sono quelli elaborati da Quotidiano Sanità su dati del ministero della Salute. La riduzione si aggiunge a quella già realizzata tra il 2000 e il 2009, portando così il totale a 45 mila posti letto in meno. Ma non è ancora finita. I posti letto ancora attivi, infatti, conducono a una media di 3,9 per mille abitanti, che non è ancora quella del 3,7 fissata dalla spending review del Governo Monti. Insomma, per raggiungere l’obiettivo, bisognerà “limare” ancora qualcosa come 7 mila posti letto. Per rispettare i parametri della spending review, infatti, e considerando la popolazione Istat al 1° gennaio 2012 (59.394.207 abitanti), osserva l’elaborazione, «occorrerà tagliare, come annunciato dall'ex ministro Balduzzi, circa 14 mila letti per acuti e incrementare di circa 6.600 i letti dedicati ai non acuti» con un saldo che, appunto, porterà al taglio di altri 7 mila posti letto. In percentuale, le maggiori riduzioni di posti si registrano in Molise (-21,7%), Valle d'Aosta (-15,4%) e Lazio (-13,6%). Tagli importanti anche in Puglia (-13,5%), Sicilia (-13,3%) e Calabria (-13%). In Lombardia, i posti letto sono diminuiti di 3.602 unità (-8,4%). Dai dati emerge inoltre che l'unica Regione a non aver tagliato posti letto è l'Emilia Romagna, che fa segnare un +1,7%.

FONTE WEB: http://www.ipasvi.it/attualita/continua-il-taglio-dei-posti-letto-id1004.htm


 
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Del: 02/09/2013 - Di: I.S. Libero Quotidiano.it - Titolo: La rivolta degli Infermieri (La Kyenge ci ha offeso chieda scusa)

La rivolta degli Infermieri
(La Kyenge ci ha offeso chieda scusa)

02/09/2013

"Tante volte in ospedale mi hanno chiamata infermiera. Quando dicevo di essere medico, mi chiedevano se fossi americana. Vi chiedo: molti di voi si riconoscono in quel che ho detto, allora siete tutti colpevoli?". Il ministro Cecile Kynege passa su tutto ma non su chi "la chiama infermiera". Le parole del ministro dell'Integrazione che ha raccontato qualche episodio della sua vita professionale tra barelle e reparti degli ospedali, ha scatenato polemiche. Soprattutto nel mondo infermieristico. Tanti infermieri hanno interpretato le parole della Kyenge come una mancanza di rispetto nei confronti della categoria. Molti professionisti del settore sui social netwok e sul web hanno protestato per le parole del ministro.  "Chieda scusa" Claudio Torbinio, infermiere, scrive sulla pagina facebook del ministro: "Una parola di scusa sugli infermieri Ministro. Bianchi, neri, gialli. Ci sentiamo tutti offesi, noi infermieri". Ancora più duro è Angelo Del Vecchio, anche lui infermiere e direttore di Nurse24.it: "Da quando essere chiamata "infermiera" è un insulto? Condanniamo a priori ogni forma di razzismo e siamo nettamente favorevoli all'integrazione sociale tra italiani di ieri e italiani di oggi, per noi non esiste il colore della pelle, ma il colore dell'anima. Tuttavia ci chiediamo perché mai la ministra si sia potuta offendere quando è stata scambiata per una infermiera. Tanto di cappello a lei e ai colleghi medici, ma quella degli infermieri è una categoria di professionisti che merita rispetto e considerazione. L'infermieristica è una scienza, con i suoi limiti e i suoi progressi e gli infermieri italiani non sono più disposti a farsi trattare come manovali, bensì come esseri pensanti, dotati di una propria intelligenza, di un proprio sapere e di una propria dignità". 

"Secondo voi la Kyenge deve chiedere scusa agli infermieri?"

Vota il sondaggio di Liberoquotidiano.it


"Siamo offesi" - Anche Carlo Pisaniello, infermiere, su Quotidianosanita.it si scaglia contro il ministro: "Ora, che Lei abbia subito degli attacchi ingiusti, delle offese impronunciabili e disgustose, sono assolutamente conscio di ciò e me ne dispiaccio, ma che Lei però da Ministro della Repubblica Italiana consideri un’offesa sentirsi chiamare “Infermiera” (anche se Lei è un medico) beh!! mi perdoni ma questo è a dir poco inaccettabile, inaccettabile perché non credo sia così avvilente e degradante essere un Infermiere, Lei dovrebbe sapere bene (essendo medico) quanti e quali compiti  svolge in autonomia o in collaborazione con il medico l’Infermiere. Inaccettabile perché, ogni lavoro anche il più umile ha diritto di essere considerato al pari di qualsiasi altro, senza distinzioni di classe, di origini, di merito o di risultati, ognuno di noi deve essere considerato al pari di altri. Dovrei ricordarle che la carica Istituzionale che ha avuto dai cittadini Italiani (tra cui 400.000 Infermieri c.a) non la merita, “integrazione” è sinonimo di collaborazione, coordinamento, fusione, unione. Lei con la sua dichiarazione ha dimostrato l’esatto opposto, per integrare bisogna saper prima  rispettare  e considerare o forse lo ha dimenticato?". "Siamo tutti uguali" -  Infine il segretario nazionale del sindacato infermieri, il Nursind, Andrea Bottega: "Non voglio fare polemica col ministro, ma sottolineo che medici e infermieri hanno lo stesso valore professionale. Cambiano i ruoli, ma ricordo che oggi in Italia per fare l'infermiere serve una laurea. Non dimentichiamolo". (I.S.)

FONTE WEB: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1302895/La-rivolta-degli-infermieri----La-Kyenge-ci-ha-offeso-chieda-scusa-.html#.UiThpvyQOJx.facebook


 
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Del: 06/08/2013 - Di: G.Romigi, D.Bove e V.Reali - Titolo: Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model (New organizational model for the critical care nursing)

Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model
(New organizational model for the critical care nursing)

 Project on the enhancement of care pathways for low priority codes in an Emergency Department (ED). Implementation of the “See and Treat” organizational model

D. Bove, G. Romigi e V.Reali

 

The overcrowding in an Emergency Department can be considered as the key driver of some critical issues for both patients and health professionals such as the delay in the delivery of health services and the excessive stress in the working place.

The international nursing literature has produced a large number of studies on the subject in the last 15 years and major contributors are United Kingdom, United States, Canada and Australia.

The prolongation of waiting time has a negative impact on the public opinion and can potentially lead to critical developments also from a clinical perspective, especially for those patients with a low-medium level of urgency forced to wait for hours within the triage area. Therefore the management of the low priority codes is crucial in an Emergency Department.

Objectives of the study:

  • analyse current organization and relevant areas of improvement within the Emergency Department;

  • analyse number of accesses in the last 12 months;

  • investigate the “will to change” of the ED health professionals;

  • realize an ad hoc educational program for nurses aimed to the acquisition of advanced skills and competences needed for the management of low priority codes;

  • implement the “See and Treat” care model on the basis of the experience done in the Regione Toscana.

The “See and Treat” care model entiles the semplification of the current ED organization thanks to the timely identification and management of the low priority codes by the nurses.

 For more informations: garomigi@aniarti.it


 
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Del: 01/08/2013 - Di: Marco Malagutti - Titolo: Orario medici e personale sanitario (Governo inadempiente ora sanzione inevitabile)

Orario medici e personale sanitario
(Governo inadempiente ora sanzione inevitabile)

 Orario medici, Reginato (Fems): Governo inadempiente ora sanzione inevitabile

1° agosto 2013 ore 9.01

«Il ministro Lorenzin non si è mosso con la tempestività necessaria e ora la sanzione europea è inevitabile» Lo sottolinea Enrico Reginato, presidente della Fems (Federazione europea dei medici dipendenti) commentando il mancato recepimento da parte del Governo italiano del parere europeo sulla disciplina sull’orario massimo di lavoro settimanale e sul diritto al riposo per il personale medico e sanitario. Una inadempienza, a fronte delle garanzie che lo stesso ministro aveva dato un mese fa. «Il termine ultimo per il recepimento è scaduto il 30 luglio» spiega Reginato «ora non mi resta altro da fare che scrivere alla Commissione europea per segnalare l’inadempienza del nostro Governo. In questo modo la sanzione è pressoché inevitabile e a pagarne le conseguenze saranno inevitabilmente i cittadini» continua il presidente Fems, che per primo ha sollevato la questione nel lontano 2008. «Oltretutto» continua «veniamo da uno sciopero dei medici che avrebbe dovuto aumentare l’attenzione sulla categoria. Invece niente, il Governo si è confermato “il Governo del rimandare” e non si è preso carico di una questione importante. Orari e riposo settimanale sono basilari per le condizioni di lavoro dei medici e se peggiorano il rischio di errore aumenta. In questo modo i medici pagano per tutti, ma la colpa spesso non è loro» conclude Reginato.

Marco Malagutti

FONTE: Doctor33

http://www.doctor33.it/orario-medici-reginato-fems-governo-inadempiente-ora-sanzione-inevitabile/politica-e-sanita/news-47251.html?xrtd=CCCACAYCSAXLPXYXRRPXRXV


 


 
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Del: 01/07/2013 - Di: FN Ipasvi - Titolo: Infermieri ricevuti a Montecitorio (Il documento su su tutela della salute e nuove esigenze del sistema sanitario)

Infermieri ricevuti a Montecitorio
(Il documento su su tutela della salute e nuove esigenze del sistema sanitario)

Infermieri ricevuti a Montecitorio

Dal sito della Federazione nazionale Ipasvi è possibile scaricare il documento dell'audizione svoltasi il 27 giugno scorso nella persona del Dr.Gennaro Rocco, vicepresidente alla V Commissione “Bilancio, Tesoro e programmazione economica” e alla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati della Repubblica italiana. In sintesi è possibile leggere nel documento dell'indagine conoscitiva sulla sfida della tutela della salute tra nuove esigenze del sistema sanitario e obiettivi di finanza pubblica

http://www.ipasvi.it/archivio_news/attualita/935/Documento%20FNC%20audizione%20Camera%20Deputati.pdf

 


 
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Del: 09/06/2013 - Di: Mimma Sternativo - Titolo: Infermieri in affitto e la sfida del terzo millennio (Il precariato)

Infermieri in affitto e la sfida del terzo millennio
(Il precariato)

Infermieri in affitto la sfida del terzo millennio: il precariato

Quasi sconvolge che abbia colpito anche la sanità e soprattutto il mondo infermieristico.
Secondo studi di ricerca, condotti negli ultimi anni quella dell'infermieristica doveva essere la professione più richiesta nei prossimi anni, addirittura compariva in vetta alla classifica delle dieci professioni del futuro.

Per un paradosso non solo italiano, nonostante si stimi la mancanza di diverse centinaia di infermieri nelle strutture sanitarie, di infermieri non se ne assumono.

Costituzione della Repubblica Italiana:

Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Art. 32.La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Chissà cosa direbbero oggi i padri fondatori della Costituzione Italiana di fronte alla crisi economica che ha colpito l'Italia (e il resto del mondo), creando un'ampia fetta di precariato e/o disoccupazione ( i dati ISTAT 2013 parlano di un tasso di disoccupazione complessiva pari all'11,5%.)

Secondo uno studio comparativo di 34 Paesi europei realizzato dalla Federazione europea delle associazioni infermieristiche (Efn) negli ultimi tempi si è assistito ad una riduzione dei posti di lavoro in tutta Europa, al taglio degli stipendi degli infermieri, al congelamento dei salari e a minori percentuali di assunzioni e di mantenimento dei posti di lavoro.
Le ultime stime italiane parlano di ben 30.000 infermieri precari. È la sconcertante situazione che affligge questi professionisti che a breve si troveranno nuovamente di fronte al bivio tra disoccupazione e nuovo contratto temporaneo. Potremmo chiamarli infermieri in affitto, o infermieri in saldo per non dimenticare tutti quei professionisti assunti mediante cooperativa che, oltre al posto di lavoro precario e legato alla conferma di un appalto, percepiscono uno stipendio medio del 50% in meno rispetto a colleghi assunti dall'azienda stessa. Le aziende sanitarie pubbliche e private non assumono più e di conseguenza gli infermieri sul mercato non sono più una risorsa rara. E dopo i mega concorsi di 15-20 anni fa (non propriamente difficili da superare perché la domanda superava l'offerta) ci sono ora concorsi con migliaia di candidati per 10-15 posti di lavoro, a volte anche per uno solo. E oltre al blocco delle assunzioni,del passaggio di fascia di retribuzione, non ultimo problema è di certo la posticipazione dell’età di pensionamento.

Ritroveremo dunque sempre più infermieri senior, con di certo una più lunga esperienza, magari anche competenza, ma magari stanchi e di conseguenza con un probabile inadeguato livello di motivazione professionale. E la tanto sbandierata qualità? Come fa a farsi carico di quegli otto miliardi che mancano all’appello della sanità italiana?

"In Italia il Servizio sanitario nazionale garantisce a tutti i cittadini le prestazioni previste dai Livelli essenziali di assistenza (definiti a livello nazionale con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, entrato in vigore nel 2002). Essi sono costituiti dall’insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza. Permettono che nessuno dei cittadini italiani possa essere escluso dalle cure perché troppo anziano o bisognoso di prestazioni troppo costose, perché dedito a comportamenti nocivi alla salute, troppo povero o, paradossalmente, troppo ricco: un reddito elevato può, al limite, giustificare la corresponsione di un ticket, ma non l’esclusione dal diritto all’assistenza." (Fonte Ministero della Salute) Certo è che la crisi economica richiederà e ha già richiesto non solo il ridimensionamento o riconversione degli ospedali, ma anche diminuzione delle prestazioni e delle attività sanitarie e la rivisitazione quindi dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Al governo, al nostro collegio, agli infermieri stessi e al personale sanitario in generale si pone dunque una grossa sfida: mantenere livelli alti di qualità, con minor risorse economiche e umane. Ai posteri l'ardua sentenza

FONTE:  Nurse24.it

http://www.nurse24.it/editoriale/item/914-infermieri-in-affitto-e-precariato.html


 
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Del: 29/05/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Nel 2050 l’assistenza agli anziani assorbirà due terzi del budget del Ssn (a proposito di anziani in Italia)

Nel 2050 l’assistenza agli anziani assorbirà due terzi del budget del Ssn
(a proposito di anziani in Italia)

In Italia, gli over 65 sono un quinto della popolazione; di questi, quasi il 40 per cento è affetto da almeno una malattia cronica. Secondo le stime di ricercatori dell’università di Milano-Bicocca nel 2050 l’assistenza agli anziani potrebbe assorbire due terzi del budgetdel Servizio sanitario nazionale. Le previsioni partono dai dati sull’incidenza delle cronicità nelle geriatrie italiane nel triennio 2009-2011. Il 37,5% dei ricoveri riguarda malattie croniche, per la maggior parte cardiovasculopatie e broncopneumopatie. La degenza media nei reparti per gli anziani si attesta in Italia a 10,24 giorni nel 2011. La regione con la media più alta è la Valle d’Aosta con quasi 21 giorni, mentre quella più bassa è la Sardegna con 8 giorni. Il costo medio lordo è di 255 euro circa con punte che arrivano a 300 euro in Sicilia, seguita a stretto giro da Sardegna e Liguria. Il Friuli Venezia Giulia è la regione più virtuosa con un costo di 174 euro. Le 540 mila giornate di degenza ordinaria registrate in media ogni anno costano più di 137 milioni di euro. Per quanto riguarda in generale i ricoveri, a livello nazionale, i ricercatori hanno rilevato un aumento nel caso di malattie croniche: +15% dal 2009 al 2011. E meno del 2% dei dimessi dai reparti di geriatria con patologie croniche accede all’ospedalizzazione domiciliare.

FONTE WEB: http://www.sanitaincifre.it/2013/05/nel-2050-l%e2%80%99assistenza-agli-anziani-assorbira-due-terzi-del-budget-del-ssn/


 
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Del: 24/05/2013 - Di: Eures e Cao - Titolo: Studio Eures su falsi dentisti (10mila falsi dentisti in Italia)

Studio Eures su falsi dentisti
(10mila falsi dentisti in Italia)

Studio Eures, in Italia 10mila falsi dentisti

Sono diecimila i falsi dentisti che operano in Italia. Il dato emerge da uno studio sull'abusivismo odontoiatrico svolto dall'Eures, l'Istituto di ricerche economiche e sociali, in collaborazione con la Commissione Albo Odontoiatri (Cao), che sarà illustrato a Roma. I falsi dentisti, spiega una nota della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), «non causano soltanto danni alla nostra salute. Ammonta, infatti, a settantacinque milioni di euro la perdita per le casse dello Stato. E parliamo esclusivamente dei mancati incassi Irpef».«Sono cifre da punto esclamativo - commenta il presidente della Cao, Giuseppe Renzo - che gridano ancor più vendetta in un contesto di crisi che pare senza fine e nel quale lo Stato annaspa nella ricerca di nuove entrate, per rispondere a bisogni sociali non più dilazionabili».Secondo Renzo, «la situazione sta diventando drammatica. Siamo abituati a pensare a quella odontoiatrica come a una professione subito remunerativa e con sbocchi sicuri. In realtà, il tasso di disoccupazione è almeno del 20%. I giovani non trovano lavoro se non dopo tre anni (per aprire un proprio studio ne occorrono da sei a dieci), finendo facile preda di strutture di dubbia certificazione che li sottopagano e li sottopongono a ritmi di lavoro massacranti».

FONTE WEB: DoctorNews33 il quotidiana online del medico italiano del 24 maggio 2013

LINK: http://www.doctor33.it/studio-eures-in-italia-mila-falsi-dentisti/politica-e-sanita/news-46166.html


 
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Del: 21/05/2013 - Di: Emiliano Boi - Titolo: Prescrizione infermieristica (L’Italia si adegui a direttiva Ue su assistenza transfrontaliera)

Prescrizione infermieristica
(L’Italia si adegui a direttiva Ue su assistenza transfrontaliera)

Prescrizione infermieristica. L’Italia si adegui a direttiva Ue su assistenza transfrontaliera

15 maggio 2013

La libera circolazione delle persone, dei capitali, delle merci e dei servizi ha rappresentato il principale obiettivo del lungo processo di edificazione dell'Europa unita, dalla istituzione della comunità Economica Europea con il Trattato di Roma nel lontano 1957, fino al Trattato di Maastricth che nel 1993 ha posto le premesse per l'attuazione di un ‘mercato interno’ tra gli Stati che compongono la Comunità, da allora definitivamente nominata Unione Europea. Fra questi due momenti si collocano le numerose tappe attraverso le quali si è via via realizzata la libera circolazione delle persone, dapprima nei confronti dei lavoratori subordinati, successivamente, a partire dal 1975, anche di quelli autonomi, in particolare dei professionisti.Le professioni sanitarie sono state, tra le professioni intellettuali, le prime per le quali gli organi della Comunità hanno adottato misure per l'attuazione della libera circolazione. Nel caso dei professionisti, il presupposto indispensabile ai fini della libera circolazione - come precisa l'art. 57 del Trattato istitutivo - è il reciproco riconoscimento dei titoli di formazione universitaria e di abilitazione all'esercizio dell'attività professionale, che richiede, a sua volta, l'armonizzazione da parte degli Stati membri, delle rispettive legislazioni in materia di percorsi formativi, per quanto concerne contenuti didattici, durata dei corsi, insegnamenti teorici, tirocini pratici e così via. Il diritto comunitario ha cercato, nel corso del tempo, di assicurare il diritto di stabilimento e la libera prestazione di servizi garantendo il riconoscimento dei diplomi abilitanti, dal punto di vista tecnico giuridico, secondo modalità diverse: mentre inizialmente si sono adottate direttive di tipo settoriale (medici, infermieri, dentisti, veterinari, farmacisti, etc.), alla fine degli anni ottanta si è passati ad un sistema generale basato sulla mutua fiducia (direttiva 89/48/CEE in seguito integrata dalla direttiva 92/51/CEE), e con la recente direttiva 98/5/CE, relativa al diritto di stabilimento per gli avvocati, il principio chiave si è ulteriormente evoluto preoccupandosi di garantire “trasparenza” in vista di una sostanziale “tutela del consumatore”. Il riconoscimento professionale avviene secondo procedure previste dalle direttive comunitarie e dalle norme nazionali di attuazione delle stesse. In Italia l'attuazione della direttiva 2001/19/CE (che modifica le direttive del Consiglio relative al sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali e le direttive del Consiglio concernenti le professioni di infermiere professionale, dentista, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista e medico) si ottiene il 14 ottobre del 2003, data in cui viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legislativo 8 luglio 2003, 277 (Supplemento Ordinario n.161 alla Gazzetta Ufficiale n. 239 del 14 ottobre 2003). Il dato preoccupante è che dal 2003 ad oggi non c’è mai stato un aggiornamento delle tabelle di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie e dei titoli universitari. Si potrebbe sottolineare innanzitutto che oggigiorno non è assolutamente corretto parlare di "infermieri professionali", ma volendo tralasciare questo dato, sarebbe necessario ribadire che l'attuale percorso formativo italiano per diventare infermieri e per proseguire gli studi - una volta conseguito il titolo che abilita all'esercizio professionale - si sviluppa secondo le disposizioni del decreto del ministero dell'Università del 3 novembre 1999 n. 509 e successivamente modificato dal DM 22 ottobre 2004 n. 270, il tutto in linea con le nuove direttive europee. In tutta Europa è stato ridisegnato il percorso accademico degli infermieri; in Italia l'attuale percorso di laurea in Infermieristica (L) è stato ridefinito con DM 19 febbraio 2009; per il percorso di laurea magistrale (LM) - (ex Laurea specialistica in Scienze infermieristiche LS) è stato emanato il DM 8 gennaio 2009). E allora perchè non modificare il Decreto legislativo 277/2003 tenendo conto dei nuovi percorsi accademici? Quali sono i titoli universitari comunitari che consentono l'accesso alle funzioni specialistiche e dirigenziali degli infermieri?
Dove stanno le nuove tabelle che consentono agli infermieri comunitari di poter circolare liberamente e di poter vedere garantito il riconoscimento professionale e specialistico conseguito nel proprio Paese?
Il problema diventa ancora più rilevante se si tiene conto che, in numerosi Paesi dell'U.E., la professione infermieristica ha già portato a termine il processo di valorizzazione del proprio profilo, con funzioni specialistiche ed avanzate che in Italia risultano ancora attualmente misconosciute (si pensi ai percorsi accademici che seguono i "Nurse practitioner prescriber" inglesi i gli "Enfermeros prescriptores" spagnoli, ma gli esempi di percorso accademico infermieristico europeo potrebbero essere innumerevoli). E mentre in Italia l'Ordine dei medici, forte dei propri indiscussi percorsi accademici, condivisi a livello comunitario, continua a contrastare l'evoluzione dell'infermieristica italiana,gli Infermieri italiani, stanchi di essere marionettati e gestiti da altre professioni, iniziano a domandarsi quando il Ministero della Salute e la Federazione Nazionale IPASVI vorranno farsi portavoce del diritto di libera circolazione e di riconoscimento professionale e specialistico degli infermieri! Tenuto conto che la direttiva 2001/19/CE sottolinea l'importanza del concetto di "formazione regolamentata" e stabilisce che gli Stati membri debbono tener conto dei titoli accademici conseguiti dai professionisti, nonché l'esperienza professionale acquisita dagli esercenti in uno Stato membro, considerata di rilevanza comunitaria, urge la modifica del Decreto legislativo 277 del 2003.
In questo marasma normativo che, di fatto preclude alla professione infermieristica italiana l'autonomia professionale, il Parlamento italiano ha tempo entro il 25 ottobre 2013 per adeguarsi alla DIRETTIVA 2011/24/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO che disciplina il diritto all'assistenza transfrontaliera.
Un punto fondamentale della Direttiva europea riguarda le prescrizioni farmacologiche che dovranno essere riconosciute in tutti i paesi dell'UE; questo per assicurare che l'assistenza sanitaria possa proseguire adeguatamente quando il paziente rientra nel proprio paese. Il dato significativo, che evidentemente forse più di qualcuno in Italia sta trascurando o peggio ignorando, che il farmacista in Italia non potrà rifiutarsi di consegnare ai clienti i farmaci e dispositivi medici prescritti dagli "infermieri prescrittori" esercenti nel resto d'Europa. A norma dell’articolo 11, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2011/24/UE, la Commissione è tenuta ad adot­tare un elenco non esauriente dei dati che devono essere presenti in queste ricette. L’elenco permetterà al farmacista di verificare l’autenticità della ricetta e se questa è stata rilasciata da un membro di una professione del settore sanitario regolamentata legal­mente abilitato. In base alla Direttiva di Esecuzione 2012/52/UE della Commissione, l'identificazione del professionista prescrivente deve contenere: Cognomi, Nomi (scritti per esteso, vale a dire non solo le iniziali), Qualifica professionale, Dati di contatto diretto (indirizzo di posta elettronica e telefono o fax, questi ultimi entrambi con il prefisso internazionale), Indirizzo professionale (deve contenere il nome dello Stato membro in questione), Firma (forma scritta o digitale in base al mezzo scelto per l’emissione della ricetta).  In diversi Paesi Europei esistono già gli Infermieri prescrittori, abilitati alla prescrizione di ricette mediche (dove per "ricette mediche" non si intende "ricette del medico" ma ricette "volte alla identificazione dei prodotti medicinali o dei dispo­sitivi medici" prescritte da un professionista sanitario avente una qualifica professionale abilitata). L'Italia, così come gli altri Stati europei, deve porre in atto le disposizioni legisla­tive, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alle succitate Direttive Europee: il tutto entro il 25 ottobre 2013. Oggi più che mai, se l'infermieristica italiana vuole essere credibile quale "scienza", se vuole davvero affermarsi nel mondo accademico e contribuire al miglioramento dei servizi sanitari nazionali ed internazionali, non può permettersi di essere da meno rispetto all'infermieristica europea.

di Emiliano Boi

FONTE WEB:

Lettere al Direttore su quotidianosanità.it del 21 maggio 2013 (Quotidiano on line di informazione sanitaria)


 
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Del: 20/02/2013 - Di: Cinzia Barletta - Titolo: Pronto soccorso, con il 118 meno accessi ma casi più gravi (parla Cinzia Barletta Presidente Fimeuc)

Pronto soccorso, con il 118 meno accessi ma casi più gravi
(parla Cinzia Barletta Presidente Fimeuc)

  Un milione di accessi in meno al Pronto Soccorso nei primi mesi del 2012 rispetto all'intero 2011. Non diminuisce invece, anzi aumenta, l'abitudine ad accedervi direttamente, senza ricorrere al 118. Sono questi  i dati più eclatanti che emergono dai numeri trasmessi al sistema informativo Emur del ministero della Salute dalle Regioni. Un trend, come conferma a DoctorNews33 Cinzia Barletta, presidente di Fimeuc (Federazione italiana di medicina di emergenza urgenza e catastrofi), cui fa da contraltare il problema persistente del sovraffollamento, complici anche le difficoltà della medicina territoriale a fornire risposte adeguate. «Il ricorso al sistema di emergenza pe r raggiungere il pronto soccorso si attesta su valori complessivamente bassi» sottolinea Barletta, «anche se bisogna tener conto che il 70% dei pazienti che arrivano con il 118 sono ad alta priorità assistenziale e sono poi ricoverati». Quanto al sovraffollamento «tra le cause - ricorda il presidente di Fimeuc - c'è sicuramente anche la difficoltà dei pazienti, soprattutto se anziani, a trovare le risposte alle loro problematiche nel distretto, negli ambulatori, oltre alla difficoltà a fare in tempi brevi un accertamento diagnostico o un esame di laboratorio». Da questo punto di vista la strada più sicura appare il pronto soccorso, «ma come abbiamo già detto più volte - ribadisce Barletta - il sovraffollamento è solo in minima parte legato a una gestione impropria; il resto è fatto da pazienti che sostano nell'area del dipartimento di emergenza in attesa di un ricovero e di un po sto letto. E questo assorbe risorse umane e materiali che dovrebbero essere in realtà dedicate all'emergenza urgenza». Prospettive? «Sicuramente nel piano sanitario nazionale 2013 è già previsto un rafforzamento dell'integrazione tra i servizi ospedalieri e quelli territoriali. Il cittadino non deve considerare l'ospedale come l'unica possibilità per avere la risposta al suo problema di salute».

FONTE: “DoctorNews33” Quotidiano online del medico italiano del 20 febbraio 2013


 
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