Documentazione

Pediatria

Del: 23/12/2014 - Di: AIFA - Titolo: Bambini a rischio complicanze dell'influenza e priorità negli interventi di prevenzione (Pillole dal Mondo n.677)

Bambini a rischio complicanze dell'influenza e priorità negli interventi di prevenzione
(Pillole dal Mondo n.677)

Bambini a rischio di complicanze dell’influenza e priorità negli interventi di prevenzione

Pillole dal Mondo n. 677

23/12/2014

Nascita pre-termine, disturbi neurologici, anemia falciforme, immunosoppressione, diabete ed età inferiore ai 2 anni sono stati individuati come fattori di rischio per le complicanze da influenza nei bambini in uno studio condotto da un team di ricercatori delle Università di Oxford (UK) e di Toronto (Canada), i cui risultati sono stati presentati su The Lancet Respiratory Medicine. Secondo gli Autori, gli interventi per prevenire le complicanze da influenza (come la vaccinazione) dovrebbero avere la priorità in questi gruppi, ma dovrebbero anche essere considerati per gli altri bambini, in particolare quelli con più di un fattore di rischio (*) o gravi comorbidità.

Lo studio, finanziato dal National Institute for Health Research, è stato condotto attingendo agli studi pubblicati tra l’inizio del 2013 e il 3 aprile 2013 nei database Medline e Medline In Process, Embase, Science Citation Index e CINAHL.

Sono stati inclusi studi che riportavano dati per disturbi preesistenti e complicanze in bambini che si erano presentati in assistenza primaria o ambulatoriale con malattia influenzale o simil-influenzale. Gli Autori hanno inoltre chiesto i dati non pubblicati ai ricercatori che avevano ottenuto, ma non pubblicato, dati rilevanti. I ricercatori hanno analizzato i dati con una meta-analisi univariata e modelli di meta-analisi multivariata dei dati dei singoli pazienti. L'outcome primario era il ricovero ospedaliero riferibile alle complicanze dell’influenza o di una malattia simil-influenzale.

Sono stati inclusi 28 articoli che riportavano i dati di 27 studi (14 086 bambini). Notevoli fattori di rischio per il ricovero in ospedale sono risultati i disturbi neurologici (odds ratio univariata [OR] 4 62, 95% CI 2 82-7 55), prematurità (4 33, 2 47-7 58), l’anemia falciforme (3 46, 1 63-7 37), l’immunosoppressione (2 39, 1 24-4 61), il diabete (2 34, 1 20-4 58), e l’età inferiore ai 2 anni (2 51, 1 71-3 69). Tuttavia, le malattie reattive delle vie aeree, compreso l'asma (1 36, 0 82-2 26), e l’obesità (0 99, 0 61-1 62) non sono risultate fattori di rischio. Sulla base dei dati dell’analisi multivariata (1.612 bambini, quattro studi), il rischio di ricovero ospedaliero era più alto nei bambini con più di un fattore di rischio (*) rispetto ai bambini con un solo fattore di rischio, quando l’età inferiore ai 2 anni è stata inclusa tra i fattori di rischio (92 [74%] di 124 vs 428 [52%] di 817; differenza del 22%, 95% CI 13-30%, p <0 0001).

Gli Autori dello studio hanno concluso che la nascita pretermine è un nuovo forte fattore di rischio (*) per le complicanze da influenza nei bambini e che i risultati dell’analisi supportano l'inserimento di disturbi neurologici, anemia falciforme, immunosoppressione, diabete ed età inferiore ai 2 anni come fattori di rischio nelle attuali linee guida. “Gli interventi per prevenire le complicanze da influenza – affermano – dovrebbero avere la priorità in questi gruppi, ma dovrebbero anche essere considerati per gli altri bambini, in particolare quelli con più di un fattore di rischio (*) o gravi comorbidità”.
(*) Comportamento o stile di vita di una persona, elemento ambientale o ereditario connesso all’insorgenza di una malattia. La correlazione è fondata su prove epidemiologiche di natura statistica

FONTE WEB SITO UFFICIALE AIFA http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/bambini-rischio-di-complicanze-dell%E2%80%99influenza-e-priorit%C3%A0-negli-interventi-di-prevenzione


 
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Del: 17/08/2014 - Di: Chiara D'Angelo - Titolo: Incidenti infantili (La sicurezza e la prevenzione prima di tutto)

Incidenti infantili
(La sicurezza e la prevenzione prima di tutto)

INCIDENTI INFANTILI: la sicurezza e la prevenzione prima di tutto

di Chiara D’Angelo

I BAMBINI NON SONO DEGLI ADULTI IN MINIATURA, VIVONO IN UN MONDO COSTRUITO PER GLI ADULTI

Insieme alle violenze, gli incidenti infantili costituiscono la prima causa di morte dei bambini sotto i 18 anni. Ogni anno nel mondo 950.000 bambini muoiono a causa di incidenti infantili. Di questi decessi, 830.000 sono non intenzionali e quindi definiti come infortuni accidentali. Il 95% di essi accade nei Paesi in via di sviluppo. Il 20% dei ricoveri in età pediatrica è dovuto ad un incidente

Le 5 principali cause di decessi per infortuni infantili (rapporto OMS-Unicef)

1° INCIDENTI STRADALI Nonostante i costanti progressi nel campo della sicurezza in auto, gli infortuni stradali sono la prima causa di morte per i bambini di età compresa tra 5 e 14 anni (Fonte: “La prevenzione degli infortuni stradali: una prospettiva per la salute pubblica in Europa” - Organizzazione Mondiale Della Sanità) Nel mondo 260.000 bambini all’anno muoiono a causa di incidenti stradali In Europa 800 bambini di età inferiore ai 15 anni muoiono ogni anno a causa di incidenti stradali e 100.000 sono feriti In Italia sono circa 100 i bimbi (50 fra i trasportati) che ogni anno muoiono sulle strade e 11.000 i feriti (quasi 8000 fra i trasportati) Circa il 50% di incidenti automobilistici riguarda adolescenti che conducono ad alta velocità spesso sotto l'effetto dell'alcool, e una parte dei passeggeri compresi nell'età pediatrica muore in incidenti d'auto condotte da automobilisti ubriachi.

PREVENZIONE:

- Rispettare i limiti di velocità, evitare l'assunzione di alcolici ed utilizzare sempre i dispositivi di sicurezza: un numero rilevante di bambini viaggia non allacciato alle cinture di sicurezza durante i tragitti brevi. In questo caso, un incidente può essere mortale anche se avviene alla velocità di 20 km/h! In caso di incidente, per un bambino non legato alle cinture all’interno di un sistema di ritenuta, il rischio di essere sbalzato fuori dall’abitacolo dell’autovettura aumenta di 7 volte.

- Utilizzare seggiolini/adattatori omologati anche per brevi tragitti (la scelta del seggiolino va fatta in base al peso del bambino) Se il seggiolino non è adatto alla morfologia del bambino (la cintura passa all’altezza del collo), oppure è installato in modo sbagliato anche il miglior seggiolino auto è totalmente inefficace.

- Applicare la raccomandazione, partita dall’NHTSA statunitense per cui: da 0 a 13 anni (fino alla statura di 150 cm) i bambini non devono viaggiare nel sedile anteriore se Air Bag attivo, in ogni caso il sedile posteriore è più sicuro.

- Non trasportare il bambino in braccio ad un adulto: Durante un impatto a 50 km/h, il peso del bambino viene moltiplicato per circa 30 volte. Ciò significa che un bambino del peso di 30 kg si trasforma in un proiettile di quasi una tonnellata. Al momento dell’impatto, nessuno è in grado di trattenerlo! La violenza dell’urto equivale ad una caduta dal 3° piano.

- Utilizzare i caschi di protezione per biciclette, cicli, pattini, ecc. Nel caso in cui un bambino sia vittima di un incidente stradale, sia come passeggero che come pedone, o di un incidente di bicicletta, o nel caso in cui riporti lesioni per cadute in casa o in strada non lo si deve trasportare in auto al pronto soccorso a meno che le lesioni non siano molto lievi, ma è opportuno, attraverso il 118, chiamare ed aspettare i soccorsi. E’ importante rispondere alle domande dell'operatore che sulla base delle informazioni ricevute invierà il tipo di soccorso più adatto. Molto spesso i genitori sono tentati di trasportare il bambino perché essendo di piccola taglia è facile prenderlo in braccio, ma le manovre che vengono eseguite ed il tipo di trasporto possono peggiorare lesioni esistenti o crearne altre (es. lesioni cervicali, fratture degli arti). Chiamare il 118 vuol dire avere i soccorsi sul posto in un tempo minore perché i mezzi sono provvisti di dispositivi di allarme per procedere nel traffico. Un genitore che corre all'impazzata verso l'ospedale ha molte più probabilità di incorrere in un altro incidente stradale (dott.ssa A. Antonich, specialista in Anestesia e Rianimazione, SUEM Treviso Emergenza, Ospedale di Treviso)

2° ANNEGAMENTO L’annegamento produce nel mondo 175.000 piccole vittime. 3.000.000 sono i bambini che sopravvivono a questo tipo di incidente, ma spesso i danni cerebrali sono talmente pesanti da richiedere cure sanitarie e assistenza per tutta la vita

PREVENZIONE:

- Ricordare che i bambini più piccoli possono annegare anche in pochi centimetri di acqua, quindi non vanno mai lasciati soli nemmeno per pochi istanti né in piscine né nella vaschetta da bagno

- Dopo l’uso svuotare sempre le vasche da bagno ed ogni altro recipiente contenente acqua e rimuovere tutti i giocattoli dalla vasca per il bagnetto o dalla piscina, per evitare che il bambino sia tentato di andare a prenderli.

- Coprire o ricorrere a barriere a pozzi, bacini d’acqua, ghetti ornamentali e quant’altro contenga acqua, recinzione delle piscine

- Utilizzare giubbotti salvagente

3° USTIONI Producono 96.000 decessi infantili all’anno, 260 al giorno; i bambini infatti sono i più esposti al rischio di decesso da ustioni. Le ustioni possono essere provocate da oggetti caldi, liquidi bollenti, fuoco, sostanze chimiche, elettricità.

PREVENZIONE: - Evitare di lasciare tazze o bicchieri con bevande, piatti o pentole con cibi bollenti alla portata dei bambini

- Utilizzare barriere per i fornelli quando sono in uso o cercare di tenere lontani i bambini, anche il vapore può causare ustioni

- Ricorrere a barriere protettive per camini e stufe, quando sono in funzione.

- Tenere fiammiferi, fuochi d’artificio ed altri materiali infiammabili fuori dalla portata dei bambini.

- Utilizzare solo accendini a prova di bambino

- Regolare la temperatura dell’acqua calda a max 50° C per prevenire scottature.

- Allarmi antifumo

4° CADUTE 46.000 bambini all’anno (130 al giorno) muoiono in conseguenza alle cadute, Il 66% delle cadute letali sono imputabili a cadute dall’alto: sono le cadute dal letto, dal fasciatoio, dalle scale e dai giochi a causare la maggior parte delle cadute gravi Centinaia di migliaia i feriti, soprattutto alla testa. Il 50% degli accessi di bambini al pronto soccorso deriva da cadute

PREVENZIONE:

- Definire standard per le aree di gioco

- Fissare adeguatamente gli arredi instabili (come librerie, scaffali, e anche il televisore, poiché possono ribaltarsi e travolgere il bambino)

- Utilizzare l’apposito salva dita che impedisce la chiusura delle porte

- Scegliere abiti e giocattoli adeguati per le attività del bambino sia all’aperto che in casa

- Posizionare cancelletti e/o ringhiere alle scale

5° AVVELENAMENTI Oltre 45.000 bambini muoiono per avvelenamento ogni anno (125 al giorno) La maggior parte degli avvelenamenti mortali è causata da farmaci, prodotti per la pulizia della casa, pesticidi e piante.

PREVENZIONE:

- Conservare fuori dalla portata dei bambini e ancor meglio sotto chiave medicinali ed altre sostanze tossiche compresi i prodotti per le pulizie domestiche (una volta utilizzati riporli immediatamente per evitare di dimenticarli il posti accessibili ai piccoli)

- Acquistare prodotti in confezioni a prova di bambini (tappi di sicurezza);

- Non travasare mai le sostanze (detersivi, diluenti, fertilizzanti per piante...) in contenitori diversi da quello originale soprattutto in contenitori abitualmente utilizzati per conservare bevande e alimenti - Tenere fuori dalla portata dei bambini bevande alcoliche e tabacchi

- Evitare di tenere in casa o in giardino piante velenose: azalea, oleandro, mughetto, narciso, dieffenbachia, ciclamino, anemone, edera, vischio, filodendro, agrifoglio, ginestra, tasso, ortensia, ecc.

- TENERE SEMPRE A PORTATA DI MANO IL NUMERO DEL CENTRO ANTIVELENI PIU' VICINO (Maggiori informazioni l link seguente:  )

LA PREVENZIONE: Le misure di prevenzione possono attenuare sensibilmente la drammaticità di questi dati. Se in ogni Paese il tasso di mortalità fosse pari al più basso si salverebbero 5 vittime su 10 per gli incidenti stradali 9 vittime su 10 per le altre 4 tipologie di incidente

BIMBI A BORDO: ALLACCIAMOLI ALLA SICUREZZA a cura del The international association of Lions ClubsDistretto 108 A – ItalyLions Club Valle del Senio (Clicca) - See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4672/incidenti-infantili-la-prevenzione-prima-di-tutto/#sthash.SH07oFe0.dpuf


 
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Del: 16/02/2014 - Di: Valeria Tromba - Titolo: Cinque scelte saggie in pediatria (da Newsletter CG-Edizioni medico-scientifiche)

Cinque scelte saggie in pediatria
(da Newsletter CG-Edizioni medico-scientifiche)

Pubblicato il 03/02/2014 da Valeria Tromba  

Referente Sezione Pediatria MedEmIt, Dirigente medico UOC Pediatria d'Urgenza e Terapia intesiva pediatrica. Policlinico Umberto I, Roma.

Il sovrautilizzo di esami diagnostici e trattamenti terapeutici è un fenomeno importante e sempre più diffuso, sebbene sottostimato in ambito medico e, in particolar modo, in ambito pediatrico. Negli Stati Uniti lo spreco di risorse in campo sanitario si attesta su una percentuale che va dal 20 al 40% (WHO 2010) e questo dato appare verosimile anche per l’Italia. Si tratta per lo più di esami e trattamenti non supportati da prove di efficacia, ma che continuano ad essere prescritti ed effettuati per una serie di motivazioni che vanno dall’abitudine alla paura di conseguenze medico-legali, dalla necessità di soddisfare le pressanti richieste del paziente a ragioni di interesse economico, dalla mancanza di tempo per spiegarne l’inutilità alla errata convinzione che il medico che prescriva più esami sia più competente, e cosi via.  Per tentare di arginare questo fenomeno è nata negli Stati Uniti nel 2012, ad opera della fondazione ABIM (American Board of Internal Medicine Foundation) e con la collaborazione di un’associazione di consumatori (Consumer reports), un’iniziativa chiamata Choosing Wisely, il cui scopo è quello di migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi sanitari attraverso la riduzione di pratiche che non solo non apportano benefici ai pazienti, ma che a volte sono addirittura dannose. Malgrado ciò, pur non rispondendo cioè ai requisiti di efficacia richiesti dalla medicina EBM, continuano ad essere largamente utilizzate.

Il progetto Choosing Wisely, che incoraggia medici e pazienti ad interrogarsi sulla reale utilità di molteplici esami e procedure di tipo diagnostico/terapeutico, ha coinvolto un gran numero di società scientifiche americane, a ciascuna delle quali è stato chiesto di produrre una Top Five List, ossia identificare 5 test diagnostici, o procedure terapeutiche, di uso frequente nella rispettiva disciplina la cui necessità è considerata discutibile.

Cinque Test di cui non hai bisogno
Five medical tests you don’t need

Ecco qui di seguito la Top Five List stilata dalla American Academy of Pediatrics:

1. Non bisognerebbe utilizzare antibiotici nelle malattie respiratorie ad apparente eziologia virale (sinusiti, faringiti, bronchiti).

2. Non bisognerebbe prescrivere farmaci per la tosse e il raffreddore in bambini di età inferiore ai quattro anni.

3. La TC non è necessaria nella immediata valutazione di un trauma cranico minore;

l’osservazione clinica e l’applicazione dei criteri PECARN ci indicheranno se ricorrere ad essa.

4. TC e RMN non sono necessarie in bambini con convulsioni febbrili semplici.

5. La TC non è necessaria nella valutazione routinaria del dolore addominale.

Tra gli articoli pubblicati negli ultimi mesi sull’argomento Choosing Wisely c’è quello di Quinonez RA et al, che propone una Top Five List stilata dalla componente pediatrica della Society of Hospital Medicine:

1.     Non richiedere radiografie del torace in bambini affetti da asma o bronchiolite.

2.     Non utilizzare corticosteroidi per via sistemica in bambini di età inferiore ai 2 anni con infezioni delle basse vie respiratorie.

3.     Non usare broncodilatatori in bambini con bronchiolite.

4.     Non utilizzare routinariamente gli inibitori di pompa protonica per trattare il reflusso gastroesofageo nei bambini.

5.     Non usare di routine il monitoraggio continuo della pulsossimetria in bambini con malattia respiratoria acuta a meno che non siano in terapia con ossigeno.
 

BIBLIOGRAFIA

1) Choosing Wisely: An iniziative of the ABIM Foundation. www.choosingwisely.org;

2) Choosing Wisely e il progetto italiano: fare di più non significa fare meglio. Slow Medicine dicembre 2012;

3) Choosing wisely in pediatric hospital medicine: five opportunities for improved healthcare value. Quinonez RA et al. J Hosp Med 2013 Sep; 8(9): 479-85

Valeria Tromba

FONTE WEB:  Newsletter CG edizioni medico-scientifiche del 16 febbraio 2014 http://www.cgems.eu/newsletter/article/375

 


 
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Del: 07/02/2014 - Di: Maria Rita Montebelli - Titolo: Prematuri (Progetto europeo per il monitoraggio innovativo dell'ossigenazione del cervello)

Prematuri
(Progetto europeo per il monitoraggio innovativo dell'ossigenazione del cervello)

Prematuri.

Progetto europeo per monitoraggio innovativo dell'ossigenazione del cervello

Appena varato il progetto europeo Babylux. L’obiettivo è di ridurre i danni neurologici nei nati prematuri (25.000 l’anno in Europa), attraverso un inedito sistema di monitoraggio non invasivo in grado di ridurre i rischi di danni cerebrali

22 gennaio 2014

Si sono riuniti ieri a Milano i nove i partner europei coinvolti nell’iniziativa Babylux, un progetto varato all’inizio dell’anno, con l’obiettivo di mettere a punto uno strumento per il monitoraggio non invasivo dell’ossigenazione cerebrale nei prematuri. Coordinatore dello studio è Alessandro Torricelli, Professore associato del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. I protagonisti dell’iniziativa (Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano, ICFO - Institute of Photonic Sciences, Fraunhofer Institute for Production Technology IPT Hemophotonics SL, PicoQuant GmbH, Competitive Network SL, Region Hovedstaden e Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano), finanziata al 50% dalla Comunità Europea, sperano che questo innovativo sistema di monitoraggio porti a ridurre il rischio di danni cerebrali nei prematuri dal 25 al 20 per cento, risparmiando così disabilità permanenti ad almeno un migliaio di bambini l’anno. Il progetto, che avrà una durata triennale, prevede anche una parte di sperimentazione clinica di sei mesi presso la Neonatologia della Clinica Mangiagalli e il Rigshospitalet di Copenaghen.  L’innovativa metodologia di monitoraggio a segnali ottici NIRS, che verrà testata in questo studio, consente di tenere sotto controllo la quantità di ossigeno presente a livello della corteccia cerebrale e di controllare l’emodinamica cerebrale nel prematuro; questo dovrebbe consentire ai neonatologi di intervenire rapidamente, alla prima comparsa di segni di sofferenza cerebrale, evitando così al bambino danni neurologici permanenti. Secondo una ricerca del 2012, curata tra gli altri da OMS e The Global Action Report, ogni anno sono oltre 15 milioni i bambini che nascono prematuri, in particolare in Africa e in Asia. 1 milione e 100mila di questi muoiono per complicanze legate alla nascita pretermine. L’80% dei bambini prematuri nascono tra la 32° e la 37° settimana di gestazione e possono sopravvivere, se assistiti in maniera adeguata. Ad elevato rischio sono invece quelli nati prima della 28° settimana (0,5% di tutti i neonati, 25.000 casi l’anno in Europa); per loro il rischio di mortalità è del 20% e un quarto dei sopravvissuti in genere riporta danni permanenti, soprattutto a livello cerebrale.

Maria Rita Montebelli

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=19278


 
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Del: 15/08/2013 - Di: zork - Titolo: WynYCJXExciHeMMBPCS (gLILiRZiVwK)

WynYCJXExciHeMMBPCS
(gLILiRZiVwK)
momY8m http://www.FyLitCl7Pf7kjQdDUOLQOuaxTXbj5iNG.com
 
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Del: 15/08/2013 - Di: Mariaelisa Bartoli - Titolo: La Qualita' della Vita in eta' scolare in bambini nati pretermine di alto grado (Tesi Laurea Specialistica in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa, 18-10-2011)

La Qualita' della Vita in eta' scolare in bambini nati pretermine di alto grado
(Tesi Laurea Specialistica in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa, 18-10-2011)

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla sopravvivenza di bambini prematuri nati ad età gestazionali sempre più basse: ciò se da un lato rappresenta una grande conquista nell’ambito della medicina, dall’altro ha però determinato un incremento dell’incidenza di esiti neurologici e psicologici che, anche se non si evidenziano nei primi mesi della nascita (disabilità gravi) possono manifestarsi più tardivamente fino all’età scolare e adolescenziale sotto forma di deficit cognitivi, ritardi nello sviluppo del linguaggio, disturbi visuo-spaziali o visuo-percettivi, problemi comportamentali e deficit di apprendimento (Hack e Fanaroff 2000; Bhutta et al., 2000) con una vulnerabilità particolare nell’ambito della matematica. Molto meno si sa invece riguardo la qualità di vita (QoL) di questi bambini, cioè l’insieme degli aspetti fisici, sociali ed emotivi del benessere di un soggetto che sono importanti e rilevanti per l’individuo stesso [Zwicker and Harris, 2008; Hack, 1999]. Da quanto è noto fino ad oggi, sembra che, la HRQoL (qualità di vita correlata allo stato di salute) di bambini nati pretermine e/o VLBW sia influenzata, in età scolare, dalle difficoltà scolastiche, motorie, psicosociali e comportamentali e dal deficit dell’attenzione e/o iperattività che spesso li caratterizza (Zwicker ed Harris [2008]), mentre in età prescolare essi hanno performance notevolmente inferiori rispetto ai loro coetanei, in termini di funzionamento fisico, emotivo e/o sociale. Tali studi si basano su questionari somministrati ai genitori e le risposte che essi forniscono dipendono pertanto dal loro background culturale, sociale e formativo, dalla loro storia medica precedente alla nascita del figlio e dalle aspettative che nutrono in merito al suo futuro [Hack, 1999]. Obiettivo di questo studio è stato pertanto quello di valutare la QoL in età scolare in bambini prematuri di alto grado (età gestazionale inferiore alle 32 settimane e peso inferiore a 1500 gr) mediante la somministrazione di un nuovo questionario denominato SOLE (Stripe of Life with Emotions), da somministrare sia al bambino che ai genitori, in modo da verificare la concordanza o meno tra come i genitori percepiscono la QoL dei loro figli e il giudizio che loro stessi danno. Per evitare problemi di comprensione relativi al questionario (basato su immagini) è stata effettuata una valutazione del loro sviluppo intellettivo e sono stati inclusi solamente soggetti con un quoziente intellettivo superiore a 70. Il protocollo è stato arricchito poi con un questionario sulla QoL già in uso, chiamato Peds QoL, somministrato solo ai bambini, mentre ai genitori è stato richiesto di compilare un questionario sul comportamento (CBCL) e rispondere ad un’intervista strutturata sul funzionamento sociale (Vineland). Al fine di verificare inoltre le competenze di questi bambini in due ambiti che possono avere ricadute nella vita di tutti i giorni, abbiamo deciso di valutare le loro capacità di percezione della numerosità e del tempo, grazie a test di psicofisica creati appositamente.

FONTE WEB: http://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-09262011-222614/

 


 
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Del: 31/07/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Manuale manovre PBLS-D e disostruzione (FONTE: CRI 2010)

Manuale manovre PBLS-D e disostruzione
(FONTE: CRI 2010)

Direttamente dal sito della CRI di Roma Manuale di rianimazione cardipolmonare pediatrico di base, defibrillazione precoce e manovre di disostruzione da corpo estraneo per la popolazione redatto secondo le nuove linee guida internazionali ILCOR 2010. Scaricatelo dal link seguente: http://www.criroma.org/downloads.html?func=startdown&id=310


 
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Del: 30/07/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Linee guida per l'analgesia e la sedazione del neonato (Fonte: Società italiana di Neonatalogia, 2008 )

Linee guida per l'analgesia e la sedazione del neonato
(Fonte: Società italiana di Neonatalogia, 2008 )

Il gruppo di studio di analgesia e sedazione, in collaborazione con la Coopperativa Libraria editrice dell'Università di Padova ha pubblicato nel 2008 le "Linee guida per l'analgesia e la sedazione del neonato". Lo scopo di questo lavoro è quello di mettere a disposizione degli operatori delle TIN Italiane, Linee Guida basate sull’evidenza per il trattamento adeguato delle più frequenti procedure invasive in epoca neonatale. La forza di ogni raccomandazione è stata definita dal consenso dei componenti il Gruppo di Studio di Analgesia e Sedazione nel Neonato operante nell’ ambito della Società Italiana di Neonatologia che ha prodotto il documento ed è allineata alla metodologia del Piano Nazionale Linee Guida.

Il documento è strutturato in moduli, uno per ciascuna procedura invasiva, contenente le indicazioni per un adeguato approccio alla analgesia e sedazione ed è la revisione del precedente lavoro pubblicato in monografia nel settembre 2005 già approvato del Direttivo SIN.L'intero documento è scaricabile dal seguente link: http://www.google.it/search?q=raccomandazioni+analgesia+e+sedazione+nel+neonato+SIN&hl=it&gbv=2&oq=raccomandazioni+analgesia+e+sedazione+nel+neonato+SIN&gs_l=heirloom-serp.3...125898.147725.0.148272.61.42.0.0.0.0.0.0..0.0....0...1ac.1.23.heirloom-serp..61.0.0.LReCG_2xj1g


 
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Del: 30/07/2013 - Di: Valentina Reali - Titolo: Adozione della cartella infermieristica nelle pediatrie ospedaliere (Fonte: progetto CIP Regione Puglia, 2008)

Adozione della cartella infermieristica nelle pediatrie ospedaliere
(Fonte: progetto CIP Regione Puglia, 2008)

Il Servizio "Qualità" della Direzione Sanitaria dell'A.O. Policlinico Bari, l'Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia e il Servizio di Psicologia dell'Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII” hanno redatto un interessantissimo ed esaustivo documento dal titolo Adozione della cartella infermieristica nelle pediatrie ospedaliere. Quando si ha a che fare con un bambino, è assai importante la collaborazione dello stesso e dei suoi genitori, per questo è necessario un approccio assistenziale con un metodo disciplinare. Il processo di assistenza infermieristica è strutturato in due momenti fondamentali: il processo diagnostico e la pianificazione. Il processo diagnostico ha la principale finalità di orientare l’infermiere nella sistematizzazione delle informazioni raccolte, nella formulazione della diagnosiinfermieristica e nell’identificazione dei bisogni di assistenza infermieristica. La pianificazione orienta l’infermiere nella scelta dei mezzi necessari ad assicurare prestazioni infermieristiche in un percorso che abbia come intento il recupero della risposta autonoma ai propri bisogni da parte della persona. Il processo diagnostico e la pianificazione sono costantemente sottoposti a procedure di verifica e di valutazione, che pertanto non rappresentano singole o particolari fasi, ma sono concepite come una dimensione continua e trasversale del processo di assistenza infermieristica: l’applicazione del metodo nella prassi invita costantemente l’infermiere alla sua continua integrazione e, se necessario, alla ripercorrenza di tali fasi secondo una logica che è tipica dei percorsi reticolari e non lineari. L’ottica quindi, con cui guardiamo all’uomo bisognoso di assistenza diventa molto più vasta e completa se consideriamo il bambino. Compito dell’assistenza infermieristica pediatrica è quello di osservare e valutare la condizione del piccolo riguardo al suo stato di salute o malattia, alle sue forze e debolezze e ai suoi meccanismi di reazione e di intervenire per favorire il conseguimento, il mantenimento ed il miglioramento della salute. Questo approccio, relativamente nuovo nel nostro sistema sanitario, richiede la perfetta conoscenza delle condizioni assistenziali dell’utente, del supporto familiare, dei servizi disponibili. In virtù di questi elementi, in questi anni, l’attenzione si è concentrata sulla individuazione di percorsi ad hoc, nella messa a punto di modelli organizzativi più consoni alle mutate esigenze del cittadino, nella realizzazione di una più completa documentazione infermieristica e nella scelta di indicatori per la valutazione dell’assistenza infermieristica ed i suoi risultati. Sulla base di tali tendenze, gli stessi strumenti informativi sono oggetto di revisione e sembra farsi spazio l’idea di una cartella per l’ “utente/cliente”, che raccolga tutte le informazioni di carattere sanitario e non, come espressione della centralità del destinatario dell’assistenza sanitaria e non solo dei professionisti che lo curano ed assistono.

L’Agenzia Regionale Sanitaria (AReS) Puglia con delibera n. 125 del 25 novembre 2004, in attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 del D.L.vo 502/92 e successive modifiche e integrazioni ha adottato un Programma Regionale di Umanizzazione delle Pediatrie Ospedaliere, nonché la Carta dei Diritti del Bambino. Obiettivo del Programma Regionale è quello di sostenere le buone pratiche e l’omogenea diffusione di un’assistenza pediatrica rispettosa dei bisogni psicofisici peculiari dell’infanzia e dell’adolescenza. Per la promozione di “Ospedale a misura di Bambino”, l’Agenzia Regionale Sanitaria ha individuato, tra le azioni strategiche prioritarie, l’adozione della cartella infermieristica pediatrica. La scelta di tale obiettivo è stata guidata dalla considerazione di promuovere un processo di adeguamento dei sistemi di raccolta e trasmissione delle informazioni inerenti l’assistenza infermieristica pediatrica a standard organizzativi adeguati alla specificità della domanda di salute e dei correlati bisogni assistenziali. In ragione di tali osservazioni l’AReS in collaborazione con il gruppo di lavoro e la rete dei referenti infermieristici, ha voluto verificare lo stato d’essere della cartella infermieristica pediatrica nella Regione.

Il progetto “Adozione della cartella infermieristica pediatrica” denominato “Progetto CIP” si pone come obiettivi specifici la definizione e la diffusione di un modello unitario di cartella infermieristica; l’abolizione di tutti i fogli non organizzati di consegna infermieristica; l’informazione e formazione degli operatori coinvolti sulla logica di fondo e le modalità di compilazione e l’introduzione della diagnosi infermieristica. Lo scopo generale del progetto CIP prevede, tramite la progressiva diffusione della cartella in tutte le unità operative di degenza pediatrica, la possibilità di garantire e documentare la personalizzazione ed umanizzazione dell’assistenza infermieristica.

FINALITÀ ED OBIETTIVI

Il Progetto CIP attraverso la costruzione di un modello unitario di cartella infermieristica si pone l’adozione di una documentazione sanitaria in grado di documentare sia la dimensione “oggettiva” delle prestazioni sanitarie sia il versante “soggettivo” in ordine alle istanze etiche di umanizzazione e personalizzazione dei servizi. In aggiunta all’originaria e fondamentale funzione di supporto informativo dell’attività clinica - il processo di diagnosi e cura per il medico, l’assistenza infermieristica per l’infermiere - la cartella acquista valore come fonte documentaria indispensabile per il conseguimento di alcuni obiettivi strategici in materia di gestione, personalizzazione e miglioramento della qualità dei servizi. La promozione dell’umanizzazione in pediatria è finalizzata al prendersi cura della salute globale del bambino, a garantire una qualità assistenziale uniforme ed omogenea su tutto il territorio regionale, a definire i percorsi di cura con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nell'assistenza, a garantire approcci condivisi ed uniformi, ad attivare processi di comunicazione efficaci. La documentazione infermieristica è un aspetto rilevante nell’assistenza in quanto dimostra il suo orientamento verso la persona e la famiglia, consente l'autovalutazione del professionista infermiere ed è alla base della ricerca infermieristica, risorsa preziosa al servizio della professione e del benessere della persona assistita. Si deve comunque ribadire la natura strumentale della cartella infermieristica in considerazione del suo essere supporto e non sostanza dei modelli concettuali di riferimento; pertanto, la sua concezione ed il suo utilizzo devono seguire e non sostituire la più generale riflessione sulla natura dell’attività.

In sintesi, qualsiasi argomento a favore della cartella infermieristica come strumento informativo risulterebbe inconsistente in assenza di:

un’identificazione dei problemi di salute;

un costante approfondimento del contenuto della relazione infermiere/bambino/famiglia;

la condivisione di codici linguistici comuni;

l’adozione di modelli concettuali dell’assistenza infermieristica;

l’individuazione di indicatori specifici dell’area pediatrica;

l’individuazione di elementi di criticità nella gestione puntuale dell’esercizio professionale.

MATERIALI E METODI

Partendo dal concetto che la cartella è uno strumento di supporto al processo assistenziale, nella sua strutturazione devono essere tenuti in considerazione due requisiti principali:

1. deve fare riferimento a uno o più modelli teorici espliciti e condivisi;

2. deve comprendere tutte le fasi del processo: accertamento, pianificazione dell’assistenza, attuazione degli interventi e valutazione.

L’AReS ha costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare (medici, infermieri e psicologi) che con la collaborazione dei referenti infermieristici delle Unità Operative di Pediatria della Regione Puglia ha voluto verificare lo stato d’essere della cartella infermieristica pediatrica attraverso una serie di incontri. 

 

Il materiale è interamente scaricabile dal seguente link http://www.arespuglia.it/ospedaliamo/prog_CIP_ARES_Puglia.pdf


 
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Del: 30/07/2013 - Di: Valentina Reali - Titolo: Quando nasce un bambino (Fonte: Dipartimento Prevenzione e Comunicazione del MdS, 2004)

Quando nasce un bambino
(Fonte: Dipartimento Prevenzione e Comunicazione del MdS, 2004)

 Il Dipartimento di prevenzione e Comunicazione del Ministero della Salute ha elaborato nel 2004 un opuscolo dal titolo “Quando nasce un bambino”. Si tratta di uno strumento di informazione e di conoscenza ancora attuale, distribuito, in modo capillare, in tutti i punti nascita del territorio nazionale, che si pone l’obiettivo di accompagnare, con utili consigli alle mamme, la crescita del bambino fino a un anno d’età.  Ci pare un utile documento anche alla luce degli obiettivi istituzionali prioritari che nel Piano sanitario nazionale e nei piani Sanitari regionali che mettono in rilievo la tutela della salute dei piccoli, la prevenzione delle malattie e degli incidenti e l'accesso alle migliori cure possibili. Potete scaricare l'intero opuscolo di 80 pp dal seguente link del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_159_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf

 


 
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Del: 30/07/2013 - Di: Luisa List - Titolo: Il neonato prematuro (FONTE Professione Infermiere 2/2007 pp 36-42)

Il neonato prematuro
(FONTE Professione Infermiere 2/2007 pp 36-42)

La collega Luisa List, Infermiera presso la neonatologia e la terapia intensiva neonatale dell'Azienda universitaria ospedaliera S Orsola Malpighi di Bologna, illustra in questo suo articolo, pubblicato sulla rivista Professione Infermiere n. 2 del 2007,  gli aspetti fondamentali dell'assistenza al prematuro in una terapia intensiva neonatale con particolare riguardo alla definizione del piano assistenziale.  Il testo completo dell'articolo è scaricabile dal seguente link http://www.ipasvibo.it/documenti/riviste/2007/02/pag_36.pdf


 
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Del: 18/04/2013 - Di: SanitàNews - Titolo: Chirurgia toracoscopica mininvasiva su un neonato di 2,6 chili (nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del policlinico S.Orsola di Bologna)

Chirurgia toracoscopica mininvasiva su un neonato di 2,6 chili
(nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del policlinico S.Orsola di Bologna)

CHIRURGIA TORACOSCOPICA MININVASIVA SU UN NEONATO DI 2,5 CHILI

Roma, 18 apr. - Una piccola di soli 2,5 kg. di peso è nata nel Reparto di Ostetricia e Ginecologia diretto dal Prof. Nicola Rizzo al Policlinico S. Orsola con una grave malformazione : un ernia diaframmatica definita “reale” con distress respiratorio.Quando si verificano queste patologie nei neonati operabili (circa il 60%) normalmente viene eseguito l’ intervento di chirurgia “tradizionale”, evento traumatico ancorchè necessario. Questa volta l’equipe di chirurgia pediatrica diretta da Mario Lima ha invece eseguito un intervento di chirurgia toracoscopica praticando tre fori di soli tre millimetri di diametro sull’esile torace della piccola paziente. L’intervento è perfettamente riuscito e la bimba, ora ricoverata nel Reparto di Rianimazione pediatrica diretto dalla Dott.ssa Simonetta Baroncini, viene costantemente seguita e si trova in buone condizioni di salute. Tutto lo staff che ha operato la bimba dagli infermieri ai chirurghi e all’anestesita rianimatrice dott.ssa Maria Teresa Cecini è entusiasta di questo brillante risultato.
“ I genitori hanno da subito la possibilità di parlare con il chirurgo pediatra – spiega il Prof. Mario Lima – che li rassicura sull’iter da seguire e sulle possibilità di riuscita dell’intervento chirurgico che viene programmato. Questo primo intervento di chirurgia mininvasiva su una paziente particolarmente grave lascia credere che nel futuro prossimo potranno essere salvati sempre più neonati e che malformazioni complesse, oggi non operabili, possano essere curate”. (SanitàNews)

Fonte web: http://www.sanitanews.it/articolo.php?id=9597


 
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Del: 10/01/2013 - Di: Gaetano Romigi - Titolo: Bambini ed epilessia (poca attenzione alle Linee Guida in emergenza)

Bambini ed epilessia
(poca attenzione alle Linee Guida in emergenza)

Bambini ed epilessia. In Italia scarsa attenzione alle linee guida in caso di emergenze
È quanto è emerso dall’indagine europea Perfect che ha evidenziato come una carenza di orientamenti chiari e di formazione può creare ostacoli al trattamento d’emergenza a scuola e in altri contesti. Raccomandate linee guida sociali e mediche per le persone che assistono questi bambini.
I bambini che soffrono di crisi convulsive acute prolungate in Italia potrebbero non ricevere sempre tempestivamente i farmaci d’emergenza, a scuola e in altri contesti comunitari, come indicato dallo specialista: questi i primi risultati dell’Indagine europea Perfect, che si è occupata di esaminare le linee guida di trattamento esistenti, il quadro normativo e le politiche relative al trattamento delle crisi convulsive acute prolungate in comunità, in Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Sono state messe in luce discrepanze nelle linee guida e nel quadro normativo generale a livello europeo, che dovrebbero assicurare ai bambini con crisi convulsive acute prolungate un trattamento rapido, sia in ospedale che in comunità.   Ad esempio, se da un lato le linee guida messe a punto dalla Lega italiana contro l’epilessia (Lice) citano la possibilità per genitori e persone che assistono i bambini di somministrare farmaci d’emergenza, dall’altro mancano orientamenti specifici su tematiche relative alla formazione o a protocolli personalizzati per i bambini interessati. Inoltre, le specialità mediche coinvolte nella stesura delle linee guida differiscono significativamente tra un Paese e l’altro, forse come riflesso di diversi modelli di trattamento e della mancanza di un chiaro riconoscimento delle crisi convulsive acute prolungate come componente della cura dell’epilessia. Le crisi convulsive acute prolungate possono rappresentare una minaccia per la salute dei bambini affetti da epilessia, un disturbo neurologico che colpisce quasi un milione di bambini e adolescenti in Europa (circa 40.000 in Italia). Le evidenze indicano che il trattamento deve essere somministrato immediatamente se una crisi persiste per più di cinque minuti dall’insorgenza. Tuttavia, nel caso della scuola, la possibilità che un bambino riceva i farmaci d’emergenza dipende principalmente dalla presenza di personale disposto ad assumersi la responsabilità di somministrare il trattamento. La maggior parte degli insegnanti spesso sceglie di non somministrare i farmaci d’emergenza per le crisi, a meno che non sia prevista una formazione o una disposizione specifica e preferisce invece chiamare un’ambulanza, causando possibili ritardi nel trattamento della crisi. “L’Iniziativa Perfect ha confermato l’esistenza di discrepanze tra politiche e prassi nel trattamento delle crisi convulsive acute prolungate per i bambini in Italia - ha spiegato Ettore Beghi, capo del Laboratorio di Malattie Neurologiche presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano - se le linee guida sono efficaci per il trattamento ospedaliero delle crisi convulsive acute prolungate, il quadro è spesso diverso in comunità. Senza orientamenti chiari, sensibilizzazione e formazione sull’uso di farmaci d’emergenza per il trattamento delle crisi nei bambini affetti da epilessia, continueremo a osservare lacune nel trattamento d’emergenza delle crisi prolungate”. Sulla base dei risultati della prima fase dell’Iniziativa Perfect, le raccomandazioni chiave del Comitato Direttivo comprendono:
• l’istituzione di legami chiari tra il medico curante, le famiglie e gli ambienti comunitari quotidiani del bambino (ad es. la scuola), consentendo una migliore comunicazione delle informazioni sull’epilessia e la formazione sugli interventi in caso di crisi, per tutti i soggetti che hanno responsabilità nei confronti del bambino;
• linee guida nuove o aggiornate, per assicurare che i bambini con crisi convulsive acute prolungate siano trattati secondo il piano stabilito dal loro medico, ogniqualvolta si verifichi una crisi;
• piani di trattamento personalizzati per ogni bambino stabiliti tra il medico curante e i familiari/assistenti interessati, per assicurare i migliori standard di cura possibili per il bambino fuori dal contesto ospedaliero

FONTE WEB: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=12839
PUBBLICATO SU: Quotidianosanita.it
 


 
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