Documentazione

Società scientifiche e Associazioni professionali

Del: 27/07/2014 - Di: Fabrizio Moggia ANIARTI - Titolo: Linee guida di indirizzo e criteri operativi per la strutturazione e il dimensionamento dei servizi di emergenza e urgenza (Aniarti - Associazione nazionale infermieri di area critica)

Linee guida di indirizzo e criteri operativi per la strutturazione e il dimensionamento dei servizi di emergenza e urgenza
(Aniarti - Associazione nazionale infermieri di area critica)

Rapallo, 27 giugno 2014

Alla.c.a. Coordinatore del Gruppo

Dr. Francesco Enrichens

E p.c. Direttore Generale reggente Agenas

Dr. Achille Iachino

 Oggetto: nota relativa al documento: Linee guida di indirizzo e criteri operativi per la strutturazione e il dimensionamento dei servizi di emergenza e urgenza

 A commento del documento di proposta sugli standard in emergenza-urgenza, a cui questa Associazione ha contribuito come richiesto, per la sola parte di PS e DEA, si rilevano alcune criticità che sono emerse dalla lettura del documento finale e degli allegati redatti con il contributo delle società scientifiche e nello specifico con il contributo apportato dalla SIS 118.

Come riportato nellallegato al documento relativamente alla sperimentazione della Regione Puglia (pag.: 86-96), e parimenti riproposto nel documento SIS 118, come già esposto durante la discussione della riunione pomeridiana del 7 maggio c.a. nella Vostra sede, questa Associazione non può che manifestare il proprio disaccordo rispetto ad una organizzazione della emergenza sanitaria territoriale composta solo di due livelli dellintensità di risposta: il livello non sanitario di puro trasposto o base effettuato da volontari soccorritori ed il livello massimo di risposta erogato attraverso la presenza di mezzi medicalizzati (auto medica, elicottero etc).

È necessario sottolineare che in molte organizzazioni regionali, come confortato dalla letteratura scientifica e professionale Evidence based, esiste un livello di risposta intermedio sanitario che viene erogato dallinfermiere che in questo documento viene definito facoltativo.

Non solo scientificamente e nella pratica clinica basata sullevidenza, la diffusione di strumenti come i protocolli (già previsti nel DPR 27 marzo 1992 art 10) ed i profili di cura, hanno reso il livello di risposta in emergenza fortemente standardizzato e accessibile a diversi professionisti che si confrontano anche sul fenomeno chiaramente riportato in letteratura dello skill-mix, ma hanno reso il livello dell’assistenza infermieristica obbligatorio.

Ci sembra grave che si possa pensare, sia in termini di assistenza al Cittadino sia di sostenibilità del sistema di emergenza sanitaria, di renderlo operativo solo con il livelli estremi di risposta (livello medicalizzato e volontari) escludendo del tutto il livello intermedio alto, che permette di rispettare anche il concetto di risposta per intensità che la rete si propone di dare misurando la domanda di salute e fornendo risposte appropriate.

Nel documento, come durante la discussione nellultimo incontro dove è stato presentato lallegato integrato, è emersa tra le altre cose una contraddizione nella risposta che dovrebbe fornire il livello medicalizzato: da una parte dovrebbe intervenire nelle massime priorità coordinando le risorse in campo e stabilizzando il paziente grave, dallaltra si dovrebbe sostituireai servizi di continuità assistenziale rispondendo e filtrando tutte le richieste inappropriate del territorio verso il sistema di emergenza, in modo da ridefinire il flusso della domanda verso i servizi di pronto soccorso. Questultima funzione, che ad oggi tutti i sistemi di emergenza erogano in modo occasionale secondo questo documento diventerebbe una forma strutturata di utilizzo del medico di emergenza.

Di fatto, così facendo, si esclude il presidio sanitario nella fascia piu' ampia di interventi del servizio di emergenza. Sempre piu' frequentemente il lavoro di emergenza sul terreno si basa su minima stabilizzazione (certamente di centrata competenza infermieristica) e nell'individuazione di percorsi assistenziali ospedalieri idonei (come i percorsi di rivascolarizzazione cerebrale e coronarica, i centri hub e spoke, i percorsi per medullolesi, ecc). L'attivita' infermieristica in questo contesto è una condizione imprescindibile, non solo auspicabile ma necessaria.

Le alternative comporterebbero la creazione di figure ibride che di fatto non garantirebbero la possibilità per il cittadino di poter accedere ai corretti livelli assistenziali e ai corretti percorsi di cura.

La presenza di questo livello di assistenza sul territorio, tutt'altro che facoltativa è necessaria e lascia ai medici il presidio delle emergenze di livello superiore. Rende la graduazione della risposta un fatto reale e non teorico. La duttilita' del sistema di emergenza alle variabili necessita' della popolazione trova spazio proprio quando il livello di assistenza più diffuso (quello infermieristico) e' in grado di prevedere non solo azioni immediate per la salvaguardia della vita della persona, ma adire a livelli di integrazione verso l'alto e verso il basso. L'ambulanza infermieristica diviene il centro nevralgico del soccorso sanitario.

 Nelle considerazioni finali, tutto il mondo scientifico internazionale lavora su strumenti di standardizzazione dellemergenza che prevedono una risposta molto strutturata, in quanto non è la situazione di emergenza il momento per riflettere, ma il tempo di intervenire, ed agli operatori di ogni professione viene fornito un ampio ventaglio di algoritmi decisionali chiusi, dove la comunità scientifica si accorda sulla best practice, il professionista deve fare correttamente solo la valutazione della Persona assistita, cosa che vista levoluzione professionale degli ultimi trenta anni, linfermiere è assolutamente in grado di fare.

Pertanto lAniarti, ribadendo il suo disaccordo per gli aspetti sottolineati, resta disponibile ad un dialogo costruttivo di approfondimento e revisione del documento che abbia come obiettivo imprescindibile la sicurezza del cittadino e la sostenibilità del sistema di emergenza territoriale.

 Cordialmente

Fabrizio Moggia

Presidente Aniarti


 
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Del: 01/05/2014 - Di: SIAARTI - Titolo: Raccomandazione per i trasferimenti inter e intraospedalieri dei pazienti critici (SIAARTI, Napoli, 24 ottobre 2012)

Raccomandazione per i trasferimenti inter e intraospedalieri dei pazienti critici
(SIAARTI, Napoli, 24 ottobre 2012)

Linee Guida del SIAARTI (Società italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva)

Prot 563/b del 31 ottobre 2012 approvato dal Consiglio Direttivo del SIAARTI a Napoli il 24 ottobre 2012

RACCOMANDAZIONE PER I TRASFERIMENTI INTER E INTRA OSPEDALIERI DEL PAZIENTE CRITICO

Gruppo di lavoro L Cabrini, P Caputo, E De Blasio, F Della Corte, E De Robertis, P Di Marco, P Donato, G Gordini, M Menarini, E Mondello, G Nardi, R Oggioni, P. Pelaia, O Piazza, C Pontecorvo, T Principi, G Radeschi, , M Raimondi, G A Ratto, F Rubulotta, I Salvo, G Santangelo, G Savoia, F Semeraro, H Troiano, F Urso.

Coordinamento Dr.ssa Erga Laura Cerchiara

Intero documento scaricabile dal LINK: http://www.siaarti.it/corsi-patrocini/linee-guida-raccomandazioni/

Scopo del documento è fornire indicazioni e raccomandazioni per gli anestesisti rianimatori chiamati in consulenza per valutare le condizioni dei pazienti che necessitino di trasferimenti secondari inter-ospedalieri e per definire gli standard clinici e tecnologici necessari per minimizzare il rischio di deterioramento dei pazienti durante il trasferimento intra o inter-ospedaliero. Inoltre il documento intende proporre un modello di documentazione sanitaria (modulo di trasporto protetto) e indicazioni pratiche mediante le tabelle allegate . Il trasporto del paziente critico, sia all’interno sia all’esterno dell’ospedale, è un momento particolarmente delicato dell’assistenza che i Medici dei Servizi d’Anestesia e Rianimazione riservano ai pazienti che versano in condizioni critiche. Numerosi lavori in letteratura hanno identificato come durante il trasporto si verifichino alterazioni fisio-patologiche, in risposta alle accelerazioni e decelerazioni, che mutano lo stato clinico del paziente; inoltre sono state riportate possibilità di alterazioni della stabilità emodinamica e respiratoria del paziente durante il trasporto che possono determinare un aumento del rischio connesso al trasporto stesso.

Gli incidenti derivati possono essere posti in relazione a:

• fattori organizzativi

• fattori umani (legati al paziente ed al team di trasporto)

• fattori tecnici

Per minimizzare la ricorrenza di tali incidenti relativamente al primo punto verranno indicati di seguito i requisiti minimi dell’equipaggiamento necessario al trasporto sia all’interno che all’esterno dell’ospedale compreso il monitoraggio, le riserve di gas medicali e le apparecchiature di supporto vitale .

Relativamente al secondo punto verrà indicata di seguito la composizione del team di trasporto correlato alle condizioni del paziente e alle sue possibili evolutività. A tale proposito si ribadisce che l’Anestesista Rianimatore - previa valutazione alla luce di quanto contenuto nelle raccomandazioni di questo documento - accompagna e partecipa solo al trasporto dei pazienti per i quali, in ragione della loro criticità, ritiene di doversene prendere cura. Per quanto attiene al terzo punto risulta cruciale che debba esistere evidenza degli accordi intercorsi tra la struttura che trasferisce e la struttura che riceve in ordine alla tipologia di trasporto (diagnostico, terapeutico) e la presenza di check-list di controllo per quanto attiene materiali, equipaggiamenti, farmaci e presidi. Relativamente al secondo punto verrà indicata di seguito la composizione del team di trasporto correlato alle condizioni del paziente e alle sue possibili evolutività. A tale proposito si ribadisce che l’Anestesista Rianimatore - previa valutazione alla luce di quanto contenuto nelle raccomandazioni di questo documento - accompagna e partecipa solo al trasporto dei pazienti per i quali, in ragione della loro criticità, ritiene di doversene prendere cura. Per quanto attiene al terzo punto risulta cruciale che debba esistere evidenza degli accordi intercorsi tra la struttura che trasferisce e la struttura che riceve in ordine alla tipologia di trasporto (diagnostico, terapeutico) e la presenza di check-list di controllo per quanto attiene materiali, equipaggiamenti, farmaci e presidi.

Metodo di lavoro Il documento è diviso in tre parti:

1. aspetti comuni del trasporto intra ed interospedaliero,

2. aspetti caratteristici del trasporto intraospedaliero

3. del trasporto interospedaliero.

Per tutte e tre, gli Autori hanno tenuto conto della letteratura esistente sull’argomento relativamente ai rischi di incidente da fattore tecnico, umano ed organizzativo collegati con il trasporto e/o con le patologie più comuni per le quali può essere richiesta la consulenza anestesiologico – rianimativa per un trasporto. Tuttavia, in particolare per quanto attiene la classificazione del rischio relazionato ai fattori umani, non esiste un consenso unanime sugli strumenti atti a minimizzarlo; pertanto nella stesura si è tenuto conto delle raccomandazioni, dell’opinione degli esperti presenti all’interno del gruppo di studio e di aspetti correlati alle singole patologie e non al trasporto, per completare le valutazioni derivate dalla letteratura, con l’intento di dare ai consulenti anestesisti rianimatori uno strumento completo in grado di guidare le scelte decisionali in maniera omogenea.

Le raccomandazioni del presente documento sono riferite al paziente adulto.


 
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Del: 30/03/2014 - Di: AIUC - Titolo: Guida pratica all'utilizzo delle medicazioni avanzate nel wound care (Coordinatore G.Papa)

Guida pratica all'utilizzo delle medicazioni avanzate nel wound care
(Coordinatore G.Papa)

Interessante rassegna di prodotti e indicazioni per la cura delle lesioni da decubito – in riferimento alla gara regionale per medicazioni avanzate  (ID.11PRE033) e (ID.11PRE.1)

DIPARTIMENTO SERVIZI CONDIVISI della Regione Friuli Venezia Giulia

Documento realizzato dal Gruppo AIUC (Associazione italiana ulcere cutanee) della Regione Friuli Venezia Giulia

Coordinatore: Giovanni Papa

Su mandato del Congresso dal titolo Epidemiologia, percorsi clinici e costi delle lesioni difficili tenutosi a Duino (Trieste ) il 1° giugno 2012

Scaricabile interamente al seguente link http://www.ekipeventi.it/Guida_pratica_files/Prontuario.pdf

 


 
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Del: 29/03/2014 - Di: SIMEUP - Titolo: Trauma cranico pediatrico in Pronto soccorso (Linee guida SIMEUP 2014)

Trauma cranico pediatrico in Pronto soccorso
(Linee guida SIMEUP 2014)

TRAUMA CRANICO PEDIATRICO IN PRONTO SOCCORSO

LINEE GUIDA SIMEUP 2014

Il trauma cranico è una crescente causa di accesso al Pronto Soccorso anche in età pediatrica ed è quindi sempre attuale la sfida diagnostica che i bambini affetti da tale patologia pongono nella pratica clinica”. Per questo la Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup), in occasione del Congresso Nazionale che si svolge a Torino dal 27 al 29 marzo, presenta le Raccomandazioni per l’approccio in Pronto Soccorso al bambino con trauma cranico.
“Queste Raccomandazioni – spiega Antonio Urbino, Presidente della Simeup - nascono con l’intento di supportare il medico di Pronto Soccorso nel percorso assistenziale del bambino con trauma cranico. Esse derivano da un’attenta analisi delle evidenze presenti nella letteratura scientifica e, in assenza di queste, dall’opinione di esperti della materia che hanno contribuito all’elaborazione di questo documento”. Le raccomandazioni - elaborate da un gruppo di lavoro della Simeup coordinato dalla Prof.ssa Liviana Da Dalt – “non sostituiscono il giudizio e la responsabilità del medico nelle decisioni per i singoli pazienti e si applicano bambini con trauma cranico sospetto o testimoniato avvenuto nelle precedenti 24 ore alla valutazione in Pronto Soccorso”, sottolinea la Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza Pediatrica, che ricorda come nei Paesi sviluppati, dove i traumi costituiscono la prima causa di mortalità in età evolutiva, il trauma cranico è quello più comunemente riscontrato con un’incidenza annuale stimata pari a 1850 bambini/100.000 per la fascia di età 0-4 anni, di 1100/100.000 per quella 5-9 anni e di 1170/100.000 per i minori tra i 10-14anni.

LINK: http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=2825964.pdf


 
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Del: 16/09/2013 - Di: SICP Società italiana cure palliative - Titolo: Il core curriculum dell'Infermiere in cure palliative (a cura della Presidente Adriana Turriziani)

Il core curriculum dell'Infermiere in cure palliative
(a cura della Presidente Adriana Turriziani)

Il core curriculum dell'Infermiere in cure palliative della SICP (Società italiana di Cure palliative)

a cura di Adriana Turriziani (Presidente SICP)

Le Cure Palliative si propongono come un processo terapeutico finalizzato non solo al controllo dei sintomi, ma, soprattutto, alla difesa e al recupero della migliore qualità di vita possibile, attuando interventi terapeutici mirati a coinvolgere anche la sfera psicologica, sociale e spirituale. Oggi, in buona parte del nostro Paese, sono presenti numerose Unità di Cure Palliative sia come Hospice sia come Cure Domiciliari, ma è ancora lontana una vera e capillare rete trasversale fra ospedale e territorio, oltre che per le cure a domicilio. La sfida dei prossimi anni sarà quella di fare dialogare in modo ottimale i nodi della rete, garantendo la continuità di cura, di relazione e di informazione, affinché la dignità della persona malata possa essere tutelata e custodita nell’intero percorso di cura e assistenza. Nell’ambito della Rete di Cure Palliative la modalità operativa per rispondere in modo unitario al bisogno del malato e della sua famiglia è il lavoro di équipe, che richiede una costante integrazione professionale tra medici palliativisti, infermieri palliativisti, medici di medicina La Società Italiana di Cure Palliative (SICP), a due anni dalla legge 38/10, ritiene che ci sia ancora molta strada da percorrere, prima di tutto nella cultura e nell’educazione in questa disciplina medica, sia da parte di chi la esercita sia da quella di coloro che ne fruiscono. La formazione in Cure Palliative rimane ancora uno dei capitoli da sviluppare in Medicina, tanto che il Consiglio Direttivo SICP considera di grande rilevanza tale progetto, soprattutto in questo momento storico. La SICP ha nominato una commissione composta da infermieri esperti in Cure Palliative ed esperti di formazione infermieristica per definire un Core Curriculum facilitante lo sviluppo di programmi formativi locali/nazionali basati su competenze fondamentali specificatamente individuate. La commissione ha lavorato sui profili dell’infermiere palliativista analizzando le competenze descritte nei principali Core Curriculum/Competencies disponibili in letteratura, per valutarne le affinità con il nostro contesto e sviluppare una proposta di core curriculum italiano aderente ai bisogni di salute, professionalità e di sviluppo scientifico. La teoria ispiratrice è la Teoria del nursing umanistico (Humanistic Nursing Theory Josephine Paterson and Loretta Zderad PhD, RN). Le competenze individuate e riconosciute come core della formazione infermieristica fanno riferimento a Progetto Tuning Educational Structures in Europe e vengono declinate nel contesto specifico delle Cure Palliative:

 Competenze associate ai valori professionali e al ruolo dell’infermiere in Cure Palliative

 Competenze associate al processo decisionale clinico volte ad assicurare la qualità di vita dei pazienti e delle famiglie in Cure Palliative, nel fine vita e nel lutto

 Competenze associate all’uso appropriato di interventi, attività e abilità infermieristiche finalizzate a fornire un’assistenza ottimale ai pazienti e alle famiglie in Cure Palliative, nel fine vita e nel lutto

 Competenze comunicative

 Competenze di leadership, management e gestione delle dinamiche di gruppo

Il gruppo ha lavorato con tenacia per il conseguimento del risultato che vuole essere una proposta e uno strumento di lavoro per condividere saperi, ampliare le conoscenze, le abilità, le competenze relazionali e comunicative dei professionisti che operano in ambito sociosanitario. Le metodologie didattiche indicate nel documento sono coerenti con quanto previsto dalla letteratura scientifica. Il Core Curriculum proposto si integrerà con i “core curricula” di tutte le altre figure professionali coinvolte, quali il medico palliativista, i medici di medicina generale. gli psicologi, i fisioterapisti, gli assistenti sociali, gli operatori sociosanitari, i volontari, gli assistenti familiari, che la SICP sta realizzando. Siamo sicuri che questo documento rappresenterà un irrinunciabile strumento di coerenza nella programmazione didattica nel campo delle Cure Palliative e contribuirà a definire i contenuti e percorsi formativi più idonei a garantire qualità in futuro.

Scaricabile l'intero documento al seguente link:

http://www.sicp.it/sites/default/files/core%20curriculum_infermiere.pdf


 
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Del: 13/05/2013 - Di: AIT - Titolo: Primo Rapporto EMN European Migration Network (Dall’AIT – Associazione Infermieristica Transculturale)

Primo Rapporto EMN European Migration Network
(Dall’AIT – Associazione Infermieristica Transculturale)

Presentato a Roma, il 18 dicembre scorso, il primo Rapporto Emn (European migration network) Italia, che prova a fare il punto sulla situazione dei lavoratori immigrati che operano in ambito sanitario. Abbiamo bisogno di alte professionalità e nel campo della sanità abbiamo delle carenze che vanno colmate con la presenza dei lavoratori stranieri - ha spiegato il prefetto Angelo Malandrino, direttore centrale Immigrazione e Asilo del Viminale -. In questo contesto stiamo lavorando per facilitare l'acquisizione di professionalità più elevate, perché fino a ora il nostro approccio verso i flussi migratori è stato un approccio rivolto in particolare a professionalità non qualificate . Sono oltre 15 mila, in prevalenza europei, i medici stranieri iscritti all'Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri nel nostro Paese. Di questi, il 52,2% opera nel centro-nord, il 26% nelle Regioni centrali e il 18,3% nel Mezzogiorno e nelle isole. Mentre sono quasi 35 mila gli infermieri non italiani che lavorano sul nostro territorio nazionale, il che equivale a circa il 10% del totale. Per l'86,5% si tratta di donne. La provenienza prevalente è europea; seguono America, Asia, Africa e Oceania. Quanto ai Paesi di origine prevale, con un quinto delle presenze, la Romania (8.497 infermieri), seguita da Polonia (3.557), Svizzera (2.386) e, con più di 1.000 infermieri, Germania, Perù, Albania, Francia, India e Spagna. L'impiego di infermieri stranieri in Italia è però caratterizzato da forti differenze territoriali. Ad esempio, è straniero il 40% dei nuovi iscritti all'Ipasvi a Torino, un terzo degli infermieri operanti presso il grande Ospedale delle Molinette e un quinto di tutti gli stranieri della Regione. Gli infermieri stranieri sono un terzo del totale negli ospedali privati di Milano, il 18% nell'Ospedale San Raffaele e il 12% nell'Istituto Don Gnocchi. Le richieste più pressanti di nuovi infermieri, soprattutto al Nord, provengono dalle cliniche private, dalle case di riposto e dagli istituti per anziani e disabili non autosufficienti. La presentazione del rapporto ha visto la partecipazione attiva dell Associazione Infermieristica Transculturale.

L’intero documento è scaricabile al seguente link http://www.serviziocentrale.it/file/server/file/primoRapportoEMN_Italia.pdf

di Alessandro Stievano


 
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Del: 12/05/2013 - Di: AILF - Titolo: Scontro verbale con superiore? No a licenziamento se reazione a provocazione (Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 15.01.2013 n° 807)

Scontro verbale con superiore? No a licenziamento se reazione a provocazione
(Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 15.01.2013 n° 807)

Il principio di tassatività degli illeciti disciplinari non può essere inteso in senso rigoroso, al pari di quanto avviene per gli illeciti penali, ai sensi dell’art. 25, comma 2, Cost., dovendosi, invece, distinguere fra illeciti relativi alla violazione di prescrizioni strettamente inerenti all'organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività e, quindi, conoscibili solo se espressamente previste nel codice disciplinare, da affliggere ai sensi dell'art. 7 dello Statuto, e comportamenti incompatibili con le fondamentali regole del vivere civile, o manifestamente contrari agli interessi dell'impresa o dei lavoratori o che implicano la violazione di doveri fondamentali che qualificano la prestazione di lavoro, nei quali casi il disvalore del comportamento del lavoratore, non solo è immediatamente percepibile dallo stesso, ma è sanzionabile in via diretta dalla legge, per determinare l'insorgere di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso, senza necessità di alcuna forma di specifica e predeterminata forma di pubblicità.

E’ quanto ribadito dalla Sezione Lavoro della Cassazione con sentenza 15 gennaio 2013, n. 807 che riprende un indirizzo interpretativo consolidato della Suprema Corte.

Nella specie lo scontro verbale, avvenuto tra il lavoratore e il suo diretto superiore, che ha dato vita al licenziamento, appariva come una comprensibile, seppure censurabile, reazione del primo all'attività di provocazione posta in essere dalla direzione aziendale in suo danno ed in particolare dal predetto superiore.

Di conseguenza, è illegittimo il licenziamento intimato dalla società al dipendente, con qualifica di quadro, e per questo è stata condannata la società a reintegrarlo nel posto di lavoro ed a corrispondergli le retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegra, con gli accessori di legge; mentre, la Corte ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni proposta dal lavoratore.

Ciò si basa sul principio di necessaria proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, come la giurisprudenza della Suprema Corte abbia da tempo individuato l'inadempimento idoneo a giustificare il licenziamento in ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali (cfr. per tutte Cass. civ., n. 14551 del 2000; Cass. civ., n. 16260 del 2004), sicchè quel che è veramente decisivo, ai fini della valutazione della proporzionalità fra addebito e sanzione, è l'influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimento, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza.

FONTE WEB: http://www.ailf.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=318%3Ascontro-verbale-con-superiore-no-a-licenziamento-se-reazione-a-provocazione&catid=35%3Asentenze&Itemid=2


 
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