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Del: 25/02/2014 - Di: Giulia Farneti - Titolo: Non è mai troppo tardi (Claudio Santamaria porta sul set la dignità di Alberto Manzi)

Non è mai troppo tardi
(Claudio Santamaria porta sul set la dignità di Alberto Manzi)

Non è mai troppo tardi: Claudio Santamaria porta sul set la dignità di Alberto Manzi

di Giulia Farneti

24 febbraio 2014

"Abbiamo camminato insieme per cinque anni. Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti. Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe. Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. È vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà e in fondo in fondo siamo stati felici... Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi. Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere... Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete. Nessuno potrà mai distruggervi, se voi non lo volete. Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello sempre in funzione con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla! E intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere. Ciao". Queste sono le parole pronunciate all'apertura della seconda serata sul palco di Sanremo da Claudio Santamaria. L'attore, considerato uno dei più bravi, carismatici ed eclettici del panorama culturale italiano, ha letto la lettera che il maestro Alberto Manzi ha scritto, nel 1976, per i suoi alunni di 5° elementare. Questa sera e martedì, in prima serata su Rai 1, andrà in onda la fiction Non è mai troppo tardi, regia di Giacomo Campiotti. È la storia di Alberto Manzi, maestro e conduttore della trasmissione televisiva che dà anche il titolo alla miniserie e che, tra il 1959 e il 1968, ha rappresentato un prezioso strumento nella lotta contro l'analfabetismo. Per Manzi, l'Italia si cambia cominciando dai ragazzi, educandoli in primis alla libertà. Nell'autunno del 1946, non ci sono cattedre disponibili e Alberto è un aspirante maestro senza raccomandazioni. L'unica "scuola", quella che nessuno vuole, è il carcere minorile di Roma "Aristide Gabelli". Un enorme stanza senza cattedra e senza banchi con novanta ragazzini, dai 9 ai 17 anni, che hanno già fatto scappare altri insegnanti. Manzi non ha paura di sfidare l'ostilità dei suoi studenti , le ferree regole carcerarie e la rassegnazione del direttore. Pian piano, i ragazzi cominciano a vedere in quella persona giunta dall'esterno non solo un maestro di scuola. Oltre che a leggere a scrivere, insegna loro cos'è la fiducia, verso se stessi e verso la vita. Nel 1960 arriva la televisione. Di sera ci si raduna nei bar, a casa di vicini e di parenti per guardare i programmi che vengono trasmessi. Ben presto la Rai decide di provare di farsi carico di tutti coloro che faticano a scrivere anche il proprio nome. È un servizio pubblico infatti, non solo intrattenimento. Manzi decide di tentare. Al provino straccia il copione che è stato deciso, si fa portare fogli e gessetti e improvvisa una lezione sulla lettera "O". La commissione Rai lo assume; così dal quel giorno, insegna a scuola alla mattina a in tv alla sera. Verrà raccontato il Manzi pubblico e privato, colui che ha insegnato a leggere e a scrivere a oltre un milione e mezzo di italiani, verrà raccontato il maestro che rifiuta di mettere i voti ai suoi alunni, i quali verranno valutati nelle pagelle con la frase: "Fa quello che può, quel che non può non fa". Verrà raccontato la forte carica umana di un uomo controcorrente. "Alberto Manzi è un Maestro che ai ragazzi non insegna nozioni. Insegna a 'pensare'.Per fare ciò lotta con tenacia contro ogni ostacolo: l'ignoranza e la pigrizia dei singoli individui o l'ottusità delle grandi istituzioni. Ma mai si arrende e mai trova scuse per rinunciare a fare tutto quello che può. Questo è, secondo me, l'insegnamento più importante ancora oggi per tutti noi. Qualsiasi persona può e deve continuare a compiere il proprio dovere nella maniera più sincera, unica, e creativa possibile, realizzando quei piccoli 'miracoli'", questo ha dichiarato il regista Giacomo Campiotti. L'onore ma anche l'onere di interpretare il maestro più popolare della televisione italiana è toccato a Claudio Santamaria. "Ero consapevole della responsabilità. In diversi punti della sceneggiatura mi sono anche commosso: Manzi voleva una società migliore, cercava di dare dignità alle persone attraverso il sapere, sognava una scuola che insegnasse a diventare cittadini. Oggi tutto è sparito. Mi sono documentato ma non ho fatto un lavoro di imitazione, ho cercato di restituire l'umanità. Manzi aveva una grande rispetto per chi lo guardava. Oggi il rispetto si è perso", così ha dichiarato l'attore alla conferenza stampa di presentazione.

Fonte: http://www.lanostravoce.info/rubriche/giovani-lavoro/notizia-news/6980-claudio-santamaria-in-non-è-mai-troppo-tardi.html#sthash.vJEMMSHJ.xGTOfbrZ.dpuf

 


 
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